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mercoledì, Maggio 27, 2020
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La Guardia di Finanza smaschera 7 lavoratori cinesi in nero di cui due clandestini. Sequestrati 4500 prodotti potenzialmente pericolosi

Continua senza sosta la lotta delle Fiamme gialle bellunesi al lavoro sommerso, per la tutela della sicurezza dei prodotti.L’ultimo blitz è scattato nei giorni scorsi, quando i finanzieri del Comando provinciale di Belluno hanno passato al setaccio un supermercato e un negozio, di nuova apertura a Belluno e un laboratorio tessile di Limana, avviato solo lo scorso anno, tutti gestiti da cittadini cinesi.
Nel corso dei primi due interventi, che hanno permesso di identificare 4 lavoratori in nero, l’attenzione dei militari è stata attratta da calzature, bigiotteria, cosmetici e profumi posti in vendita per le confezioni accattivanti e il prezzo particolarmente basso.
La merce, risultata proveniente in parte da società cinesi del padovano ed in parte direttamente importata dal Paese asiatico dagli stessi esercenti controllati, era offerta agli inconsapevoli consumatori a prezzi vantagiosissimi, ma in completa violazione del codice del consumo (D.Lgs 206/2005).
Tutto era fuori norma! Sono stati così sequestrati 4500 prodotti di provenienza cinese privi delle prescritte etichettature in merito alla loro fabbricazione ed esatta composizione.
Parte della merce sequestrata – monili, smalti e profumi – sarà sottoposta a specifiche analisi di laboratorio per accertarne la composizione ed il potenziale livello di tossicità causato, ad esempio, dall’eventuale rilascio di sostanze dannose per la salute quali il nichel e il cromo.
I due commercianti cinesi sono stati multati per la vendita di prodotti non sicuri. Uno di loro rischia la chiusura per l’impiego di manodopera in nero.
Nel corso del terzo intervento, in Limana, i finanzieri si sono trovati davanti l’ennesima desolante situazione: in un capannone sono stati trovati, intenti a lavorare in nero, 3 cinesi due dei quali clandestini.
Il luogo di lavoro, dove venivano confezionati abiti per adulti, era anche il dormitorio dei lavoratori. Infatti, tra le cataste dei rotoli di tessuto, sono stati trovati lettini e una cucina a gas.
Ai due clandestini è stato notificato il decreto di espulsione, mentre per il titolare dell’opificio, un imprenditore cinese trentenne di Roma, è scattata una denuncia all’autorità giudiziaria per sfruttamento di manodopera clandestina.
Vista la gravita’ della situazione i finanzieri hanno segnalato la ditta alla direzione provinciale del lavoro di belluno per la sospensione dell’attività.
Da parte delle Fiamme gialle sono tutt’ora in corso gli accertamenti nei confronti di tutte le attivita’ cinesi controllate al fine di verificare il corretto adempimento a tutti gli obblighi fiscali vigenti.

 

 

 

 

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