Wednesday, 19 September 2018 - 06:57

Acqua. Piani gestione zone protezione speciale. Reolon: “Per garantire il deflusso vitale del Piave bisogna ridurre le concessioni dei volumi d’acqua”

Nov 22nd, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Sergio Reolon

“La questione delle risorse idriche della nostra montagna l’ho posta ancora 20 anni fa: se ora il problema torna prepotentemente a galla con le mosse della Provincia di Treviso lo ritengo un fatto da non demonizzare ma semmai dal quale cogliere l’occasione per affrontare il problema una volta per tutte e in termini generali”. Così il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon, affronta il nodo del maggior prelievo d’acqua dai bacini a nord formulata dalla Provincia di Treviso nell’ambito dei piani di gestione delle zone Zps.
“L’ho scritto nero su bianco nelle mie osservazioni ai Piani di gestione (allegato a fondo pagina) e spero che anche la Provincia di Belluno e i bacini di pesca le facciano loro: il punto che va risolto è quello di predisporre ed approvare un bilancio idrico dell’intero bacino del Piave, evitando così di ragionare a spizzichi e bocconi a seconda dell’ente territoriale di competenza. Assieme a questo, la cosa più importante è che, allo scopo di garantire il deflusso minimo vitale previsto, si proceda con la riduzione dei volumi d’acqua da emungere concessi ai diversi utilizzatori, senza dunque prelevare ulteriormente dai laghi della montagna bellunese”.
“Io sono  – conclude Reolon  -per la tutela di tutto il bacino del Piave: una battaglia per la quale non serve la demagogia. Servono semmai solo operazioni chirurgiche e ben studiate”.

 

Considerazioni sullo STATO DI FATTO

Il nodo idraulico di Nervesa, allo stato attuale, è uno dei principali e più delicati nodi idraulici della Regione Veneto. Esso, infatti, costituisce il punto finale e di collegamento dei due assi principali del “Sistema idraulico del Piave” il quale collega, attraverso il fiume e i numerosi percorsi artificiali, i bacini idroelettrici d’alta e media montagna alla Pianura Veneta.
Le portate che arrivano Nervesa sono composte in parte dal rilascio naturale della travesa di Fener  (per 11,905 mc/s in primavera-autunno e per 6,266 mc/s in inverno-estate), a cui si somma la portata in arrivo dal canale Castelletto-Nervesa (per massimi 20/mc al secondo che provengono di fatto direttamente dai bacini Bellunesi di Pieve di Cadore e di Santa Croce del Lago) e la portata in arrivo da Santa Croce del Gallo (pari a 14 mc/s costanti la cui portata è garantita anche prelevando acqua dal bacino Bellunese del Mis).
Le portate in uscita da Nervesa sono costituite dal Deflusso Minimo (attualmente pari a 10,2 mc/s) e dalle portate derivate dai consorzi di bonifica (variabili tra 18 mc/s e 32 mc/s in estate).

Osservazione alla consultazione finale del 07/11/2011
PIANO DI GESTIONE DELLA ZONA DI PROTEZIONE SPECIALE
IT3240023 “Grave del Piave”, n. 20 – IT3240034 “Garzaia di Pederobba” e n. 21 –  IT3240035 “Settolo Basso”

Si rileva, che con la situazione attuale, le portate idrauliche di Nervesa sono garantite, in particolare durante i periodi estivi e di carenza di deflussi naturali, prelevando dalle riserve idriche accumulate nei bacini montani, situati tutti nel territorio della Provincia di Belluno.
Infatti, per quanto si concordi con la richiesta di avere più acqua disponibile nel Piave (battaglia peraltro portata avanti da anni anche dall’Amministrazione Provinciale di Belluno per i propri corsi d’acqua) a valle di Nervesa, si sottolinea che tale incremento non debba avvenire assolutamente a scapito del già precario equilibrio della risorsa idrica montana e Bellunese, né tantomeno con ulteriori prelievi dai volumi accumulati all’interno dei bacini idroelettrici montani.
Si consideri, ad esempio, che un incremento del prelievo di 20 mc/s per trenta giorni consecutivi corrisponderebbe ad un volume d’acqua di oltre 51 milioni di metri cubi che supera già da solo il volume accumulabile dal più grande lago Bellunese (Pieve di Cadore).

Si ritiene, quindi, inderogabile predisporre ed approvare un bilancio idrico dell’intero bacino del Piave (considerato che anche il PTA approvato dalla Regione Veneto nel 2009 include tale indicazione all’interno delle proprie norme di attuazione, esplicitando l’obbligatorietà di redigere il nuovo bilancio idrico del bacino del Piave senza tener conto dei volumi di Pontesei e del Vajont) prima di imporre ulteriori modifiche all’attule, critico, assetto idraulico dell’intero Piave.
Si ritene inoltre chedebba essere previsto in modo esplicito che, al fine di garantire il deflusso minimo vitale previsto, si opererà con la riduzione dei volumi concessi ai diversi utilizzatori senza alcun ulteriore emungimento dai bacini artificiali situati nella provincia di Belluno.

 

 

 

 

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