Friday, 14 December 2018 - 11:59

Bim Gsp: chiarezza, non fumo negli occhi. Ecco come sono ripartite le responsabilità. di Giancarlo Ingrosso*

Nov 16th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

I sindaci hanno creato questa situazione, i sindaci la risolvano. A questo punto intervenga il Consorzio Bim Piave di cui fanno parte gli stessi sindaci dell’Aato, che ha fissato in questi anni le tariffe, e di Bim Gsp. La priorità oggi per il Consorzio Bim Piave, prima ancora di erogare contributi e finanziare sponsorizzazioni, è intervenire per risolvere questa situazione anche come garanzia nei confronti delle banche.

Le più elementari regole dell’economia, come quelle della democrazia, prevedono in primis una divisione dei compiti e dei poteri. Tralasciamo quelli, noti, della democrazia e vediamone un esempio nel campo economico.

Le aziende hanno organi di indirizzo, organi esecutivi ed organi di controllo. Normalmente gli indirizzi sono indicati dalla proprietà (Assemblea dei soci, rappresentata dal suo Presidente) il controllo viene effettuato dal Collegio Sindacale, mentre la parte esecutiva, gestionale, viene svolta dal Consigliere Delegato con la Direzione Generale/Strategica.

A volte succede, tuttavia, che l’intera società nasca di fatto per rappresentare essa stessa lo strumento esecutivo di altra società o soggetto detentore della proprietà o del controllo della stessa.

E’ questo il caso dell’AATO che rappresenta di fatto la proprietà di GSP, oggi al centro di una bufera crescente a causa di un evidente malfunzionamento della stessa.

L’AATO (insieme dei Sindaci che hanno conferito a GSP le proprie infrastrutture idriche, delegandone la gestione) indica gli indirizzi che GSP esegue, quale braccio operativo dell’ATO. Ovvero realizza gli investimenti richiesti.

Ma, poiché la forma giuridica di GSP, ancorché braccio operativo che esegue gli ordini della proprietà (datore di lavoro), è quella della SPA – come tale deve operare e come tale è chiamata al rispetto di tutte le norme civilistiche (oltre che di corretta ed efficiente gestione aziendale).

Tradotto: il vertice della gestione di GSP non può non evidenziare a chi rappresenta legalmente GSP (il Presidente) la compatibilità o meno delle richieste con la capacità di supportare le stesse dal punto di vista tecnico-organizzativo, oltre che (e soprattutto!) economico-finanziario.

Se questo equilibrio non reggesse, i responsabili della società (GSP) hanno l’obbligo (oltre che il dovere professionale) di darne evidenza a chi chiedesse loro di eseguire comunque, in questo caso, degli investimenti.

Conclusione: l’AATO poteva chiedere legittimamente gli investimenti, è infatti compito dei Sindaci valutare e decidere i Piani d’Ambito (la cui equa distribuzione o meno, sul territorio, è un altro tema).

GSP doveva doveva eseguire, ma attenzione – questo è il punto – non prima di averne valutato la portata e la compatibilità con l’equilibrio economico-finanziario della Società GSP.

Nel dubbio o, peggio, nella palese incompatibilità, GSP aveva il dovere di segnalarne l’insostenibilità, costringendo ovviamente la proprietà o a “rivedere gli ordini” o anche a vederseli rifiutare (argomentando adeguatamente) per non condurre in dissesto la Società (che invece oggi si è appalesato).

Quindi delle due l’una: o GSP sapeva che quegli atti di gestione avrebbero portato al possibile default, oppure non se ne era resa conto.

Nel secondo caso si tratterebbe di gestori incapaci, responsabili di aver condotto a questa situazione GSP (e non ci sono solo laute prebende per i “manager” delle SPA, ma anche le connesse responsabilità);

nell’altro caso, invece, si tratta di capire se avevano o meno informato l’AATO di questo rischio. Se la risposta è no, la responsabilità si esaurisce all’interno dei vertici GSP; se la risposta è si, GSP ne è comunque responsabile, perché il dissesto è appunto di questa Società, ma in questo caso non si potrebbe non estendere anche ad una più ampia responsabilità di tipo politico a causa della condotta dei Sindaci che compongono l’AATO e che ne hanno indotto, condizionato o assunto le decisioni.

L’esercizio si completa sostituendo a ciascuna funzione citata i nomi (che tutti gli addetti ai lavori conoscono) di coloro che ricoprono i ruoli di Responsabili ed il problema è pronto per essere affrontato con chiarezza (e, auspico, risolto con equilibrio).

Il resto, non fatevi ingannare, è solo polemica per gettare fumo negli occhi dei cittadini per nascondersi con il giochino dello scarica barile.

* Portavoce Provinciale di Verso Nord

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8 comments
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  1. Allora,sembrerebbe niente 100 euro, ma ricordiamoci che il disastro BIM-GSP, secondo una NON BEN CHIARA VOLONTA’ (direi “divina”) verrà risolto COMUNQUE con denaro che indirettamente ci è già stato o ci verrà sottratto. NON CAPISCO, E QUI VOGLIO SPIEGAZIONI, non scaricabarili, SUL PERCHE’ DEBBANO ESSERE RIPIANATI ERRORI ALTRUI E DI SINGOLI INDIVIDUI CON SOLDI DELLA COLLETTIVITA’!!!!!
    CHI CXZZO ME LO SPIEGA QUESTO??????????

  2. Giancarlo, sei proprio sicuro che le cose stanno come dici tu? Faccio un esempio. Il comune di Belluno che è (in parte) proprietario di GSP ma anche cliente, chiede a GSP di fare un servizio per i propri cittadini per un costo, mettiamo, 100. GSP dice al comune: “come mi paghi?”. Il comune risponde:”con la tariffa”. GSP dice:”la tariffa è insufficiente per coprire i miei costi”. Il comune dice: “non preoccuparti, tu fa il lavoro, per quello che manca garantisco io”. GSP si fida perchè il comune rappresenta la proprietà ed è anche un cliente che si suppone solvibile per cui si fa dare i soldi dalle banche e fa il lavoro per il comune. In questo caso chi avrebbe barato e chi avrebbe le responsabilità civili? Mi pare arduo dire che sono in capo a GSP e non a chi ha commissionato il lavoro. Ad ogni modo questo non è il mio campo e forse ne sai più di me ma mi piacerebbe mi dicessi dove sbaglio-
    Ti saluto

  3. Eppure, Piero, il punto è proprio questo: quel Comune che dice “per quello che manca garantisco io” e poi per i suoi gravi problemi finanziari (leggi tagli dei trasferimenti) non riuscisse ad andare oltre le promesse provocherebbe proprio quel rischio di dissesto di cui stiamo trattando, senza necessariamente per questo voler “barare”…- Le banche che vedono salire l’esposizione chiedono quali garanzie vengano loro offerte e tu (come Società di Capitale GSP) cosa gli rispondi: mi avevano promesso …?! La governance di un’importante SpA deve sapere fin dove si può spingere ed, a volte, saper indirizzare la proprietà rendendola edotta dei limiti e dei rischi sopportabili e non. Capisco però che il vizio sta nella difficoltà a contraddire chi “ti nomina e ti paga”. Ecco perchè occorrono chiare competenze e professionalità manageriali, non necessariamente più costose, ma certamente meno succubi …! Buona serata

  4. Forse sbaglio,vista la mia scarsa preparazione,ma credo sia anche previsto che a fronte di un impegno di spesa da parte di un qualsiasi Comune,vi sia la corrispondenza in bilancio se non addirittura la copertura di cassa. Perche dunque ad un Comune e concessa la possibiltà di avviare,attraverso GSP, interventi se poi non ci sono i cash nella saccoccia? Il cane si morde la coda….non c’è sempre un Sindaco in capo al Comune? allora a questo punto più di qualcuno non ha capito cosa vuol dire ammininstrare!! E non accetto, da cittadino, che qualcuno venga a tirar fuori la storia che non ci sono più soldi,ci sono eccome!!! Il problema e che non c’è la volontà di spenderli con coscienza…e non ci sarà mai finche l’amministratore pubblico fa politica e non amministrazione!!!!! Buona serata.

  5. Mi pare che Mirko ha ragione. Di solito la responsabilità economica è di chi fa l’ordine e gode del servizio e non di chi lo esegue. Se poi non ci si può fidare nemmeno dei comuni tanto vale chiudere la repubblica. Bisogna che i sindaci si decidano a far pagare le tariffe giuste. Paghiamo questi 10 – 15 euro in più all’anno e sistemiamo i conti; poi la politica dovrà pensare a non ripetere sempre gli stessi errori.

  6. Giusto Mirko, l’amministratore risponde in primis come tale, solo dopo come politico! Infatti prima deve verificare che le tariffe siano in grado di produrre un flusso di entrate compatibili con le uscite, altrimenti delle due l’una: o si aumentano le tariffe o si riducono le spese (ancorchè commissionate dalla proprietà)! Poi la proprietà può anche cacciare i suoi dirigenti disobbedienti, oppure ringraziarli per averla guidata verso una gestione equilibrata, evitando guasti alla società (e all’intera comunità). Sulla conclusione, Piero, convengo totalmente: la politica non ripeta più gli stessi errori! Speriamo che …Monti “docet” …

  7. Ricordo molto bene il primo anno in cui Gsp si accollava circa 16.733.000 euro derivanti da debiti,mutui ecc. ecc, contratti dai Comuni,girati con grande solievo da piu di qualche Sindaco.
    Non voglio giustificare nessuno,rimangono spese inutili e superflue a carico di questo,definito da piu di qualcuno,”ennesimo carozzone”,che giustamente ricadono sulle spalle di chi ha amministrato la società,però,ad ognuno le proprie colpe,Sindaci in primis.Non cittadini,ho detto Sindaci,a loro il compito di trovare la soluzione!
    Sul fatto che in futuro non si ripetano più gli stessi errori….ho de dubbi! solo nel momento in cui chi sbaglia veramente paga in solido,ci saranno poltrone occupate da persone motivate e competenti. In qualunque contesto chi sbaglia paga,speriamo ci si arrivi anche sulla gestione del “pubblico” visto che son soldi nostri.

  8. E’ inutile fare tante polemiche sul Bim Gsp…. la colpa non è mia…. la colpa è tua… la colpa è dei Sindaci… no… la colpa è dei presidenti della Provincia ecc.ecc. A quanto ammontano i debiti? 70 milioni di euro? L’operazione è semplicissima. Quanti sono coloro che hanno amministrato e firmato i bilanci della società in questi anni ? Sono circa 100… ebbene ecco allora la soluzione. 70 milioni : 100 = 700.000. Questa è la cifra che ognuno di loro dovrà rimettere nelle casse di BIM – Gsp. ( cosi dovrebbe sentenziare anche la Corte dei Conti )