Wednesday, 22 August 2018 - 07:03

Mercato del lavoro: per la ripresa provate a ripassare. Presentato in Camera di Commercio il rapporto Nord-Est 2011 sulla società e l’economia

Nov 14th, 2011 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Si è tenuto il 10 novembre 2011 presso la Camera di Commercio l’incontro annuale con la Fondazione Nord Est per la presentazione del rapporto “Nord Est 2011. Rapporto sulla società e l’economia.” Dopo il saluto del presidente della Camera di Commercio Paolo Doglioni, Silvia Oliva, segretario alla ricerca della Fondazione Nord Est ha illustrato i principali fenomeni economico-sociali che investono la società nordestina (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige).

Camera di Commercio di Belluno

“Il mercato del lavoro rappresenta la nota dolente del Nord Est –  Lo affermano Maurizio Gambuzza e Maurizio Rasera autori della ricerca sull’occupazione nel Nord-Est – Sia chiaro: i fenomeni sono diversificati fra le tre realtà regionali e presentano ancora caratteristiche più
contenute rispetto al resto del Paese. Anche a livello europeo il Nord Est mantiene tassi di occupazione (dati al 2009) più elevati rispetto alla media UE (64,9%; Nord Est 66,3%; Italia 57,5%) e inferiori per quello che riguarda la disoccupazione (UE 9,1%; Nord Est 4,7%; Italia 7,8%). Nel 2010 il tasso di disoccupazione vede l’Italia raggiungere l’8,4%, mentre il Friuli Venezia Giulia si attesta al 5,7%, il Veneto al 5,8%, la Provincia di Trento al 4,3% e quella di Bolzano al 2,7%. Ciò non di meno, per un territorio che nel decennio scorso veleggiava nella quasi piena occupazione, con le imprese che faticavano a trovare manodopera disponibile, lo shock è pesante. Soprattutto per l’intensità con cui si è manifestato. Gli occupati dipendenti nell’industria del Nord Est nel 2010 scendono a 861.000 (-8,0% rispetto al 2008; in Italia tale calo si ferma al 6,7%) nonostante l’allargamento dell’applicazione degli ammortizzatori sociali. Fra i lavoratori autonomi la discesa è di -6,6% nel medesimo periodo (-5,2% in Italia). Dunque, la crisi ha colpito in modo più tagliente il Nord Est, dove peraltro maggiore è la diffusione del manifatturiero. Di converso, le persone in cerca di occupazione arrivano a 177.000 unità (+52,6% rispetto al 2008; in Italia: +24,2%).
Regge, invece, il terziario dove l’occupazione – dopo la leggera frenata del 2009 – nel 2010 recupera: nel Nord Est gli occupati arrivano a 1.924.000 (+ 1,6% rispetto al 2008) in controtendenza rispetto al dato nazionale (in Italia si attesta a -0,5%). L’impatto della crisi, quindi, è violento e stordisce un immaginario collettivo che, fino a pochi anni fa, individuava il lavoro come un’opzione fra diverse opportunità. Di più, il lavoro come risorsa scarsa colpisce in misura più che proporzionale le giovani generazioni sia sul versante degli occupati, sia su quello dei disoccupati. La quota di giovani 15-29enni occupati nel Nord Est, fra il 2007 e il 2010, cala del 13,1% (-14,5% in Italia, ma -8,1% nella UE). Per contro, gli adulti occupati aumentano del 2,6% (1,1% in Italia; 0,9% UE). Viceversa, fra i disoccupati la quota nel medesimo periodo aumenta del 73,9% (27,4% in Italia; 34,0% nella UE). In questo caso gli adulti disoccupati aumentano del 66,3% (48,9% in Italia; 39,1% UE). Questi esiti hanno spinto molti a sostenere, in modo condivisibile, come prossima emergenza la questione del lavoro dei giovani. Nello stesso tempo, però, non bisogna dimenticare anche il gioco esercitato dagli effetti di composizione demografica. Nel Nord Est si assiste a una riduzione delle coorti più giovani che si affacciano sul mercato del lavoro (circa il 30% in meno), cui si deve sommare un 11% circa di cambiamenti negli orientamenti verso la disponibilità al lavoro. Sul versante degli adulti, invece, per effetto dei baby boomers, si stima una maggiore presenza degli adulti pari a un +25%, cui si somma un 20% ulteriore determinato da una maggiore disponibilità al lavoro determinata soprattutto dalla componente femminile. Quindi, nell’analisi delle dinamiche sul mercato del lavoro, al di là dei dati istituzionali, molta attenzione deve porsi all’intrecciarsi di fenomeni diversi, ma convergenti: gli andamenti demografici, della scolarizzazione e degli orientamenti culturali verso il lavoro”

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