Friday, 25 May 2018 - 22:36

Bim Gsp: chiarezza sulle responsabilità. Sergio Reolon: “non si può chiedere oggi ai cittadini di pagare per le scelte sbagliate che sono state compiute, con responsabilità più che chiaramente individuabili”

Nov 11th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

All’invito a separare le responsabilità delle due società pubbliche Bim Gsp e Ato pubblicato ieri a firma del Patto per Belluno risponde direttamente il consigliere regionale e leader del Pd Sergio Reolon. Che si rivolge direttamente all’ingegner Balzan.

Sergio Reolon

“Piero Balzan è noto per le sue giravolte politiche e per cercare di ribaltare sempre la frittata – esordisce senza mezzi termini Sergio reolon – . Per cui non stupisce che ora cerchi di scaricare su altri responsabilità che sono sostanzialmente sue e di chi con lui fece la scelta dell’affidamento del Servizio idrico integrato alla società Bim GSP nel 2003.
L’origine dei mali della grave situazione nella gestione economica del Servizio idrico risiede appunto nella decisione di affidare la gestione del servizio ad una società di proprietà dei comuni e amministrata dai sindaci. I sindaci sono diventati così controllori e controllati.

Quando da Presidente della Provincia ho evidenziato le criticità nella gestione invitando il comitato di gestione dell’ATO a richiamare la società Bim GSP a rivedere la sua organizzazione, i suoi costi, i sindaci mi hanno risposto che non potevano scrivere una lettera a loro stessi.
Va ora salutato con favore il fatto che il cosiddetto comitato tra i saggi dei sindaci sia finalmente arrivato alla conclusione che bisogna spezzare questo conflitto di interessi nominando manager esterni alla direzione della società, come ho sempre sostenuto. A proposito poi del fatto che lo sbilancio sarebbe stato provocato dallo scarto dei consumi fra quanto previsto nel piano d’ambito e quanto realmente usufruito dai cittadini, è opportuno ricordare che fu proprio Piero Balzan, su mandato dell’allora Presidente Oscar De Bona e in accordo con il Presidente del Bim Giovanni Piccoli, a voler accelerare i tempi affidando il servizio con un piano chiaramente inattendibile.
Inoltre i dati agli estensori del piano vennero forniti dai comuni. Appare quindi evidente che vi è stata una sottovalutazione del problema da parte dei sindaci ed una cattiva conduzione di tutta la vicenda da parte del gruppo Bim che, aldilà delle sigle societarie, va visto e letto come un tutt’uno gestito e manovrato dai tre, quattro sindaci di centrodestra che dall’entrata in vigore del Servizio idrico hanno sempre detenuto la presidenza del Bim e di tutte le società collegate.  Alla luce di tutto ciò appare chiaro che non si può chiedere oggi ai cittadini di pagare per le scelte sbagliate che sono state compiute, con responsabilità più che chiaramente individuabili”.

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5 comments
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  1. Tutti che dichiarano l’ingiustizia che a pagare siano i cittadini…… e a pagare saranno i Cittadini come da abitudine italica, una classe politica di cialtroni arrogante presuntuosa e parassitaria da anni scarica la loro incapacità amministrativa sui cittadini è ora di finirla NON PAGATE I 100 EURO disobbedienza civile a oltranza con questi comitati di affari.

  2. Sergio Reolon dovrebbe vergognarsi anche di guardarsi allo specchio. Quando lo ho sostituito alla presidenza dell’ATO, ho semplicemente preso atto che la maggioranza dei sindaci voleva che la gestione dell’acqua restasse in mano ai comuni e così è stato fatto costituendo la società GSP. Lui ed i suoi amici, tra cui il sindaco di Belluno De Col ed il suo assessore Busatta, che infatti hanno votato contro l’affido pubblico, non lo volevano solo perchè non avevano la maggioranza. Se si faceva come volevano loro l’unica possibilità era andare a gara e cioè cedere la gestione a qualche privato, magari qualche cooperativa che loro magari considerano pubblica ma in realtà sono dei privati. Sui dati sbagliati, caro Sergio, sono esattamente quelli ereditati dagli studi fatti dalla struttura che tu avevi messo in piedi e governato fino al giorno prima che arrivassi io. Se avessi chiamato una ditta privata (perchè non lo hai fatto nel lungo periodo in cui hai svolto le funzioni di Presidente?) come hai scritto da qualche parte i dati sarebbero stati gli stessi perchè i comuni non erano in grado o non volevano fornire altro. In realtà tutte le tue azioni erano per affidare la gestione ad un privato e adesso fai il paladino dell’acqua pubblica mentre io che la ho mantenuta per i nostri comuni sembro (per fortuna solo a te e tuoi simili) il nemico. Io non ho accelerato un bel niente tanto è vero che l’ultima assemblea è stata fatta pochi giorni prima della scadenza, poi si poteva, per legge, solo fare una gara pubblica. Quella dei sindaci controllori e controllati è un’altra emerita sciocchezza. In realtà il problema controllore controllato sarebbe invalso solo se i pochi sindaci nel cda di GSP non avessero chiesto gli aumenti necessari per il tornaconto proprio e dei loro colleghi. Dal momento che è successo il contrario, cioè che i pochi controllati hanno chiesto l’aumento e la maggioranza dei controllori lo ha rifiutato, ribadisco che stai dicendo delle scjocchezze. Tra l’altro, per cinque anni, il capo dei controllori sei stato proprio tu ed allora i casi sono solo due: o non hai capito niente oppure non te ne importava niente e ti andava bene che la società andasse verso il baratro. I sindaci non potevano scrivere a loro stessi, dici? Forse loro no ma tu avevi mille strumenti per intervenire, compreso quello scalcagnato usato da Bottacin che non ha trovato di meglio che lamentarsi sui giornali invece di mettere in piedi, in silenzio per non allarmare le banche, una via di uscita. Tu non hai saputo fare neanche quello mentre l’unica cosa che sai fare e cercare qualcuno su cui scaricare la colpa. Con me cadi male. Non hai il coraggio di dire che GSP funziona male o ha distratto soldi pubblici perchè sai che non è vero e non vuoi beccarti una querela però chiedi di assumere un grande manager magari da 200 o 300 mila euro l’anno. Il caro manager non farà il bene assoluto, come sembri pensare ma esattamente quello che gli dicono i sindaci o la proprietà che gli passa lo stipendio. Sarà molto più obbediente degli attuali sindaci che sono nel cda gratis perchè avrà molto di più da perdere. Una ultima questione, personale, io avrò cambiato molti partiti e forse molte idee ma trovo un solo motivo per sopportare critiche da uno che ha trascorso la vita nella politica e negli stipendi della medesima. Il motivo è che sono uno di quelli che, molti anni fa, hanno votato, nel PCI, per nominarti funzionario. Adesso devo espiare.

  3. Mentre sul web monta la protesta contro la “cauzione/tassa salva BimGsp” di 100 euro, i sindaci della provincia sembrano voler andare diritti per la loro strada. Leggiamo infatti, dai giornali locali, che la “proposta dei nove saggi” sembra stia suscitando consensi tra i primi cittadini e tra alcuni politici locali. Ci auguriamo che ciò che abbiamo letto sia solamente un interpretazione giornalistica e che al momento della conta, ovvero all’assemblea del 22 novembre, la maggioranza dei sindaci opti per un’altra direzione. Perché un’altra possibilità c’è e si chiama Consorzio Bim.

    Infatti, il Consorzio Bim potrebbe farsi da garante nella ricapitalizzazione della futura società che gestirà il servizio idrico integrato, attraverso l’iniezione di liquidità su base pluriennale da definire in base all’entità del buco di bilancio. Nell’articolo 2 (scopi) dello statuto del Consorzio Bim si legge: “Il Consorzio, inoltre, con apposito regolamento, potrà destinare fondi o contributi in favore di Comuni o di loro forme associative, di altre persone giuridiche pubbliche o private nonché di persone fisiche sempre per il raggiungimento di obiettivi di interesse generale finalizzati al miglioramento economico e sociale delle popolazioni del consorzio”. Pensiamo, fortemente, che un buona gestione del servizio idrico integrato possa rientrare di diritto all’interno degli obiettivi che lo statuto definisce di “miglioramento economico e sociale delle popolazioni”, se non altro tanto quanto la sponsorizzazione di una società sportiva… Comunque, nel caso ci trovassimo di fronte a sindaci puntigliosi e rigorosi (questa sa di battuta…) lo statuto è comunque modificabile attraverso una maggioranza qualificata di 2/3 dei consiglieri, ovvero i sindaci stessi.

    Ovviamente questa strada è percorribile fintanto che c’è la volontà politica di intraprenderla. E su questo abbiamo qualche dubbio, perché togliere fondi al Consorzio Bim, significa diminuire di molto i contributi che ogni anno il Consorzio elargisce nei confronti dei suoi soci, ovvero i Comuni, che poi vengono utilizzati dalle amministrazioni per realizzare progetti e opere. Si tratta di milioni di euro che evidentemente i Sindaci vogliono tenersi stretti visto le difficoltà che hanno nel chiudere i bilanci. Morale della favola, è più facile far pagare i cittadini. Certo, i fondi del Consorzio sono soldi pubblici, quindi, indirettamente, sempre dei cittadini, ma questa soluzione, permetterebbe almeno, di penalizzare prima di tutto i Sindaci stessi e le loro amministrazioni, obbligandoli a ricercare altre strade, si spera virtuose, attraverso le quali risparmiare o reperire nuovi fondi. Una punizione? No, un monito, da monere, ovvero “ammonire”, cioè far pensare a qualcosa, “ricordare”, “ammaestrare”, ma anche “avvisare”…

    In secondo luogo, questa proposta, permetterebbe di diminuire il potere economico e quindi politico del Consorzio Bim, o meglio del “sistema BIM”, quello che potremmo definire “delle tre sorelle (Consorzio Bim, Bim Infrastrutture, Bim Gsp) e dei tre fratelli (i rispettivi presidenti Piccoli, Zanolla, Roccon, tutti e tre del PDL)”. Vincolare una parte sostanziosa del bilancio del Consorzio al sostentamento del servizio idrico, romperebbe quel meccanismo “discrezionale” di distribuzione dei fondi ai vari Comuni. Un meccanismo, che ha contribuito a creare un potere parallelo all’amministrazione provinciale, che va scardinato, perché non permeabile al controllo e alla partecipazione dei cittadini. Per questo dobbiamo considerare l’azzeramento del consiglio di amministrazione di Bim Gsp come un primo passo verso lo smantellamento di un intero sistema di governo del territorio che ha fallito.

    Per questi motivi la campagna “Io non pago i 100 euro” non rappresenta solamente una giusta presa di posizione dei cittadini nei confronti di un meccanismo che scarica su chi non ha colpa, gli errori commessi da Bim Gsp e i Sindaci, ma è un primo passo verso un cambiamento radicale della gestione del servizio idrico integrato e dei beni comuni nel nostro territorio. Dietro questo rifiuto di pagare i 100 euro, dobbiamo costruire un programma politico, un’alternativa per il cambiamento, partendo da quei obiettivi che il Comitato Acqua Bene Comune ha evidenziato da tempo e che abbiamo descritto nel precedente articolo “Bim Gsp: cari sindaci, ora dovete scegliere”.

    fonte http://bellunopiu.it/?p=279

  4. Il Consorzio BIM e’ da chiudere all’istante!!

  5. questa volta sono d’accordo con te, giovanni.