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Bim Gsp e Ato: il Patto per Belluno invita a separare le responsabilità delle due società pubbliche prima di qualsiasi decisione o accusa

Celeste Balcon

Tutti vogliono, a ragione, che la gestione (ed ovviamente anche la proprietà) dell’acqua resti in mani pubbliche. Nella nostra provincia, grazie ad una scelta coraggiosa operata alcuni anni fa, i comuni sono proprietari degli impianti e della società (GSP) che gestisce l’acqua. E’ sufficiente tutto ciò a garantire la bontà del servizio? I fatti recenti dimostrano che non è così. Molte cose non hanno funzionato e l’unica cosa seria ed utile da fare è capire il motivo degli errori e porsi nella condizione di non ripeterli. In primo luogo è bene separare le responsabilità. GSP è responsabile della gestione e manutenzione degli impianti esistenti nonché della realizzazione di nuovi impianti e di tutte le questioni amministrative. Il giudizio su GSP deve essere su questo confrontando, caso mai, il loro operato ed i costi con quelli di altre realtà simili nel territorio veneto o italiano. Se si saranno dimostrati incompetenti ne risponderanno ai proprietari della società e cioè ai sindaci dell’ATO. Se, invece, risulterà che hanno operato bene vanno lasciati in pace. In ogni caso vanno valutati per come hanno svolto le loro mansioni e non certo per come hanno o non hanno gestito decisioni politiche che spettano ad altri. I sindaci che costituiscono l’ATO (Ambito Territoriale Ottimale), quelli del Comitato Istituzionale (una specie di giunta dell’ATO) ed il Presidente della Provincia che presiede il tutto hanno il compito di stabilire o meglio di approvare il piano gestionale di GSP e di fissare le tariffe per l’utente. Hanno, in pratica, una funzione di indirizzo e controllo. Loro era il compito di fissare ed approvare le tariffe. Ognuno va giudicato per le scelte operate nell’esercizio delle proprie funzioni evitando polveroni che servono solo a nascondere la realtà. Non si possono attribuire a GSP responsabilità per non aver operato scelte politiche che non poteva e non doveva fare come non si possono attribuire ai sindaci dell’ATO errori tecnici o sprechi eventualmente commessi dalla società. Anche per i pochi sindaci presenti sia nell’ATO che nel consiglio di amministrazione di GSP la valutazione va fatta nell’ambito di ciascun ruolo verificandone, caso mai, la coerenza nei rispettivi momenti. Se non si ha la capacità e la volontà di affrontare questa realtà, se si accetta che alcuni possano nascondersi dietro al polverone del gossip o dei proclami gridati, il risultato è garantito: distruggeremo una società sana, pagheremo alle banche più di quanto potremmo con un comportamento più intelligente e responsabile e ci condanneremo a ripetere, anche in futuro, gli stessi errori. Poi, fatta chiarezza, si potrà ragionare anche sulla proposta di deposito cauzionale come indicato da alcuni sindaci incaricati di scovare una soluzione. Siamo chiari. Se ci fosse il pericolo che il deposito cauzionale richiesto possa coprire malefatte o reati sarebbe giusto opporsi. Se, invece, serve per non pagare futuri interessi alle banche è una opzione che va valutata con attenzione. Deve essere chiaro che si pagano impianti e servizi realmente erogati che, negli anni precedenti, abbiamo sottopagato per via di una tariffa troppo bassa nonché, come detto, per non regalare altri soldi alle banche. Deve risultare chiaro, inoltre, che in un tasso di tempo ragionevole questi soldi, in qualche forma, dovranno rientrare nelle tasche di chi li avrà sborsati. Questa scelta va fatta in tempi rapidi altrimenti pagheremo il doppio senza la minima speranza di rivedere i soldi. Se, inoltre, a causa delle polemiche o dei ritardi di chi deve decidere, si mettesse in pericolo anche la società GSP allora il disastro economico sarebbe totale per i cittadini e per le ditte creditrici. Il Patto per Belluno invita tutti i cittadini ad esigere risposte chiare su questi temi ed a non fidarsi di chi pretende di risolvere tutto inventandosi capri espiatori o gridando facili slogan. IL PATTO PER BELLUNO

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