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“Ma quale manovra?”. Intervento di Francesco Masut

Ago 31st, 2011 | By | Category: Lettere Opinioni

“Relativamente ai contenuti, la manovra garantisce la pace sociale dei furbi, di chi ha “santi in paradiso” e non quella dei poveri e degli onesti: il governo della Libertà impone tasse svedesi per continuare a fornirci servizi centrafricani.
Il «contributo di solidarietà» sui redditi superiori a 90 mila euro (soglia probabilmente destinata ad aumentare), colpisce una minoranza di cittadini (poco più dell’1%). A parte l’ipocrisia della parola solidarietà, la misura è iniqua perché i ricchi “dichiarati” sono tra il 5-10% dei ricchi “reali”.
Dalle dichiarazioni dei redditi, sono pochissimi gli autonomi che dichiarano più di 90 mila euro.
Marco Mobili, sul Sole 24 Ore, ha portato l’esempio di un contribuente in grado di vivere con 100 mila euro di affitti: ebbene, questo contribuente, optando per la “cedolare secca” del 21%, non solo porterà a casa un prelievo Irpef scontato più conveniente, ma non sarà tenuto a pagare nessun contributo di solidarietà.
Bastano pochi elementari confronti, ad esempio sui consumi di lusso, o sui patrimoni finanziari e immobiliari, per capire che almeno il 90% dei veri ricchi, che vivono nell’abbondanza,  sono evasori fiscali, ma dichiarano redditi da ceto medio.
Molto meglio, anche sotto il profilo del gettito, sarebbe stato agire con una piccola imposta sul patrimonio. Almeno avrebbero pagato anche gli evasori.
Elusa dalla manovra invece una azione efficace sull’evasione fiscale, sulla lotta alla criminalità organizzata, sulla corruzione e sugli speculatori che sono di gran lunga i bubboni del nostro paese e che precludono alla speranza di un futuro dignitoso.
Nei primi 11 mesi del 2010, l’Italia si conferma al primo posto in Europa, con il 54,5% del reddito imponibile evaso, con un’evasione fiscale in crescita del 10,1%.
Le imposte sottratte all’erario sono nell’ordine dei 150 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge da una indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics, attraverso l’elaborazione di una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati europei.
A Lugano, nei giorni scorsi, le banche hanno dovuto avvertire che le cassette di sicurezza erano esaurite: segno che un esercito di compatrioti sono già andati a nascondere il denaro in Svizzera.
La manovra non prevede nessuna differenziazione fra territori che producono molto ed evadono poco, e territori che producono poco ed evadono molto. Alle amministrazioni virtuose non si possono imporre gli stessi tagli che si chiedono alle amministrazioni che hanno ancora un lungo cammino di risanamento da compiere.
Nessun intervento incisivo sulla previdenza: credo che nel settore delle pensioni ci sono ancora molti privilegi, che hanno ragione di essere per lavori pericolosi e usuranti, che possono mettere a repentaglio la vita, ma non hanno ragione di esistere per lavori comuni di ufficio.
Anche la Chiesa, che sta facendo molto per fronteggiare la crisi dello stato sociale, potrebbe interrogarsi se può fare qualcosa di più.
C’è invece un accanimento sulle famiglie. Vengono compromessi gli sgravi per i figli a carico, per le spese mediche, per le rette per l’istruzione secondaria e l’università, per i mutui. Il taglio dei trasferimenti dello Stato agli enti locali colpirà soprattutto le famiglie  più povere. I dipendenti pubblici (padri e madri di famiglia), pur facendo il proprio dovere, dovranno dare l’addio alla tredicesima.
Ma è soprattutto sulle prospettive future del Paese che la manovra appare più deludente e non è visibile nessun progetto organico.
Perché si è deciso di intervenire solo sui redditi da lavoro e non sui patrimoni, come se il possessore di appartamenti sia da considerare più sacro e intoccabile del padre di famiglia che porta a casa più di 4000 euro al mese?
Perché privilegi di avvocati e notai (maggioranza in parlamento), non sono toccati dalla manovra?
Perché i tagli alle poltrone si concentrano su Province e Regioni (senza nessun progetto) e non sui parlamentari nazionali?
Perché deputati e senatori non pagano tasse sulle loro liquidazioni, mentre il Tfr (tassato) dei dipendenti pubblici verrà pagato con due anni di ritardo? Perché la casta politica non da  un taglio risoluto ai propri costi e privilegi ingiustificati e immorali?
Perché il governo ha fatto delle precise  e selettive scelte politiche, risparmiando dai sacrifici gran parte del suo elettorato di riferimento”.
Francesco Masut

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