Friday, 23 February 2018 - 04:26

Anche Daverio a Sass Muss di Sospirolo, in visita a Dolomiti contemporanee

Ago 21st, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Il laboratorio di Dolomiti Contemporanee continua a produrre attività, ad ogni livello. Le tre mostre aperte il 30 luglio sono state visitate da quasi 3.500 persone. A Sass Muss, cominciano ad arrivare gli artisti che utilizzeranno il periodo di residenza nel campus per preparare il secondo blocco espositivo, ovvero le mostre che inaugureremo il 17 settembre. Anche in questa seconda ondata, gli artisti, una trentina, verranno da tutta Italia, vivranno all’interno del campus, e, con i materiali offerti dagli amici sponsor, prepareranno le proprie opere. Sass Muss, abbiamo detto, è una fabbrica dell’arte, un vero e proprio laboratorio aperto. La rete locale, in crescita costante, è costituita proprio dal rapporto tra questo nuovo motore intellettuale e creativo, che abbiamo attivato a Sospirolo, e le imprese ed industrie locali, che lo sostengono concretamente con i materiali e con il supporto alle lavorazioni. Ci sono poi molte altre reti (senza la rete c’è solo bonaccia), tutte in espansione: come quella con i musei e le istituzioni artistiche di livello nazionale, che accanto agli amici di Palazzo Riso e Bevilacqua Lamasa, produce nuove ipotesi di collaborazione (un progetto riguarda le Dolomiti a Napoli, attraverso il Madre, museo d’arte contemporanea della capitale partenopea). Lavoriamo molto, quotidianamente, con l’ufficio stampa, con le relazioni, con i contatti. Rai3 regionale ci ha dedicato un servizio. Stiamo trattando con diverse testate, televisive e giornalistiche, nazionali, per dare a DC una visibilità più ampia. Nell’ambito dell’arte contemporanea, esso è già ben apprezzato e seguito: si scrive di noi dicendo che a Sass Muss è attivo uno dei progetti più forti, e nuovi, dell’estate 2011 in Italia. Ne siamo convinti dall’inizio, lo stiamo mostrando.
Dopo Sgarbi, ieri abbiamo portato a Sass Muss Daverio. Curiosamente, questi due signori, così diversi per stile, così simili per formazione, hanno risposto in modo analogo alla nostra proposta. Sgarbi ci ha inseriti nel circuito Biennale, premiando e sottolinenando la forza dell’idea, e la nostra tenacia nel perseguire un obiettivo ambizioso. Nè Sgarbi, nè Daverio, hanno apprezzato ogni opera, ogni artista, presenti a Sass Muss. Queste due star della divulgazione critica, provengono dalla storia dell’arte, sono intelligenti e preparati, come tutti noi sappiamo bene, e non sono particolarmente votati al contemporaneo spinto. Quindi, non sono, teoricamente, i più naturali apprezzatori del nostro “prodotto” artistico. Ed infatti, hanno criticato, anche con forza, alcune opere. A Daverio non sono piaciute molto le mostre di Zanchetta e di Bruciati (eccezion fatta per qualche singolo pezzo “dureriano”, apprezzatissimo). E meno male. Una mostra che piace, tutta, a tutti, non può che essere una mostra acritica ed inutile, credo io. Ciò che importa, quuando vengono Sgarbi e Daverio, è la parola finale, il giudizio sull’opera complessiva. Ieri abbiamo chiacchiarato amenamente, semiaffogati dall’afa pomeridiana, con Philippe, del senso di Sass Muss. Abbiamo parlato di esperienze come quelle dei Kunstverein, per vari aspetti a noi affini. Daverio è stato colpito da questo luogo spettacolare, su cui noi abbiamo investito. Ne ha capito subito il potenziale e la forza. Ed ha capito il valore della nostra proposta, e la sua novità. La nostra è un’idea aggressiva, che portiamo avanti con aggressività. Per aggressività, intendiamo vis rinnovativa, e rifiuto dello status quo, e dei sistemi già fatti, che vorrebbero dirsi chiusi, che rifiutano il nuovo, e, in definitiva, il vivo. Insofferenza all’inerzia, la nostra. Slancio e pressione. Molta energia e un’attenzione scientifica alla qualità del prodotto. L’aggressione è diretta verso una certa (vasta) parte del mondo dell’arte contemporanea, che produce progetti amorfi, semisterili. Il contemporaneo (e non solo), è, spesso, è immoto. C’è un’aura, nel contemporaneo convenzionale, fatta di silenzi, trasparenze, tropismi mimetici, lobbismi. I curatori che non piacciono nè a Daverio, nè a Sgarbi, nè a noi, sono monocromatici e stinti. Vestono di bianco o di nero, si muovono piano, parlano poco, scambiano nulla. Una noia boreale, e, spesso, una calma piatta. Il nostro progetto, come immediatamente ha colto Daverio, è pieno d’energia reale, ma non rigurgita. Ovvero: l’energia si tramuta in lavoro; l’aggressività è controllata; nessuna fusione del nocciolo; ci viene in mente ora un lavoro in mostra: il procedere della nave rompighiaccio nel video di Guido van der Weide; forza rilasciata, a velocità controllata.
Non siamo accidentali. Non siamo flemmatici. Non siamo, vivaddio, indifferenziati. E a quanto pare non siamo i soli, a vederci così. Daverio ci sosterrà, lui pure, perchè possediamo energie intellettuali, e rinnovative, forti, ed in ciò siamo aggressivi. Energie alternative, come quelle del Diamante, come quelle della flottiglia d’auto elettriche messeci a disposizione dalla Provincia. Ringraziamo Daverio, e tutti coloro che ci sostengono. E andiamo avanti.

Gianluca D’Incà Levis

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