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Crisi economica: tutto è iniziato dal fallimento della Lehman Brothers

Ago 18th, 2011 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

La crisi arrivata al suo culmine italiano nelle ultime settimane è cominciata tre anni fa, quando le televisioni di tutto il mondo iniziarono a trasmettere le immagini di persone con la faccia stravolta e uno scatolone tra le mani che uscivano da un grattacielo sulla Settima Avenue di Manhattan.
Erano i lavoratori del quartier generale newyorchese di Lehman Brothers che avevano appena avuto la notizia del fallimento della banca d’affari americana.
Da quel momento il nostro mondo è profondamente cambiato.
Chi ci governa e chi ha governato l’economia italiana in tutto questo tempo ha ripetutamente ridimensionato il problema. Tutti coloro che negli ultimi anni avevano lanciato l’allarme sulla crisi erano stati bollati come disfattisti e anti-italiani
Chi si vede alzare le tasse (quando ancora in primavera si riproponeva la favola di un abbassamento delle aliquote) non può fare a meno di considerare la malafede di chi ci governa: la faccia tosta di Berlusconi ,Tremonti e Bossi, che, dopo aver per anni disprezzato e sbeffeggiato chiunque osasse mettere in dubbio la solidità dei conti pubblici italiani, ora ci raccontano la favoletta secondo cui “la situazione è cambiata”, la tempesta che ha investito borse e titoli di Stato “non era prevedibile”, e via cadendo dalle nuvole.
Tutto possono dire, ma non di non essere stati avvertiti. La stragrande maggioranza degli studiosi, in questi anni, mesi, settimane e giorni era assolutamente concorde sulla diagnosi di base: i conti pubblici italiani non sono affatto in sicurezza, l’entità del nostro debito pubblico ci rende permanentemente vulnerabili.
La manovra varata un mese fa era una presa in giro dei mercati e delle istituzioni europee, perché rimandava circa l’80% dell’aggiustamento al 2013-14, quando non si sa nemmeno chi governerà e di conseguenza non è possibile avere la minima garanzia che gli impegni presi oggi saranno rispettati.
Anche l’ultima manovra rimanda circa il 50% dell’aggiustamento al 2013.
I mercati intuiscono il ritardo mentale del governo italiano, quando scommettono sull’insolvenza italiana. I mercati non vedono, al timone del bastimento Italia, un uomo e una classe dirigente con la capacità di comando e l’intelligenza della realtà.
Se la maggioranza di governo avesse preso un po’ più sul serio i conti pubblici, avrebbe agito molto prima, e oggi il prezzo che sono costretti a chiedere ai cittadini sarebbe minore: aver rimandato i sacrifici significa averli aggravati.
Questa è una gravissima responsabilità, un errore che una classe dirigente degna di questo nome non avrebbe fatto.
Tali errori, sufficienti per motivare un sollecito ricambio della classe dirigente, sono aggravati dal tempo perso dalla maggioranza per approvare leggi:
– a favore del Premier (il legittimo impedimento, il “processo breve” e tra poco quello “lungo”, la prescrizione che si fa breve per gli incensurati, le limitazioni alle intercettazioni  e alla loro pubblicazione);
– a favore degli evasori fiscali (scudo fiscale e penale per chi ha portato i capitali all’estero) e norme  che  garantiscono protezione anche a un elenco di reati tributari (falso in bilancio, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture, infedele dichiarazione, …….)
– per la nomina di nuovi ministri, pur sforando il tetto di spesa consentito dalla legge.
– con postille nascoste a favore del premier o dei suoi fedeli collaboratori (lodo Mondadori).
– che insieme a norme condivisili (riduzione dei parlamentari), introducono punti che demolirebbero quella suddivisione e bilanciamento dei poteri, cardine di ogni democrazia effettiva (riduzione a fantoccio del presidente della repubblica, politicizzazione della corte costituzionale, …….).
Mi pare giunto il tempo perché i cittadini non si lascino ancora prendere in giro da una maggioranza di governo, interessata solo all’usurpazione del potere, che ci ha portato al disastro economico, che nasconde attraverso la sua potenza mediatica ed il conflitto di interessi la verità ai cittadini ed è vuota di quei valori etici indispensabili a chi deve governare una nazione, con l’obiettivo del bene comune.

Francesco Masut

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