Wednesday, 22 August 2018 - 03:26

Anche i Samurai di Alessandro Dal Pont esposti all’ambasciata tedesca a Berlino

Ago 17th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

C’è anche un veneto, bellunese di origine, tra gli artisti che stanno esponendo le proprie opere nell’ambasciata tedesca a Berlino, capitale europea dell’arte contemporanea. “ITaliens” è, infatti, un ambizioso progetto culturale sviluppato e promosso caldamente dall’ambasciatore Michele Valensise, e la moglie, Elena Di Giovanni, che grazie alle curatrici Alessandra Pace e Marina Sorbello, hanno trasformato la nostra Ambasciata in una galleria. Fino al 6 novembre chi si trova in Germania potrà visitare quella che, secondo la Dpa, la più importante agenzia di stampa tedesca, è uno degli eventi artistici più interessanti da vedere a  Berlino. Nove gli artisti italiani di “ITaliens“: Alex Auriemma, Alessandro Dal Pont, Luigi De Simone, Giulio Delve, Elena Depedro, Christian Niccoli, Federico Pietrella, Marta Sforni e Luca Trevisani. Artisti di età diversa e di diversa provenienza geografica, arrivati a Berlino seguendo percorsi diversi. Tra questi il veneto Alessandro Dal Pont, che vive tra Berlino e Belluno. E che, dopo essersi distinto nella capitale tedesca, è stato invitato ad esporre nell’Ambasciata, dagli ambienti splendidi e solenni, che sono di norma chiusi al pubblico: si tratta dell’ambasciata che il Führer regalò a Mussolini, riempita negli angoli più insoliti di opere d’arte che non disdegnano una prospettiva forte e critica sul nostro Paese. Le parole dell’ambasciatore, Michele Valensise, sono piene di orgoglio. «ITaliens-Arte giovane in Ambasciata è stata un’idea semplice e innovativa – si legge nella presentazione -, grazie alla quale riusciamo a promuovere i giovani artisti italiani che vivono e lavorano a Berlino, mettendo a loro disposizione gli spazi di rappresentanza dell’Ambasciata. Le opere vengono viste dal pubblico che accogliamo sia durante apposite visite guidate settimanali, sia in occasione delle varie manifestazioni che ospitiamo». Tra le opere più suggestive, fatto salvo un po’ di sano campanilismo, ci sono quelle di Alessandro Dal Pont. «La tre sculture erano originariamente parte di un gruppo di sette che costituivano la mia personale da Pianissimo a Milano nel 2007 – racconta Alessandro Dal Pont-. Ho inteso le sette sculture come ritratti essenziali di “samurai” contemporanei. Le tre esposte in Ambasciata sono ispirate ai personaggi del noto film di Tarantino “Kill Bill”». Le sculture «non sono quindi nate per questa mostra ma sono comunque state ripensate e riadattate per i saloni dell’Ambasciata come dei veri e propri interventi site-specific. La figura del guerriero giapponese – precisa Dal Pont con dovizia di particolari – , filtrata attraverso l’immaginario del cinema hollywoodiano, diventa un pretesto per una riflessione sul rapporto odierno tra oriente ed occidente, ma anche per un ragionamento sulla scultura attraverso i suoi elementi costitutivi che, forzati a convivere in una rigida forma geometrica, sembrano lottare tra loro alla ricerca di un possibile compromesso per poter stare insieme». «Ognuno dei tre poliedri che stanno per le teste recise dei samurai è ottenuto dalla compenetrazione di due cubi diversamente orientati. Le molteplici sfaccettature dei volti, rintracciabili nei piani generati dall’incastro dei cubi, coincidono con l’assemblaggio di altrettanti solidi di marmo, legno e plastica».  E infine i “Samurai”, definiti da esperti del settore, «tra le cose più belle in mostra»,  sono «costituiti dall’assemblaggio di una selezione di vari materiali tradizionalmente impiegati in scultura, da quelli naturali, come i vari tipi di marmo (rosso “Verona”, rosso “Francia”, bianco “Gioia” e bianco “Statuario” di Carrara, bluette “Palissandro”, “Pietra Ollare” della Valtellina) e le varie tipologie di legno (noce, rovere, abete rosso, larice, ciliegio, castagno) – li descrive l’artista Dal Pont – fino a quelli creati dall’uomo e impiegati più di recente nell’arte moderna e contemporanea, come la plastica e la luce al neon». I grovigli di neon «posti di fronte alle sette teste rimandano invece alle scintillanti traiettorie delle spade che i samurai impiegavano come strumenti di difesa e di offesa (a volte anche per togliersi la vita) e che nel mio lavoro sembrano sezionare con tagli chirurgici i materiali stessi di cui sono costituiti originando così le loro stesse, incerte, fisionomie». Federica Fant

La descrizione della mostra in sintesi.
Il percorso inizia nell’atrio di ingresso con la serie di sculture cubiche in legno, plastica e marmo contornate da tubi al neon modellati “Samurai”, prodotte da Alessandro Dal Pont, artista bellunese, e prosegue con l’installazione di poliedri in schiuma di poliuretano realizzati dal napoletano Luigi De Simone. La cripta ospita i video dell’artista altoatesino Christian Niccoli, che mostra al rallentatore la caduta aerea di un uomo. Nel salone centrale è esposta un’installazione composta da un centinaio di borse da signora, che rappresentano una parodia del “falso del falso d’autore” di Alex Auriema, newyorkese di origini pugliesi. Federico Pietrella, romano, presenta invece un dipinto basato su una veduta fotografica di Berlino negli anni Settanta, realizzato con timbri datari, mentre Marta Sforni espone nella sala da pranzo una composizione realizzata con 18 dipinti a olio che ritraggono dettagli dei preziosi lampadari di Murano che ornano il salone delle feste del palazzo. Di Via Lewandowsky, artista tedesco ma attualmente a Roma all’Accademia di Villa Massimo – scelto perciò come ponte fra i nostri Paesi – presentiamo una selezione di lavori di piccole dimensioni, spesso surreali, distribuiti in vari ambienti dell’Ambasciata.

Federica Fant

Alessandro Dal Pont,  Samurai I (Pai Mei),  2007 marmo bianco “Gioia” di Carrara, larice, polietilene, neon.  120 x 100 x 150 cm. Veduta dell’installazione, Ambasciata d’Italia, Berlino, 2011.

(foto: Nick Ash)

 

Share

Comments are closed.