Monday, 28 May 2018 - 09:43

Tib Teatro: la stagione non è a rischio, la politica faccia un passo indietro e lasci libera la cultura. L’assessore alla Cultura ha tolto ogni finanziamento alla cultura

Ago 15th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Cronaca/Politica, Riflettore

Teatro Comunale di Belluno

La Stagione di prosa 2011-2012 non è a rischio perché il Tib se n’é assunto interamente i costi, al fine di garantire ai bellunesi il diritto ad una stagione teatrale di ottimo livello unitamente a quello di andare a Teatro in piena serenità.

Preoccupati dalle sconcertanti dichiarazioni dell’’Assessore Passuello, che anziché ringraziarci per questo impegno nei confronti della città, alla presentazione del cartellone si è definita “amareggiata”, – si legge in una nota di Tib Teatro –  abbiamo chiesto al Sindaco in una lettera ufficiale, cui è seguito un incontro, che l’’Amministrazione, nella Sua persona, si faccia garante della tutela della Stagione di Prosa, già presentata, rispetto a qualsiasi ingerenza e strumentalizzazione politica, volta a gettare discredito sulla Stagione stessa, valorizzandone invece il principio di sussidarietà da cui è mossa, in nome del pluralismo culturale dell’offerta teatrale per la città.

Un Assessore che fa simili affermazioni (accompagnate da fuorvianti dichiarazione per gli spettatori quali “stagione a rischio”) perché un soggetto culturale della sua città si è assunto in proprio tutto l’’onere di assicurare alla città stessa un importante servizio; un Assessore che continua a recitare “che il Tib ha gestito il Teatro in regime di monopolio” manifesta di non sapere o di non voler sapere, di non aver ancora capito:

·       che i teatri si gestiscono con professionalità specifiche, in quanto luoghi pubblici, la cui gestione comporta responsabilità anche di carattere penale ed è sottoposta a certificazioni

·       che nella sua città esiste una struttura, cioè un’impresa teatrale professionale, riconosciuta come tale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, cioè una struttura che fa questo di mestiere, il Tib, che la Passuello, animata da così sani principi, dovrebbe tutelare e considerare una risorsa al servizio del Teatro della città

·       che in questi anni il Teatro Comunale è stato aperto (200 giorni l’anno) a tutte le Associazioni senza alcuna esclusione, tanto da avere, unico in Italia, persino due cartelloni di prosa: uno della Fondazione Teatri delle Dolomiti, di cui il Comune è Socio, e uno, concorrente, del Circolo Cultura e Stampa e Fondazione Atlantide di Verona. E’ questa la mancanza di pluralismo? E’ questo il monopolio?

E ora che alla Fondazione Teatri, viene in soccorso il Tib, lei si dichiara amareggiata?

Le affermazioni dell’’Assessore, manifestano una pesante ingerenza della politica nella libertà culturale di questa città, sono frutto, queste sì, di partigianerie. Ricordiamo che al Tib, l’’Assessore ha tolto ogni finanziamento: è sparito il Filo d’’Arianna, la Stagione di Teatro Contemporaneo Doc, e non c’’è nulla in bilancio nemmeno per la stagione per le Scuole e le Famiglie “Comincio dai 3”, anch’’essa a rischio di sparizione, al di là’ delle dichiarazioni di plauso fatte dell’’Assessore stesso, davanti ad un Teatro pieno di bambini e famiglie. Ciò che è più grave è il fatto che l’’Assessore Passuello, in questo modo, ha privato la città di progetti culturali, pur di perseguitare il Tib, in nome del “pluralismo”.

C’è spazio per tutti, ma ognuno faccia il suo mestiere. Noi siamo sempre pronti a fare la nostra parte, il nostro lavoro, e l’impegno per la Stagione 2011-2012, dimostra che il Tib, ancora una volta, si è proposto quale fattivo collaboratore di questa Amministrazione e della Fondazione Teatri, per il bene della vita culturale della città.

In quanto alle ultime dichiarazioni di Aurelio Rota – conclude la nota di Tib Teatro -, abbiamo dato mandato ai nostri legali di prenderle in esame.

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2 comments
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  1. Fa piacere apprendere che le varie stagioni teatrali possono avere luogo anche senza i contributi del Comune. Auspico si continui così anche in futuro. Ritengo che una attività, certamente culturale ma essenzialmente di svago, non possa essere equiparata all’assistenza agli anziani o alla scuola di musica per i nostri giovani per cui è meglio che il Comune riservi le proprie scarse risorse per le cose essenziali. Il Comune si preoccupi che il teatro o gli altri spazi di cui dispone siano in ordine ed agibili e li metta a disposizione di TIB o altri soggetti in modo trasparente ed in funzione del programma presentato, non per diritti acquisiti. Se proprio serve preferirei una amministrazione che offre qualche biglietto per uno spettacolo a chi non può realmente permetterselo piuttosto che un contributo generalizzato come l’attuale.

  2. Prima vennero a prendere i precari e tutti furono contenti. Erano bamboccioni che volevano il posto fisso, le ferie e gli straordinari pagati senza assumersi alcun rischio imprenditoriale.
    Poi vennero a prendere i lavoratori del settore privato che costavano troppo, erano fastidiosi per la Confindustria. Le aziende si spostarono in Paesi senza diritti sindacali, dove si pensa solo a lavorare. I lavoratori diventarono cassintegrati o disoccupati. Qualcuno, tra i più fortunati, precario.
    Poi vennero a prendere gli insegnanti delle scuole pubbliche a decine di migliaia, fannulloni pagati per scaldare la cattedra. Nessuno si indignò, in fondo se l’erano cercata.
    Poi vennero a prendere tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Fu bloccato ogni aumento di stipendio, tagliata la tredicesima, sottratto il Tfr e molti vennero licenziati. Non successe nulla. I dipendenti pubblici rimasero in silenzio, si sentivano in colpa per il debito pubblico.
    Poi vennero a prendere i futuri pensionati. La data della pensione fu spostata di un anno, poi di due, poi di cinque, poi per sempre. Nessuno reagì. Soprattutto i parlamentari con la pensione (o vitalizio come dice Veltroni) assicurata dopo una legislatura e chi in pensione c’era già. Mors tua, pensione mea.
    Ai politici cominciò a scarseggiare il materiale umano per la macelleria sociale. Ma non si persero d’animo. Disponevano ancora di risparmiatori, pensionati e proprietari di case. Le categorie già colpite avrebbero apprezzato di non essere le uniche a pagare la crisi.
    Poi vennero a prendere i possessori di titoli di Stato che furono congelati per dieci anni.
    Poi vennero a prendere i risparmiatori con un prelievo dal conto corrente.
    Poi tornarono a prendere i risparmiatori con la chiusura temporanea delle banche.
    Poi vennero a prendere i proprietari di case con un nuovo Ici e la patrimoniale sugli immobili.
    Poi vennero a prendere i pensionati togliendogli la pensione.
    Poi, visto che nessuno protestava, dichiararono il default dello Stato.
    Poi, precari, cassintegrati, disoccupati, insegnanti, dipendenti pubblici, mai pensionati, ex pensionati, risparmiatori, proprietari di casa e, in generale, tutti gli italiani ridotti alla miseria, vennero a prendere i politici. Nessuno protestò.

    (*) Liberamente tratto da “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari” attribuita a Bertolt Brecht