Sunday, 22 July 2018 - 12:53

Belluno addio? La lunga notte di Palazzo Piloni. Trentotto province sotto i 300mila abitanti rischiano d’essere cancellate, mentre l’Italia va in ferie a ferragosto

Ago 12th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 La vigilia di ferragosto di 34 anni fa il colonnello della Gestapo  Herbert Kappler fuggì dall’Ospedale militare Celio di Roma, attraversò mezza Italia su una Fiat 132 rossa senza che nessuno se ne accorgesse, e se ne tornò tranquillamente in Germania. In Italia, dunque, tutto può succedere la vigilia delle ferie.
Oggi infatti, venerdì 12 agosto, mentre gli italiani staccano la spina per ferragosto l’Ansa ci informa che la manovra anticrisi che sta per varare il governo cancellerebbe 38 province sotto i 300mila abitanti e un numero imprecisato di piccoli comuni sotto i mille abitanti, di cui 18 in provincia di Belluno.
Ovviamente i presidenti di provincia e i sindaci che verrebbero decapitati dalla norma sono già insorti nella rete.
Ma cosa succederebbe se il blitz di ferragosto 2011 andasse veramente in porto? Sicuramente salterebbero un bel po’ di poltrone. Con il conseguente risparmio di denaro pubblico. Certo ci sarà chi si straccerà le vesti dicendo, nel nostro caso che la montagna non sarà più rappresentata (perché, finora lo è stata?), saremmo governati da Treviso e Vicenza che fagociteranno i nostri territori. Ma in un mondo globale la questione potrebbe essere davvero irrilevante. Tutto fa pensare, anzi, che la categoria di lavoratori più preoccupata da siffatta circostanza sia proprio quella dei politici. Vi ricordate cosa successe quando il referendum popolare del ’93 abolì il ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e del Turismo? Cambiarono nome e ritornarono in vita. Nel ’93 Ciampi istituì il ministero per il Coordinamento delle politiche agricole, che poi diventò ministero delle Risorse agricole, alimentari e forestali e poi con D’Alema ministero delle politiche agricole e forestali. Il ministero del Turismo cambiò pelle e diventò Dipartimento nel 2006 con Prodi, retto da un ministro senza portafoglio.  Oggi, a fronte della volontà popolare che abolì tali ministeri, infatti, abbiamo Galan ministro dell’Agricoltura e la Brambilla ministro del Turismo.
D’accordo, obietterà qualcuno, ma questa volta non è la volontà popolare (che può essere tranquillamente calpestata in questo Stato), ma sono loro, i grossi papaveri che anziché tagliare loro stessi, tagliano a partire dal basso, dai piccoli comuni e le piccole province.
Non sappiamo se questa rimarrà una delle tante boutade a cui il maleodorante governo Berlusconi oramai ci ha abituato. Certo è, che se dovesse andare veramente in porto dovremmo prepararci ad assistere a un repentino cambio di cartelli e targhe. All’ingresso di Palazzo Piloni, sede della Provincia di Belluno, ad esempio, potremmo vedere prossimamente “Provincia di Treviso, Dipartimento di Belluno”. Tutto come prima, insomma, tranne il consiglio provinciale la giunta e il suo presidente che non ci sarebbero più. Un’eventualità, che per l’uomo che cammina per la strada, non sarebbe percepita sicuramente come una grave sciagura.
Ovviamente il piccolo esercito di politici locali non se ne starà con le mani in mano ad attendere la propria morte.  Ipotizzeranno scenari funesti per Belluno in conseguenza della “manovra tagliateste”. Scenderanno in campo i professionisti della montagna, gli autonomisti, i referendari. Tutti a proporre la loro ricetta. Maggioranza ed opposizione a braccetto, invocando i diritti dei popoli, l’autodeterminazione, la legge naturale, soprannaturale, la Costituzione, Dio, Patria e famiglia. Vedremo insomma il luccichio di lance, spade e forconi. Politica, antipolitica, profeti e falsi profeti in campo. Con Treviso, mai! Tutti con Trento. No, tutti con Bolzano. Peggio di così, ditemi voi…
Roberto De Nart

Ecco l’elenco seguito dal numero degli abitanti:
Aosta 128.230
Ascoli Piceno: 214.068
Asti: 221.687
Belluno: 213.474
Benevento: 287.874
Biella: 185.768
Caltanissetta: 271.729
Campobasso: 231.086
Carbonia-Iglesias: 129.840
Crotone: 174.605
Enna:172.485
Fermo:177.914
Gorizia:142.407
Grosseto:228.157
Imperia:222.648
Isernia:88.694
La Spezia:223.516
Lodi:227.655
Massa Carrara: 203.901
Matera:203.726
Medio Campidano:102.409
Nuoro:160.677
Ogliastra:57.965
Olbia Tempio: 157.859
Oristano: 166.244
Piacenza 289.875
Pistoia: 293.061
Prato: 249.775
Rieti: 160.467
Rovigo: 247.884
Savona: 287.906
Siena: 272.638
Sondrio: 183.169
Terni: 234.665
Trieste: 236.556
Verbano-Cusio-Ossola: 163.247
Vercelli: 179.562
Vibo Valentia: 166.560

 

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10 comments
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  1. Una misura anticrisi inutile le Province vanno eliminata le comunità montane pure accorpamento dei comuni sotto i 5mila abitanti questo pastrocchio all italiana Fatto da incompetenti non produrrà nulla se non altro debito e recessione oltre alla rivoluzione, inoltre “Visto che si parla di tasse e di tagli, vorrei porre una semplice domanda: “Può l’Italia nelle condizioni in cui versa mantenere uno Stato straniero molto esoso?”. Noi manteniamo lo Stato del Vaticano in modo gravoso e anticostituzionale. Sostanzialmente devolviamo tutti ogni anno il valore di una manovra. Come? Dall’otto per mille devoluto anche da chi non fa nessuna scelta, all’esenzione totale dell’ICI (per tutti gli edifici e non solo per le chiese) e di tutte le altre tasse. Per non parlare degli insegnanti di religione che popolano tutte le scuole di ordine e grado. Questi ottengono il posto per nomina della Curia e non per concorso come prevede la Costituzione e insegnano amenità quali la transustanziazione, il creazionismo etc. Se poi, in una classe di trenta alunni, solo uno si avvale dell’insegnamento della religione cattolica, gli altri ventinove devono essere “tenuti” da altri supplenti pagati dallo Stato, cioè sempre da noi. Perché dobbiamo obbligatoriamente provvedere al sostentamento del Vaticano? Perché nessuno ne parla?”

  2. TANTO PER RENDERE L’IDEA DELL INUTILITA’ DI QUESTA MANOVRA CHE POTREBBE FARE ANCHE UN BAMBINO NON HA TOCCATO NULLA DI QUESTI COSTI

    Numeri Italia:
    – circa 57 milioni di abitanti.
    – Governi che superano i cento componenti tra ministri, viceministri e sottosegretari.
    – Parlamento di 630 deputati, 315 senatori e 5 senatori a vita.
    – 20 regioni (la Val d’Aosta di 121.000 abitanti – pari a un quartiere di Napoli – equiparata alla Lombardia di nove milioni di abitanti, corrispondenti a quelli di Friuli, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna messi insieme) tutte con stesse competenze legislative e gli stessi poteri amministrativi.
    – 8.102 comuni in massima parte piccoli e piccolissimi ( Monterone – Lecco – 33 abitanti – che ogni cinque anni elegge un sindaco e un consiglio comunale come i due milioni e mezzo di abitanti di Roma).
    – 300mila professionisti della politica, che arrivano a 700mila con gli “amministratori dilettanti” di province, comunità montane , ASL, IACP, Autorità di Bacino, Consorzi, Società Miste e Commissariati regionali e che costa 15 miliardi di euro l’anno.
    – La spesa corrente gestita da regioni, province, comuni e comunità montane assomma al 15% del PIL.

    Né la devoluzione della sinistra né quella della destra si sono posti il problema di riorganizzare questo carrozzone parassitario.
    Si potrebbe fare con alcune misure su cui tutti gli italiani non mantenuti dallo Stato e non facenti parte della classe politica (quindi pochissimi) sarebbero d’accordo:
    – drastica ed immediata riduzione del numero dei parlamentari.
    – Soppressione delle province e delle comunità montane.
    – Istituzione di tre macroregioni di circa 19 milioni di abitanti ciascuna (poco più di Tokyo o di San Paolo).
    – Governi con un numero di ministri non superiore a 12 considerando le competenze statali già trasferite alle regioni.
    – Accorpamento degli ottomila comuni riducendoli a un centinaio.
    – Soppressione dei privilegi, degli stipendi e delle pensioni d’oro e delle consulenze.

    Siamo un Paese mummificato dalla macchina dello Stato e senza la certezza del diritto. La costituzione è in parte causa di questo osceno risultato. Va cambiata, ma in meglio.

  3. Dal 2014 anche la Chiesa pagherà l’ICI.

  4. Prima berlusca se ne deve andar, e poi si fanno i tagli iniziando dai stipendi di chi non e’ capace neanche di tenere i conti in famiglia ma capace solamente di far festini hard……se si vogliono toccare le provincie prima quelle metropolitane e poi le altre, ma se vogliono la guerra…….

  5. […] come questi, tenere la rotta. Ma c’è sempre qualcuno che scarrucola più degli altri. Su Bellunopress, Roberto De Nart, dopo aver descritto ciò che potrebbe capitare alla Provincia di Belluno nel caso […]

  6. A QUANTO PARE La provincia di Belluno NON verrà soppressa in quanto, pur avendo meno di 300.000 abitanti, ha un’estensione maggiore di 3000 kmq è in decreto ( senza soldi ma non trevisani) vannno abolite tutte questa è la vera riforma

  7. grazie alla superficie della provincia siamo (relativamente) salvi!!!
    meglio sul lastrico che trevisani!!!

  8. Secondo le precisazioni fatte da calderoli oggi, Belluno non rientrerebbe nei tagli:
    Rimbalzano solo oggi su alcuni oprgani di stampa (come l’eccellente Il Fatto ) le precisazioni del ministro della semplificazione amministrativa, Roberto Calderoli: le province che il governo intende abolire per decreto sono quelle che non raggiungono i 300 mila abitanti oppure che hanno meno di 3000 chilometri quadrati.
    Se questo è il criterio, a Belluno sarebbe risparmiato l’insulto dell’accorpamento minacciato con Treviso, Vicenza o chissà quale altra realtà amministrativa lontana dai territori montani in questione.
    Se così stanno davvero le cose (il virgolettato calderoliano è riportato anche nell’organo di stampa del partito del ministro), appare incredibile la leggerezza con cui si è data in pasto la prima versione ai mass media che da 24 ore elencano in libertà le 36 province da cancellare (secondo il solo criterio demografico).
    segue: http://www.bellunopop.it/bellunopop/modules/news/article.php?storyid=196

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