Friday, 17 August 2018 - 00:16

Chisso propone di togliere i treni con meno di 30 passeggeri. Reolon: “Parole che allontanano sempre più Belluno dal Veneto”

Ago 10th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Sergio Reolon

“La dichiarazione dell’assessore Chisso, di risparmiare sopprimendo tutti i treni con meno di 30 passeggeri, è gravissima e suona come una ulteriore provocazione a noi bellunesi.” Questo il commento del consigliere regionale del Partito Democratico Sergio Reolon alle dichiarazioni dell’assessore regionale espresse durante una sua visita ai lavori alla stazione ferroviaria di Santa Croce. “Ancora una volta Chisso dimostra dove possa portare una politica incapace di tenere conto delle differenze del territorio, capace solo di tagliare servizi e opportunità a chi ne ha già meno.” “Seguendo questa logica – prosegue Reolon – verrebbero soppresse anche le corse degli autobus delle località di alta montagna, chiusi gli uffici postali, le scuole, gli ospedali. Essendoci pochi abitanti vi sono anche pochi passeggeri e pochi utenti, ma operando così si ledono i diritti dei cittadini di montagna che pagano le tasse come tutti gli altri e devono avere gli stessi servizi di quelli di pianura.”
“Con la logica di Chisso e della giunta regionale si obbliga la gente ad abbandonare i paesi di montagna, si uccide una civiltà, si distrugge un patrimonio. Non ci si può poi meravigliare se sempre più bellunesi se ne vogliono andare dal Veneto.”
“Chiedo a Zaia – conclude Reolon – di prendere immediatamente posizione e di smentire il suo assessore in modo netto ed inequivocabile.”

 

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5 comments
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  1. Prima tolgano 30 consiglieri dal consiglio regionale. si abbassino a 3mila euro netti lo stipendio rinuncino al vitalizio, rimettano nelle casse della regione i 500 euro mensili che TUTTI firmando una proposta della regione stessa su base volontaria dovevano versare nelle casse regionali detraendolo dal loro lauto stipendio ( REOLON PURE) e che non hanno mai versato tranne Giorgetti che per non sentirsi l’unico questo mese ha tolto la delega alla banca per il versamento volontario. Poi togliamo i treni sotto i 30 passeggeri

  2. PRIMA DI TAGLIARE SERVIZI COMINCINO A TASSARE ALTRI
    I sacrifici. Questa è la parola d’ordine dell’estate 2011. Tutti sono d’accordo sul fatto che, per non fallire, i sacrifici sono necessari. Nessuno dei dichiaranti però è disposto a farli. Preferisce che siano gli altri a dare il buon esempio. I cittadini non abbienti, diciamo pure quasi indigenti, hanno già capito che il cerino rimarrà in mano a loro. Sono abituati da tempo alle vessazioni di questo Stato post feudale. Hanno le tasse più alte d’Europa, gli stipendi più bassi, tagli decennali ai servizi sociali, a iniziare dalla salute e dalla scuola, e la cancellazione di fatto della pensione. Lo Stato è diventato un pozzo senza fondo che non ti restituisce più neppure l’eco.
    Ora si parla di privatizzazioni, di mettere all’asta i beni pubblici, le aziende dello Stato, dall’ENI all’Enel, per fare cassa. E’ una spoliazione fatta senza il consenso dei cittadini che ne sono i legittimi proprietari. Nessun bene dello Stato va venduto, è anzi vero il contrario per avere una possibilità di sviluppo. Cedere sovranità su aziende chiave per il Paese vuol dire abdicare a qualunque ruolo internazionale, come è avvenuto per la sciagurata cessione a debito di Telecom Italia, che era allora il motore dell’innovazione del Paese, da parte di D’Alema, il merchant banker di Gallipoli.
    I sacrifici? Partiamo dai concessionari, da coloro che usano beni pubblici in concessione per farci una montagna di soldi. Per brevità ne cito soltanto due, ma sono molti di più: Benetton e Berlusconi. Benetton ha la concessione di alcuni rami delle autostrade italiane attraverso Atlantia Spa, società quotata in borsa. Nel 2010 ha realizzato 3,750 miliardi di euro di ricavi con 701 milioni di euro di utili di esercizio. Chiunque paghi il biglietto autostradale sa di quanto siano aumentati i pedaggi negli ultimi anni. Atlantia non è la sola ad avere in concessione autostrade già strapagate dalle nostre tasse, da quelle dei nostri padri e nonni. La domanda da porsi è semplice: “Perché delle società private devono beneficiare di beni dello Stato?”. In alcuni Paesi europei le autostrade sono gratuite, in quanto il loro costo è già stato pagato dai cittadini. Si vuole delegare Atlantia come gestore? Lo si faccia per i soli costi di manutenzione con gare d’appalto. Lo Stato vuole incassare i proventi autostradali per ridurre il debito? Lo faccia! Vuole rendere gratuito il pedaggio, come sarebbe corretto, per diminuire i costi di trasporto che ricadono su imprese e cittadini? Lo faccia. Ma quello che non può fare è arricchire dei privati con beni pubblici.
    Veniamo a Berlusconi, l’imprenditùr. Il tizio che oggi chiede “sacrifici” al Paese paga solo l’uno per cento del fatturato della sua azienda per la concessione governativa di tre frequenze nazionali. La gratifica ad vitam la deve al sempiterno D’Alema, che come primo ministro fece approvare la legge 488 del 1999, (pagina 32, articolo 27, comma 9). Credo che sia corretto, in tempi di sacrifici, rivedere la legge e portare l’un per cento del concessionario Berlusconi almeno al 30% (e mi tengo basso) oppure mettere all’asta le frequenze. Cari concessionari, la festa è finita. Prima di chiedere a un qualunque cittadino un solo euro in più, lo Stato deve riprendersi e farsi remunerare ciò che è suo.
    FONTE : http://www.beppegrillo.it/2011/08/i_sacrifici_que/index.html

  3. […] Bellunopress.it) Questo articolo è stato pubblicato in Comunicati stampa, News. Includi tra i preferiti il […]

  4. E COMINCINO ANCHE A ELIMINARE QUESTE PORCHERIE

    VENEZIA – Non ci sono solo gli stipendi e le diarie e i rimborsi spese dei 60 consiglieri regionali. Non ci sono solo i vitalizi dei 130 consiglieri pensionati. Nei “costi della politica” della Regione Veneto vanno inserite anche le spese per il funzionamento dei gruppi consiliari. Che ammontano a quasi un decimo dell’intero bilancio: 4.786.000 euro. Ma, al di là delle cifre, la domanda è: come vengono spesi questi soldi? Quanti sanno, ad esempio, che i gruppi consiliari rinunciano ad avere nei propri uffici segretarie e dipendenti, ma incamerano ugualmente i soldi (al lordo, mica al netto) di quelli che dovrebbero essere gli stipendi? E quanti sanno che quei soldi vengono usati per convegni, dibattiti, addirittura (è successo) gadget?

    Cominciamo dai dati. Il 20 ottobre 2010 il consiglio regionale del Veneto si approva all’unanimità il bilancio di previsione per il 2011. La spesa prevista è di 53 milioni di euro, in calo rispetto al 2010 (6,7 milioni in meno) dal momento che, già fatte le elezioni, non c’è il capitolo relativo all’assegno di fine mandato dei consiglieri non più rieletti (2,5 milioni) e viene ridotto il fondo per l’ammodernamento del sistema informatico. Buona parte del bilancio se ne va in stipendi e pensioni: oltre 10 milioni di indennità ai consiglieri in carica e quasi altrettanti di vitalizi agli ex consiglieri. Il personale addetto al consiglio regionale (circa 200 unità) costa quasi 14 milioni. E qui val la pena soffermarsi: nel personale figura anche chi lavora nei gruppi consiliari. Però i gruppi consiliari ricevono delle somme per stipendi non utilizzati. Un passo indietro.

    Ogni gruppo consiliare (oggi ce ne sono 9: Lega, Pdl, Pd, Udc, Idv, Bortolussi Presidente, Sinistra, Unione Nordest, Misto) ha diritto a degli uffici e a del personale. La ripartizione del personale è prevista dalla legge 12 del 1991 che da un lato (articolo 178) fissa i criteri: ad esempio 3 addetti per i gruppi composti da un solo consigliere, 4 per i gruppi da due a quattro consiglieri, e via dicendo. E dall’altro dice che i gruppi possono anche decidere di non utilizzare il personale dipendente della Regione ma di prenderlo dall’esterno, nella misura massima del 50%, con contratto a tempo determinato. In sintesi: se un gruppo ha diritto a 10 addetti può prenderli tutti e 10 tra quelli di ruolo della Regione oppure metà interni e metà esterni. Nell’uno e nell’altro caso, gli stipendi li paga la Regione. I gruppi, però, sono parchi, verrebbe quasi da dire morigerati. La Lega, che ha 20 consiglieri, ha diritto a 17 addetti? E invece ne ha solo 8 (dati aggiornati a maggio, fonte la rubrica interna del Consiglio). Il Pdl dovrebbe averne 17? Beh, si accontenta di 4. Il Pd 7 su 13. Giuseppe Bortolussi, che fa gruppo a sé, 1 su 3. Si fa prima a dire chi li ha tutti: Pietrangelo Pettenò, Sinistra Veneta, 3 su 3. Uno spendaccione? Non proprio. Sempre la legge del ’91, infatti, all’articolo 181 stabilisce che chi rinuncia in tutto o in parte al personale che gli spetterebbe, si prende comunque i soldi degli stipendi. E pure al lordo. È il cosiddetto “finanziamento sostitutivo per mancata assegnazione di personale”.

    Riassumendo. I gruppi hanno una dotazione finanziaria per poter lavorare: 4.786.000 euro la somma prevista per il 2011 per tutti i 9 gruppi. Hanno a disposizione uffici. Possono prendersi del personale, ma se rinunciano incamerano i fondi dei relativi stipendi. Che se ne fanno di questi soldi? C’è chi li usa per contratti di collaborazione a progetto, persone che vengono pagate non dalla Regione ma direttamente dal gruppo. Ci sono addetti stampa, segretarie, anche gente che al Ferro Fini manco si vede, impiegata com’è “sul territorio”, a Padova piuttosto che a Belluno. Spesso i fondi vengono usati per attività politico-istituzionali: convegni, seminari, incontri, consulenze, studi. Tutto è pressoché accettato, a patto che ci sia il marchio che giustifica la spesa: “gruppo consiliare”. C’è chi si è fatto pure le penne biro e le foto di gruppo.
    FONTE http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=159247&sez=REGIONI

  5. E ORA L’ALTERNATIVA C’è
    Io non credo che si andrà alle elezioni prima del 2013. L’Italia non se le può permettere senza dichiarare default. Nonostante ci sia del tempo ancora davanti, preferisco chiarire concetti già espressi in altre occasioni.
    Alle elezioni politiche nazionali, quando esse siano, Il MoVimento 5 Stelle si presenterà. Le votazioni per decidere i nomi dei candidati avverranno sul portale del M5S. Chiunque disponga della cittadinanza italiana e sia iscritto regolarmente al M5S (avendo quindi inviato tutti i documenti necessari) potrà votare on line il proprio candidato. Ogni iscritto al M5S incensurato, non iscritto ad alcun partito, che non ricopra al momento delle elezioni cariche elettive (ad esempio consigliere comunale o regionale) o non abbia esercitato due mandati, anche se interrotti, potrà candidarsi.
    Ogni iscritto potrà votare un solo candidato. Di ogni candidato sarà pubblicato il curriculum, gli obiettivi e sarà associato un forum di discussione. Ogni eletto risponderà al Programma del M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi di qualunque tipo e non potrà entrare in un gruppo parlamentare formato da altri partiti. Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio lordo, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico. Dovrà firmare l’accettazione a queste condizioni nero su bianco, prima delle elezioni. I possibili eletti del M5S formeranno un Non-gruppo-parlamentare in cui ognuno conterà uno. Ci sarà un Non-portavoce, perché gli eletti si alterneranno nel ruolo. Ogni eletto si impegnerà a interagire quotidianamente attraverso la Rete per informare i cittadini e interagire con gli iscritti al M5S. La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito. I partiti sono morti,organizzazioni del passato, i movimenti sono vivi. Oggi i parlamentari sono soltanto dei peones che schiacciano un pulsante se il capo, che li ha nominati, lo chiede. Non sono nulla, solo pulsante e distintivo. Il M5S vuole far entrare degli uomini e delle donne alla Camera e al Senato che rispondano solo alla Nazione e al proprio mandato. Potranno essere operai, precari, disoccupati, casalinghe, commercianti, piccoli industriali, insegnanti, camionisti, impiegati. Gente comune incensurata e senza scopo di lucro. Ognuno conta uno e il Parlamento ci aspetta.