Thursday, 23 November 2017 - 18:43

Presentato il rapporto immigrazione 2011: in veneto 600mila stranieri, 25mila in più dello scorso anno. Stival: “Massima attenzione ai regolari, intollerabile la clandestinità”

Lug 27th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Daniele Stival


Alla fine del 2010 gli stranieri presenti in Veneto erano circa 600.000, 25.000 in più rispetto all’anno precedente. Di questi, circa 500.000 risultavano residenti, ed altri 100.000 presenti regolarmente ma non residenti (come i lavoratori stagionali) oppure irregolari (ad esempio perché con il permesso di soggiorno scaduto). Il dato è emerso oggi a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dove è stato presentato il Rapporto 2011 sull’Immigrazione Straniera in Veneto. Il rapporto è stato illustrato dall’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival e dal dirigente di Veneto Lavoro e responsabile dell’Osservatorio Regionale Immigrazione Bruno Anastasia. “Un lavoro tecnicamente ineccepibile ed approfondito – ha esordito Stival – che è stato molto utile nel definire le azioni del Piano annuale per l’immigrazione che proprio ieri abbiamo approvato in Giunta. I dati emersi e le strategie che ne conseguono – ha sottolineato Stival – dimostrano quanto ho sempre sostenuto: l’immigrato regolare, che ha un serio progetto di vita nella nostra terra, è una risorsa alla quale rivolgere attenzione ed appoggio. Diverso è il discorso per chi si trova in clandestinità, che non possiamo in alcun modo tollerare”. Stival ha citato alcuni dati particolarmente significativi: sul fronte del lavoro gli occupati stranieri sono circa 230.000 (l’11% del totale), mentre i disoccupati coinvolti dalla crisi economica sono circa 30.000, pari a circa il 20% del totale. I giovani stranieri iscritti alle scuole venete sono circa 83.000 (il 10% del totale degli studenti). Le province venete che fanno più attrazione si confermano Verona, Treviso e Vicenza, mentre le provenienze più numerose sono quelle da Romania (97.000), Marocco (56.700), Albania (42.000), Moldova (29.000) e Cina (27.000). “In stretta collaborazione con gli Enti Locali e le Associazioni – ha detto Stival – abbiamo individuato i fronti sui quali è più importante concentrare le nostre azioni, e cioè la disoccupazione e l’integrazione scolastica. Punteremo quindi sulla formazione professionale e su forme di accompagnamento dei ragazzi nel “doposcuola”: molte sono infatti le segnalazioni, fatteci anche dall’Anci, sulla necessità di un sostegno per i molti che, dopo le ore scolastiche, tenderebbero a non ricercare altre forme d’integrazione”. Rispetto alla formazione, Stival ha posto l’accento sulla necessità di realizzare momenti dedicati alla lingua veneta: “è la lingua che si parla di più nei cantieri dove molti sono i lavoratori stranieri, e nelle famiglie, dove frequente è la presenza di badanti o collaboratrici domestiche soprattutto dell’est europeo – ha detto – ed è giusto e molto utile anche per la sicurezza che questi lavoratori la possano conoscere”. Per l’assessore, “sarà anche importante incentivare le azioni di sostegno ai rientri volontari. Il nostro sportello specifico – ha detto Stival – in un anno ha trattato già più di 200 richieste, ed è in aumento la richiesta di rientro di famigliari che il lavoratore fatica a mantenere qui, perché coinvolto nella crisi. Ma risposte – ha aggiunto Stival – vanno date anche a chi, imparati un mestiere o un’attività, decide di metterle a frutto nel proprio Paese d’origine. Non si tratta di pagare semplicemente un biglietto, ma di mettere in moto veri e propri progetti, in collaborazione con le autorità dei Paesi d’origine”. Il rapporto in versione integrale sarà postato nel pomeriggio sul sito www.venetoimmigrazione.com e sarà quindi scaricabile da chiunque ne sia interessato.

SINTESI
8° RAPPORTO SULL’IMMIGRAZIONE STRANIERA IN VENETO

Il Rapporto 2011 sull’immigrazione straniera in Veneto propone:
un ampio aggiornamento dell’analisi del fenomeno in Veneto (nella prima parte, con tre capitoli dedicati all’esame dei principali trend),
alcuni importanti approfondimenti (nei quattro capitoli della seconda parte) su aspetti specifici.
Sintetizziamo le principali evidenze emergenti da ciascuno dei sette capitoli di cui si compone il Rapporto 2011.

1. DINAMICHE DEMOGRAFICHE: GLI STRANIERI RESIDENTI HANNO SUPERATO IL MEZZO MILIONE; GLI STRANIERI PRESENTI SONO CIRCA 600.000
Alla fine del 2010 gli stranieri residenti in Veneto hanno superato il mezzo milione di abitanti. Considerando anche gli stranieri presenti regolarmente ma non residenti nonché gli irregolari, si può stimare una presenza effettiva complessiva attorno alle 600.00 persone.
Nel 2010 gli stranieri residenti sono aumentati di circa 25.000 unità. Questo incremento emerge dal sommarsi di diverse dinamiche:
a. i nati da entrambi i genitori stranieri sono stati oltre 10.000 (22% del totale dei nati; ci si avvicina al 30% considerando i nati da almeno un genitore straniero). Si consideri inoltre che nel 21% dei matrimoni celebrati in Veneto almeno uno sposo è straniero (nel 2001 tale quota era inferiore al 10%);
b. il saldo netto dei nuovi residenti risulta pari a 23.000 unità: in parte questo incremento è da attribuire agli esiti della regolarizzazione di colf-badanti avviata nel 2009 oltre che ai flussi di ricongiungimenti familiari (che, come motivazione del rilascio del permesso di soggiorno, hanno superato il lavoro);
c. più di 8.000 stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana: si tratta di meno del 2% degli stranieri residenti. Nonostante questo “travaso”, la popolazione di cittadinanza italiana nel 2010 è diminuita.
L’incidenza della popolazione straniera sul totale della popolazione residente è pari a poco più del 10%: questo valore tende a zero per le classi di età più elevate ma supera il 20% per i giovani attorno ai 30 anni come pure per i bambini con meno di 5 anni.
I principali Paesi di origine degli stranieri residenti in Veneto rimangono la Romania, il Marocco, l’Albania, la Moldova e la Cina.

2. IL LAVORO. OCCUPATI E DISOCCUPATI. DINAMICHE GENERALI
La popolazione straniera costituisce una componente rilevante del mercato del lavoro regionale. Con riferimento al 2010:
gli occupati risultano 230.000 (dato medio) e rappresentano l’11% dell’occupazione complessiva regionale (oltre il 12% se consideriamo solo i dipendenti);
le persone in cerca di occupazione sono poco meno di 30.000. L’incidenza degli stranieri tra i disoccupati è particolarmente elevata: oltre il 20% nel 2010 (e ben il 27% nel 2009).
La crisi economica ha provocato una decisa flessione della domanda di lavoro complessiva in Veneto, particolarmente marcata nel corso del 2009. Le assunzioni (italiani + stranieri) sono diminuite del 21% sul 2008; nel 2010 hanno recuperato il 6% sul 2009. Il medesimo trend si è registrato in riferimento ai lavoratori stranieri, con un recupero più accentuato nel corso del 2010 (+9%). Le assunzioni sono passate da circa 200mila del 2008 a poco più di 170.000 nell’ultimo anno; esse rappresentano oltre un quarto della domanda attivata in regione.
La forte flessione dei flussi in ingresso (assunzioni) – associata ad una modesta variazione delle uscite (cessazioni) – ha determinato la contrazione dello stock di occupati: il saldo delle posizioni lavorative (posti di lavoro attivi) è risultato pari in complesso a circa -45.000 unità nel 2009 (di cui
-7.000 per gli stranieri) e a -15mila nel 2010, con gli stranieri che hanno segnato in controtendenza una leggerissima crescita (meno di 1.000 unità).
Possiamo stimare che gli stranieri, rispetto al livello pre-crisi (2008), abbiano perso circa il 5% dei posti di lavoro dipendente, mentre il valore corrispondente per gli italiani è stato pari a circa il 3%. In valori relativi, dunque, la crisi ha pesato di più sui lavoratori stranieri come conseguenza della loro specifica collocazione nel mercato del lavoro veneto: essi sono più presenti tra gli occupati nei settori che sono stati più esposti alla crisi, manifatturiero e costruzioni in primis. Inoltre essi rappresentano la parte più mobile dell’offerta di lavoro (ad esempio sono destinatari di circa il 30% delle assunzioni con contratto di lavoro di somministrazione), quella che ha risentito maggiormente della flessione complessiva della domanda di lavoro.
Come e più che per gli italiani i lavoratori stranieri sono stati coinvolti nell’espansione delle forme di impiego ai margini del lavoro dipendente: ad essi sono è stato rivolto nel 2010 il 13% delle attivazioni di contratti di lavoro parasubordinato (collaborazioni a progetto) nonché il 21% delle assunzioni con contratto di lavoro a chiamata (job on call).
A personale straniero, infine, si riferisce la quota prevalente (nel 2009 oltre l’80% degli occupati regolari) degli occupati nel comparto del lavoro domestico e di assistenza presso le famiglie.
Anche i lavoratori stranieri sono stati interessati in misura importante dall’intervento degli ammortizzatori sociali: nel 2010 risultava di origine straniera il 17% dei lavoratori coinvolti nelle procedure di cig in deroga e oltre il 20% dei lavoratori inseriti nelle liste di mobilità (gli stranieri sono rilevanti soprattutto a seguito tra i licenziati delle piccole imprese, mentre incidono meno tra i licenziati con procedura collettiva presso le imprese maggiori).

3. GIOVANI STRANIERI E DOMANDA DI ISTRUZIONE
Nell’anno scolastico 2009/10 circa 83.000 stranieri risultavano iscritti nelle scuole del Veneto, Università incluse. Rappresentavano poco più del 10% del totale degli studenti.
L’incremento osservato rispetto all’anno precedente è stato ancora significativo, pari a più del 4%. La provincia veneta con l’incidenza di stranieri iscritti più elevata è Treviso (oltre il 13%).

Sulla scuola dell’infanzia e sul primo ciclo di istruzione scolastica:
nella scuola dell’infanzia gli stranieri sono circa 16.000, pari al 12%;
la loro incidenza è ancora più elevata nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado (13%); nel primo ciclo dell’istruzione gli studenti stranieri sono quasi 50.000;
ormai prevalgono, tra gli alunni stranieri, i nati in Italia: 85% nella scuola dell’infanzia, 55% nella primaria. La quota scende al 20% nella secondaria di primo grado;
più contenuta rispetto agli anni precedenti risulta l’incidenza degli inserimenti dovuti ai nuovi arrivi (11% nella primaria, 8% nella secondaria di primo grado);
significativa è la quota di alunni stranieri (soprattutto tra gli arrivati dall’estero) con percorsi scolastici irregolari: circa il 20% tra gli alunni stranieri nella scuola primaria e oltre il 50% tra gli alunni stranieri della scuola secondaria di primo grado (a.s. 2009-2010);
– i gruppi nazionali più numerosi sono quelli dei rumeni (prevalgono nella scuola dell’infanzia) e dei marocchini (prevalgono nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado). Seguono albanesi, serbo-montenegrini, cinesi e moldavi. Da segnalare che nel 2009/2010 per alcune cittadinanze (bengalesi nella scuola dell’infanzia; cinesi e marocchini nella scuola primaria; rumeni, macedoni e bosniaci nella scuola secondaria di primo grado) si è registrata una diminuzione del numero di iscritti.

Sulla scuola secondaria di secondo grado:
nell’a.s. 2009/2010 gli alunni stranieri iscritti alla scuola secondaria di II grado erano quasi 15.000, pari al 7,5% del totale degli iscritti; i nati in Italia sono meno del 10%; i nuovi arrivi sono stati il 7%;
solo un alunno straniero su 4 è “in regola” nella classe frequentata rispetto all’età (64% per i nati in Italia); si scende a 1 su 5 con riferimento agli istituti professionali;
gli alunni stranieri che frequentano le scuole superiori provengono soprattutto dall’Est: rumeni, moldavi, albanesi. I marocchini sono solo al quarto posto;
la distribuzione degli stranieri per tipo di istituto è fortemente diversa da quella degli italiani: il 44% frequenta un istituto professionale (italiani 22%), il 41% un istituto tecnico (italiani 37%), il 15% un istituto liceale (italiani 41%).

Sull’università:
gli studenti stranieri sono pochi: circa 4.500 gli iscritti (4,2% sul totale), meno di 1.000 gli immatricolati (5%) e poco più di 500 i laureati (meno del 3%);
gli iscritti sono soprattutto albanesi; a distanza seguono rumeni, moldavi e cinesi;
le facoltà con il maggior numero di iscritti stranieri sono Economia, Lingue straniere, Medicina, Scienze Politiche.

4. RIPERCURSIONI SOCIALI E LAVORATIVE DELLA CRISI ECONOMICA (2008-2010) TRA GLI IMMIGRATI
Per approfondire le ripercussioni della crisi economica internazionale sui progetti migratori e sulla situazione sociale e lavorativa dei stranieri presenti in Veneto è stata realizzata un’indagine specifica – di cui nel Rapporto si anticipano i primi risultati – prendendo in considerazione due gruppi di stranieri con riferimento a due contesti locali a forte base manifatturiera (marocchini a Montebelluna e rumeni a Camposampiero).
Con riferimento ai disoccupati disponibili (762 individui) registrati presso i Cpi ad ottobre 2010 è stata condotta dapprima un’indagine telefonica (che ha ottenuto un ottimo tasso di risposta, pari al 57%) e, per quanti disponibili (171 soggetti), è stata realizzata un’intervista diretta in profondità. Tra i principali risultati emersi possiamo richiamare:
la situazione emersa si presenta più fluida di quanto atteso: gran parte dei migranti disponibili ha ri-trovato lavoro o comunque ha lavorato nel corso del periodo analizzato, pur scontando una notevole instabilità occupazionale: la perdita del posto fisso è stata sostituita con contratti a termine e lavori di breve durata, delineando complessivamente un’evidente crescita delle condizioni di precarietà e di sottoccupazione;
i ritorni definitivi nei Paesi d’origine sono stati esigui, come pure gli spostamenti in altre aree del Paese o all’estero; piuttosto sono state messe in campo strategie temporanee di rientro che hanno interessato frequentemente gli eventuali familiari presenti in Italia; le strategie messe in campo indicano la solidità del progetto migratorio e la propensione ad attuare strategie di contenimento del costo della vita pur di evitare il rientro definitivo nel proprio paese di origine, vissuto come un fallimento;
i comportamenti variano significativamente sia in funzione delle due diverse comunità nazionali (con un maggiore ruolo della solidarietà di tipo comunitario per i marocchini ed invece un approccio più “individualistico” per i rumeni) sia in relazione alle caratteristiche socio-familiari dei soggetti (età, presenza e tipologia del nucleo familiare…); non mancano inoltre occasioni di sostegno messo in campo dalla comunità locale, a partire dai datori di lavoro fino ai proprietari delle abitazioni.

5. FLUSSI DI INGRESSO, DECRETI FLUSSO, REGOLARIZZAZIONI: LE DINAMICHE RECENTI
I regimi di regolazione degli ingressi degli stranieri variano a seconda del Paese di origine (comunitario o non comunitario; con accordi specifici con l’Italia o meno), della motivazione (lavoro oppure ricongiungimento familiare etc.) e dell’occasione (“normali” flussi annui oppure regolarizzazioni straordinarie). Ciò obbliga ad articolare la lettura del fenomeno migratorio in funzione anche dei regimi di ingresso.
Le strategie adottate dagli stranieri per entrare e soggiornare regolarmente in Italia si sono adattate a questa normativa complessa ed articolata, divenuta per alcuni soggetti particolarmente restrittiva, per altri rimasta, nella sostanza, aperta.
La tipologia di domande presentate in occasione delle domande presentate a gennaio-febbraio del 2011 a valere sull’ultimo “decreto flussi” evidenzia il tentativo dei cittadini extracomunitari di superare i vincoli restrittivi imposti da alcuni anni agli ingressi per lavoro. Il transito per il settore domestico, con le (notevoli) quote ad esso riservate, è divenuto un “frequentato”canale secondario di accesso regolare in Italia.
Evidenze a proposito sono rintracciabili:
– nella distribuzione delle domande presentate in tale occasione (oltre 46.000 presentate in Veneto nei due click day di inizio anno, l’85% ha riguardato richieste di colf e badanti ed una quota consistente dei datori di lavoro è risultata straniera);
– nell’analisi dei percorsi occupazionali dei lavoratori stranieri assunti nel settore domestico con la regolarizzazione del 2002 e nelle prime evidenze disponibili per i lavoratori emersi a seguito della sanatoria del 2009.
Queste analisi hanno confermato il passaggio (in alcuni casi veloce) dal lavoro domestico ad altre forme occupazionali. Per gli uomini in particolare le evidenze emerse fanno presupporre l’esistenza di strategie volte alla costruzione di un rapporto di lavoro fittizio, spesso con l’aiuto di un connazionale, finalizzato alla regolarizzazione della presenza.

6. IMMIGRATI E SERVIZI ALLA PERSONA
Il lavoro domestico rappresenta uno degli ambiti occupazionali a maggior incidenza di stranieri. In Veneto (come anche in Italia), a seguito di regolarizzazioni e previsioni dei “decreti flusso”, negli ultimi anni la presenza regolare di immigrati nel lavoro domestico è risultata in continuo aumento.
Nel 2008 (dati Inps) nel lavoro domestico in Veneto sono stati impiegati oltre 43.000 lavoratori stranieri (su un totale di 53.000). Nel biennio 2009-2010 i nuovi rapporti di lavoro attivati (anche a seguito del procedimento di emersione del 2009) sono stati circa 63mila (40mila nel 2009 e 23mila nel 2010). Lo stock di lavoratori stranieri impiegati nel settore domestico è stimato a fine 2010 attorno ad un valore massimo pari a 60.000 unità.
I dati raccolti dai Centri per l’impiego della Regione e dagli sportelli della rete Euriclea consentono di osservare un trend di crescita dei lavoratori disposti a svolgere lavoro come assistenti familiari, nel 2010 fortemente aumentati rispetto al 2009. Si tratta in larga misura di donne, dai 31 ai 50 anni, provenienti soprattutto da Romania, Moldova ed Ucraina.
Le famiglie, d’altro canto, ricercano soprattutto personale (in convivenza) per un periodo di assistenza di lungo periodo, relativamente economico e che comprenda sia attività di cura che di gestione domestica.
In Italia, si sono moltiplicate, nel corso degli ultimi anni, le iniziative volte a supportare il mercato del lavoro domestico; di alcune di esse il Rapporto dà conto specificamente. A livello europeo merita attenzione l’iniziativa francese che vede nell’introduzione del CESU (Assegno per l’impiego per il servizio universale) un valido sistema di sostegno alle famiglie.
La programmazione della Regione Veneto ha riguardato iniziative volte da un lato all’accompagnamento delle famiglie nella ricerca del lavoratore, dall’altro all’emersione di un’offerta qualificata nel territorio. E’ stato sviluppato un sistema di servizi che riunisce operatori pubblici e privati. Tra questi: gli sportelli OSP (Occupazione e servizi alla persona) attivati presso i Cpi e l’istituzione del Registro pubblico regionale degli assistenti familiari.

7. IL RIENTRO DEI MIGRANTI
Per assistere il rientro dei migranti, nel quadro anche delle politiche europee per la migrazione circolare, sono operativi in Veneto due strumenti:
lo Sportello Informativo Rientro (Sir), attivato dalla Regione Veneto nel 2006: presta informazioni e assistenza a migranti che progettano il rientro volontario nel loro Paese, spesso con l’obiettivo di intraprendere un lavoro autonomo, e che perciò necessitano di informazioni di tipo legale ed economico. Nel 2010 circa 200 migranti, di 14 nazionalità diverse, hanno contattato il SIR, che si propone come soggetto consulenziale e di accompagnamento nell’elaborazione di un progetto – anche di lungo periodo – di rientro nel Paese di origine;
la rete NIRVA: dispone di antenne territoriali anche in Veneto e fa riferimento ai progetti del Ministero degli Interni gestiti attraverso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. La rete NIRVA si rivolge a categorie specifiche di migranti: richiedenti asilo, vittime di tratta e casi assimilabili che optano per il rimpatrio volontario, cittadini di paesi terzi che beneficiano di forme di protezione internazionale anche temporanee, titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari. E’ previsto anche un supporto finanziario di prima reintegrazione (fino a 1.500 euro).

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One comment
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  1. NONOSTANTE LA CRISI LA DISOCCUPAZIONE ITALIANI SENZA LAVORO CI DISTINGUIAMO DAL RESTO DEL MONDO ”ITALIA FRONTIERE APERTE” POI CHE VIVANO NELLE BARACCOPOLI, RAPININO LE VECCHIETTE PER FAME E QUANT’ALTRO NON INTERESSA L’IMPORTANTE è ESSERE BUONI AUGURI ITALIA

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