Sunday, 23 September 2018 - 17:58

Il “Piano casa 2” convince i professionisti del settore, intervenuti numerosi al convegno organizzato dal Centro studi bellunese

Lug 21st, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Nessuna polemica, tutti favorevoli al “Piano casa 2” illustrato mercoledì pomeriggio al Centro Giovanni 23mo al convegno organizzato dal Centro studi bellunese. Dopo l’introduzione di Antonio Barattin, presidente del Centro studi bellunese, i relatori hanno spiegato le innovazioni introdotte dalla nuova legge regionale 13/2011 che ha prorogato al 30.11.2013 il Piano casa istituito dalla precedente legge regionale n.14.
L’avvocato Bruno Barel, riferendosi alla nuova normativa, ha parlato di “uno strumento per demolire le porcherie”.

Bruno Barel

“Non dimentichiamo – ha detto Barel – che la bellezza e la qualità architettonica rimangono per sempre. Ed oggi il concetto di valore economico non è più strettamente legato al metro cubo, ma piuttosto alla cornice che circonda il fabbricato. La cultura e la bellezza ci salveranno!”
La questione normativa è stata  trattata dall’architetto Vincenzo Fabris (responsabile Direzione Urbanistica e Paesaggio della Regione). «Ora è consentito il cambio di destinazione d’uso per gli edifici in “zona propria” – ha detto –  Si potrà demolire e ricostruire utilizzando i bonus in volume. Le tettoie e le serre bio-climatiche non fanno più volume, le pensiline fotovoltaiche potranno essere staccate dal fabbricato. Non sarà possibile il cambio destinazione in zone agricole (i rustici annessi non diventano casa), ma sarà salvaguardato il diritto di ampliare la prima casa». L’architetto Vittorio Milan (responsabile Piano casa – Direzione Urbanistica della Regione) ha precisato che  «I Comuni hanno tempo fino al 30 novembre 2011 per le delibere di adeguamento che dovranno regolamentare 4 punti: gli edifici residenziali non prima casa; le strutture ricettive, alberghi, affittacamere, rifugi; gli edifici produttivi (capannoni); gli edifici commerciali e direzionali».  Giuseppe Casagrande (tecnico del Comune di Belluno) ha parlato della situazione specifica del Comune di Belluno, dove nel centro storico (delimitato dalla “zona A”) convivono fabbricati storici a ridosso di edifici anni ’60 e ’70, determinando una situazione complessa relativamente alle distanze e allla sicurezza. Il consigliere regionale Dario Bond ha concluso il convegno difendendosi dalle polemiche sollevate sulla stampa da alcuni sindaci. «Sono i Comuni – ha detto – che devono verificare attraverso la polizia locale se la residenza è reale o fittizia, acquisita solo per eludere l’Ici».

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