Monday, 17 December 2018 - 14:37

Trust, quell’istituto misterioso svelato a Padova da Libera fondazione. Con il prof. Anton Micallef, il generale comandante della Guardia di Finanza Debidda, il presidente dei commercialisti Siciliotti, moderatore il giornalista economico Oscar Giannino

Lug 11th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Oscar Giannino

“Il trust è un istituto giuridico alla quale viene conferita proprietà di ogni tipo e nasce dal diritto inglese. Viene utilizzato per affidare ai terzi (trustees) la gestione di proprietà per vari motivi ed il più tipico è per proteggere i beni dagli eredi, insomma per la miglior gestione dei propri beni. Ma non è sostituibile ad una società per azioni o a responsabilità limitata!” E’ la spiegazione che dà al volo il professor Anton Micallef, esperto tra Europa e Medioriente della normativa del trust alla tavola rotonda organizzata questa mattina allo Sheraton Hotel di Padova da Libera Fondazione a cui hanno partecipato un centinaio di invitati. “Trust tra protezione e riservatezza ” era il tema. A condurre l’incontro Oscar Giannino, noto giornalista, editorialista, saggista economico conduttore della trasmissione “Nove in punto, la versione di Oscar” su Radio 24; ospiti il generale Pasquale Debidda, comandante interregionale dell’Italia Nord-Orientale della Guardia di Finanza, Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e per l’appunto lo stesso docente maltese Anton Micallef.
 “Come Libera Fondazione abbiamo voluto dedicare questa mattinata di analisi all’istituto del “trust””, ha affermato l’on Giustina Mistrello Destro, in qualità di presidente. “Si tratta di uno strumento che può avere un ruolo importate nella gestione dei patrimoni e nei passaggi generazionali”.
“Il trust è poco conosciuto in Italia, ma abbiamo pensato di proporre una riflessione ad operatori, imprese e famiglie”, ha proseguito l’on. Destro. “Il tutto nello spirito di Libera Fondazione che vuole affrontare temi utili a quella evoluzione del sistema economico e sociale che sta investendo il nostro Paese”.
“Il trust è un istituto che offre dei vantaggi validissimi”, ha affermato il generale Debidda. “Spero che nel nostro ordinamento ci sia in futuro un riconoscimento di questo istituto e non solo una ratifica della convenzione dell’Aja”. E ha sottolineato il comandante della GdF del Nordest: “E’ uno strumento che consente di superare molte difficoltà dalla pianificazione fiscale internazionale a quelle legate ai regimi familiari più o meno ‘difficili’: ce lo dimostra la legislazione anglosassone”.
“Può essere uno strumento vicino alle famiglie se viene utilizzato per fini fisiologici”, spiega Debidda, “diciamo così, limitatamente alla separazione del patrimonio dalla gestione interna alla famiglia stessa”. Per esempio per far gestire il patrimonio per un figlio con disagio psichico.
“Noi come GdF siamo attenti e verifichiamo che questo strumento sia utilizzato per le finalità originarie e non come uno strumento di interposizione che possa offrire spunti negativi e patologici per coloro che vogliono andare ‘contra legem’. La legge, infatti, dice chiaramente che non si può fare un trust attraverso un non-trust”.

“In Italia è ancora difficile capire cosa sia il trust: è una questione di evoluzione di mentalità”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Siciliotti che ha dato anche quella che lui considera la miglior definizione del trust: “Uno strumento che non consente di fare quello che la legge impedisce, ma consente di fare quello che la legge non prevede.  Quindi la protezione del proprio patrimonio nel passaggio generazionale può essere tutelato da uno strumento come questo”.

“L’ostacolo più importante che noi consulenti rileviamo con i nostri utenti”, ha proseguito Siciliotti, “è la questione della proprietà delle cose”. “Nel mondo anglosassone si dice: che t’importa? meglio essere proprietario o utilizzare il bene come ti pare? Forse dobbiamo rivolgerci più facilmente a questo strumento proprio per la sua flessibilità”.

“Non esistono format, sistemi già preconfezionati sul trust, semmai esistono dei vestiti tagliati su misura: ovvero c’è la possibilità di essere ascoltati per quello che sono le proprie esigenze e risolverle nell’ambito di una libertà e di una discrezionalità che il diritto positivo di stampo romano non assicura”. E ha concluso il presidente del Collegio nazionale dei commercialisti: “Giovandoci di una convenzione internazionale è possibile fare trust qui in Italia!”

“Il trust non può essere un prestanome – ha affermato Siciliotti – o un espediente per sottrarsi agli obblighi fiscali, ma uno strumento positivo oggi sempre più adatto a proteggere un patrimonio”.

A mettere in guardia i tecnici italiani è stato in conclusione di dibattito proprio l’esperto anglo-maltese: “In Italia il trust va studiato bene prima di essere applicato, bisogna adattarlo alle esigenze culturali tipiche di questo popolo”. E ha concluso Micallef: “Per dirlo in termini semplici ma efficaci il trust è fondato sul “trust” (in inglese “trust” significa fiducia) e serve soprattutto per gestire i soldi delle famiglie e difenderli dall’invidia, dalla troppa intelligenza o dalla stupidità”.

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