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Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è maggiorenne

Lug 9th, 2011 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Pausa Caffè

Il 12 luglio del 1993, diciotto anni fa,  nasceva l’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Un traguardo raggiunto al termine di un lungo percorso, iniziato molti anni prima, per creare quello che ancora oggi è l’unico Parco Nazionale del nord est italiano; ma anche un punto di partenza, per iniziare un lavoro che, in 18 anni, ha portato a risultati importanti.
Questo Parco è stato il primo in Italia, nel 2001, a dotarsi degli strumenti di pianificazione previsti dalla legge quadro sulle aree protette (la 394 del 1991): il Piano del Parco e il Piano Pluriennale Economico e Sociale.
Nel 2009 il Consiglio ha approvato la prima bozza del nuovo Master plan che, a quasi dieci anni dall’approvazione del primo strumento di pianificazione, ne riprende e aggiorna i contenuti, tracciando il quadro delle attività per il prossimo decennio.
Accanto al Piano per il Parco l’Ente ha approvato altri importanti strumenti di gestione del territorio: il Progetto speciale fauna, quello per il recupero e la gestione di prati, pascoli e malghe, il Piano antincendio boschivo, il Piano di riordino forestale.
Tra il 2007 e il 2008, con un processo di partecipazione collettiva che ha coinvolto i residenti e le amministrazioni locali, il Parco ha ridefinito i propri confini (stabiliti nell’ormai lontano 1990) per eliminare possibili controversie legate ad una difficile identificazione del confine sul terreno.
Confini condivisi, che tutelano un patrimonio di biodiversità unico al mondo e consentono al Parco di svolgere la sua primaria funzione: quella della conservazione.
In questi anni il Parco ha condotto 140 studi e ricerche, per definire liste aggiornate delle specie di flora e fauna presenti, censire e monitorare le popolazioni di mammiferi e uccelli, studiare gli aspetti geologici e ambientali del Parco. Ricerche condotte assieme a numerosi e prestigiosi Istituti Universitari italiani, o grazie al lavoro di appassionati ricercatori locali o, ancora, frutto della collaborazione con importanti associazioni come ad esempio la LIPU.
Quasi 100 studenti hanno dedicato la loro tesi di laurea allo studio dell’area protetta. Accanto a studi di base sono stati realizzati indagini e progetti di gestione, come quello per la reintroduzione della marmotta. Grazie a questo lavoro oggi il Parco dispone di uno straordinario patrimonio di conoscenze sulla presenza, distribuzione e consistenza di piante e animali; nell’area protetta sono riapparsi l’orso e la lince, e volano dieci coppie di aquila reale.
Nelle profondità carsiche dei Piani Eterni, che celano uno dei più grandi complessi ipogei d’Italia, sono state scoperte specie di Invertebrati nuove per la scienza.
Nel Parco sono stati condotti scavi archeologici, studi per il recupero dell’edilizia rurale tradizionale, sull’evoluzione del paesaggio, sulla presenza di inquinanti. Sono state realizzate indagini presso residenti, amministratori e operatori economici per migliorare le attività del Parco.
I risultati di questi studi sono stati divulgati attraverso libri, convegni, scambi tecnici e culturali con altri Parchi, in Italia e nel mondo, che spesso hanno guardato al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi come ad un esempio da imitare.
Ma se i confini del Parco sono quelli minimi necessari (ma non certo quelli ottimali) per assicurare il buon svolgimento delle attività di conservazione della biodiversità, dei paesaggi e delle risorse naturali in genere, sono però troppo “stretti” per poter realizzare in modo compiuto il secondo compito del Parco: la promozione socio-economica del territorio.
Il perimetro del Parco esclude infatti tutti i centri abitati e le aree di fondovalle in cui si concentrano le attività economiche.
Per questo il Parco si è impegnato anche all’esterno dei suoi, a volte troppo angusti, limiti amministrativi, attraverso l’attuazione del Piano Pluriennale Economico e Sociale.
L’elenco degli interventi realizzati, all’interno e all’esterno dei confini, è lungo.
Citiamo, a titolo di esempio, il recupero di molti vecchi edifici, trasformati in bivacchi; la sistemazione dei rifugi del CAI (con il quale si è instaurata una costruttiva collaborazione), la realizzazione di due sentieri natura e di sei itinerari tematici, per uno sviluppo complessivo di oltre 130 chilometri.
Il Parco, assieme al Comune di Rivamonte, alla Comunità Montana Agordina e alla Regione del Veneto, ha recuperato l’ex villaggio minerario di Valle Imperina, creando un museo ai forni fusori, un centro visitatori, un ostello e un ristorante; ripristinando la viabilità interna del villaggio e consolidando vecchi edifici pericolanti, come le ex stalle, il vecchio circolo ricreativo dei minatori o i magazzini carbonili.
Oggi il vecchio Municipio di Pedavena ospita un centro visitatori e l’ex caserma dei vigili del fuoco di Belluno il centro culturale Piero Rossi.
Sul territorio ci sono decine di aree pic nic attrezzate; a Candaten c’è un punto vendita di prodotti tipici e un punto ristoro, mentre a Pian Falcina è attiva un’area ricreativa con bar, parcheggi, servizi igienici e un parco giochi.
Al Frassen c’è una foresteria che ospita gruppi e famiglie per soggiorni e vacanze verdi; l’ex ospizio di Agre è un centro per attività di volontariato e il rustico acquistato dal Parco a Col dei Mich è trasformato in ristorante.
Il vecchio edificio della Santina, in Val Canzoi, è stato ristrutturato e oggi ospita un attrezzato centro di educazione ambientale, tappa obbligata per una parte degli oltre 4.500 bambini e ragazzi che ogni anno frequentano il Parco per attività di educazione ambientale con il programma “A scuola nel Parco”.
In Val Brenton è stato creato un giardino botanico completamente accessibile ai disabili motori, agli ipovedenti e ai non vedenti.
Il Parco si è anche impegnato nel sostenere l‘agricoltura di montagna (oggi in crisi drammatica), che costituisce un indispensabile elemento di presidio e tutela del territorio.
Con investimenti di oltre due milioni di euro ha ristrutturato le malghe, dotandole di moderni impianti per la mungitura e per la produzione del formaggio, curandone la viabilità di accesso e le dotazioni infrastrutturali.
Il Parco ha promosso e sostenuto le produzioni biologiche e, attraverso il progetto “Carta Qualità”, creato una comunità di oltre 200 imprenditori agricoli, artigiani, operatori turistici, che rispettano disciplinari di qualità e tutela ambientale definiti dal Parco e, per questo, hanno il diritto di fregiarsi del marchio del Parco.
Assieme al Museo di Serravella e all’IPSAA di Feltre sono stati realizzati studi agronomici ed antropologici per la catalogazione e la salvaguardia delle vecchie varietà di frutta ed ortaggi, insostituibile patrimonio genetico e culturale dei nostri territori.
Grazie al cofinanziamento della Fondazione Cariverona sono stati avviati interventi pilota di sfalcio di prati abbandonati, con finalità di recupero ambientale e paesaggistico.
Il Parco è stato, in questi anni, all’avanguardia anche nell’applicazione delle fonti energetiche rinnovabili. Grazie al progetto “Fossil free” ha utilizzato, in tutti gli edifici ristrutturati o creati ex novo, fonti energetiche non derivate dal petrolio, facendo del Parco una grande vetrina tecnologica sulle possibili applicazioni del solare fotovoltaico, del microidroelettrico, dell’energia da biomasse.
Tanto lavoro non è passato inosservato e il Parco ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Tra i più significativi si ricordano: il “Panda d’oro” del WWF per la gestione di prati e pascoli; il premio “Eurosolar” e quello “Innovazione amica dell’ambiente” (organizzato da Legambiente) per il progetto “Fossil free”; il premio Enti locali per Kyoto e quello per la anzianità di certificazione nella Pubblica Amministrazione.
A questi premi va aggiunto il prestigioso inserimento, ottenuto nel 2009, nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.
E proprio nelle attività educative e culturali il Parco ha investito molto nel corso dei suoi 18 anni di vita, realizzando progetti anche in collaborazione con importanti realtà locali, come ad esempio la Fondazione Angelini.
Oltre alle già citate attività di educazione ambientale per le scuole (che coinvolgono il 10% della popolazione scolastica bellunese) e alle pubblicazioni divulgative e scientifiche, sono state realizzate guide escursionistiche, volumi a fumetti di educazione ambientale, decine di pieghevoli, cartografie e altro materiale promozionale.
Personale del Parco è intervenuto in decine di convegni nazionali ed internazionali, chiamato a presentare l’esperienza delle Dolomiti Bellunesi nei settori della conservazione, della ricerca scientifica, della promozione socio-economica.
Ma nel settore della comunicazione la parte del leone è stata fatta dal sito internet www.dolomitipark.it.
Quello delle Dolomiti Bellunesi è stato il primo Parco Nazionale italiano a dotarsi di un sito internet e l’impegno per arricchire il portale è stato costante.
Oggi il sito web del Parco è il più visitato tra quelli dei Parchi italiani, secondo solo al grande portale di parks.it
E’ tra i primi 450.000 siti al mondo nel ranking Alexa e tra i primi 15.000 siti italiani, ha una media di 280 visitatori al giorno e 1200 pagine visitate al giorno (dati maggio 2011).
La gestione corretta, efficiente ed efficace dell’Ente, oggi giustamente richiesta a tutte le Pubbliche Amministrazioni, è dimostrata da numerose “buone pratiche”.
Tra queste il rilascio dei nulla osta, necessari per svolgere svariate attività all’interno del Parco: dall’utilizzo del bosco ai recuperi edilizi, dall’organizzazione di manifestazioni alle attività di alpeggio.
Nel decennio 1990-2010 sono stati rilasciati 1.430 nulla osta, tra questi 1.386, pari al 97%, sono positivi e solo il 3% delle richieste ha ricevuto un diniego (tecnicamente e giuridicamente motivato).
Il tempo previsto per il rilascio del nulla osta è fissato, per legge, in 60 giorni, ma mediamente, negli ultimi dieci anni, l’Ente Parco ha concluso tutte le pratiche e fornito risposta ai cittadini in soli 28 giorni, meno della metà del tempo previsto per legge.
Un altro esempio di buona gestione è legato alla capacità di intercettazione di fondi comunitari e/o privati.
Grazie alle capacità progettuali interne l’Ente Parco è riuscito, in questi anni, ad ottenere finanziamenti europei o da fondazioni private su decine e decine di progetti, realizzando così attività che, con i soli fondi propri, sarebbe stato impossibile portare a termine.
Anche la gestione finanziaria è stata virtuosa, come dimostrano alcuni indicatori di bilancio.
I residui passivi sono passati da oltre 5 milioni di euro nel 2004 a poco più di 1,2 milioni di euro nel 2010. Le entrate da autofinanziamento sono passate da 43.000 euro nel 2004 a quasi 180.000 nel 2010.
Anche nella gestione delle infrastrutture turistiche realizzate dal Parco e affidate a terzi si sono registrati risultati finanziari positivi. Ad esempio l’Ostello di Valle Imperina costava 38.000 euro nel 2008, mentre nel 2010 ha fornito un utile di 10.000 euro.
Cambio di segno si è registrato anche al centro culturale Piero Rossi di Belluno, che nel 2008 è costato all’Ente Parco 1.100 euro e nel 2010 ha fornito un utile di 15.000 euro; e al giardino botanico di Val Brenton, passato da -930 euro del 2008 a +4.000 nel 2010. La gestione complessiva delle 12 strutture turistiche e culturali gestite (interamente o parzialmente) dal Parco aveva un costo, nel 2008, di 93.700 euro all’anno; tale costo è passato, nel 2010, a soli 7.400 euro all’anno, con una riduzione di oltre il 90% in tre anni.
Nel solo periodo 2004-2010 l’Ente Parco ha realizzato investimenti in contro capitale per oltre 6 milioni di euro.
Tutti questi risultati sono stati ottenuti da una struttura composta da soli 13 dipendenti più il Direttore, cui si aggiungono, per le attività di sorveglianza del territorio, poco più di 30 agenti del CTA del Corpo Forestale dello Stato.
Una struttura leggera, che però produce un indotto occupazionale stimato in oltre 50 posti di lavoro, rappresentati dagli accompagnatori naturalistici, dagli operatori che gestiscono le strutture turistiche (come l’ostello di Valle Imperina o il punto ristoro di Candaten); dagli operai impegnati negli interventi di manutenzione ambientale come lo sfalcio dei prati abbandonati.
Questi risultati testimoniano come il Parco sia un valore aggiunto per il territorio bellunese e sono il risultato tangibile di 18 anni di lavoro, svolto con passione e competenza, al servizio del territorio e delle comunità locali. Un lavoro realizzato grazie anche alla collaborazione e all’impegno di centinaia di persone e organizzazioni: dagli amministratori locali agli imprenditori che fanno parte del circuito “Carta Qualità”, dai gestori dei rifugi del CAI alle guide del Parco, fino alle numerose cooperative e associazioni che gestiscono, con competenza e passione, le strutture del Parco.
Un grande lavoro di squadra, che ha permesso al Parco di raggiungere lo scopo per il quale è stato fondato 18 anni fa, lo stesso obiettivo per cui è nato, nel 1872, il primo parco nazionale al mondo, quello di Yellowstone: conservare la natura e l’ambiente “per il beneficio e il godimento delle future generazioni”.

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