Sunday, 16 December 2018 - 08:45

Centraline idroelettriche ovunque. A chi giova?

Lug 9th, 2011 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

In questi giorni la Provincia ha inaugurato lo sportello unico per il demanio idrico: l’obiettivo è quello di uno sportello nel territorio adibito alla bollettazione ai concessionari, al rinnovo delle concessioni e all’autorizzazione delle nuove concessioni di derivazioni idroelettriche.
Lo strumento è buono ed utile, ma dalle espressioni usate dai nostri politici nei giornali, il messaggio che traspare è la necessità di continuare a costruire centraline idroelettriche, perché è l’unico modo di fare cassa per i comuni e per la provincia, sempre più svuotate da tagli del governo centrale (assessore regionale  Conte).
L’assessore Zanolla invita alla costruzione di nuove centrali “per poter avere energia nelle nostre case”, mentre la nostra produzione di energia è tuttora ben al di sopra del fabbisogno provinciale ed è esportata in tutto il Veneto.
Bottacin richiama i 12 milioni di Euro ricavati dai canoni del demanio idrico, da usare per far fronte a situazioni di degrado del suolo (frane) che dovrebbero essere affrontate mediante la fiscalità generale.
Alcuni mesi orsono il comitato acqua bene comune aveva chiesto di attuare una moratoria di tutte le richieste di ulteriori concessioni di derivazione.
Questo perché riteneva e ritiene necessario, invece di svendere il territorio ed il futuro dei nostri figli, un momento di riflessione e valutazione.
La prima considerazione riguarda il bacino del fiume Piave che è tra i più artificializzati d’Europa: meno del 10-15% dei corsi d’acqua dei territori di montagna può essere oggi classificato come naturale. Nonostante questo ed in difformità alle normative nazionali ed europee di settore si continua ancora a vendere e concedere, per finalità speculative, più acqua di quella realmente disponibile.
Le conseguenze oggettive di tutto ciò sono: l’incremento dei rischi idrogeologici, l’avanzamento del cuneo salino, la perdita di diversità naturali e di paesaggio, l’erosione dei litorali, la banalizzazione dei corsi d’acqua e dei laghi di montagna, l’aumento dell’inquinamento dei corpi idrici e la difficoltà di vita e di riproduzione della fauna ittica.
La seconda considerazione è che è completamente assente un quadro generale che individui le risorse idriche della provincia, quelle utilizzate e quelle disponibili, quante grandi e piccole centrali siano presenti oggi, ma soprattutto: quante saranno fra due/tre anni? Quanti progetti ci sono in corso di approvazione? E quale impatto avranno sul territorio una volta realizzati?
Manca una mappa di quali bacini siano utilizzabili e quali invece vadano preservati e con quali criteri si debba operare questa scelta.
Manca un serio controllo sulla adeguatezza tecnica dei progetti e sulle verifiche del deflusso minimo vitale. Che senso ha dire che le norme per il deflusso minimo sono severe, se non c’è un organo predisposto che lo controlli e se per il calcolo del DMV non si hanno quasi mai misure dirette per una valutazione realistica delle portate?
Senza un quadro complessivo e di regole, non potremo che lasciare terreno fertile ai predatori.
La terza considerazione è che è assente un quadro complessivo che indichi quanta energia rende disponibile la provincia di Belluno, quanta acqua viene data alle provincie vicine per le loro necessità, quanto va in tasca ha chi ha concessioni per derivazioni idroelettriche e quanto pesa percentualmente il canone versato sugli introiti di questi “signori”?
Quanto ricava l’Enel, che oggi è una grande multinazionale, sull’energia che produce nel nostro territorio e cosa lascia alla nostra provincia in termini percentuali rispetto a quanto guadagna?
Con questo quadro dovremmo andare da chi ha il governo della regione o del Paese, dimostrare il nostro contributo, far presenti le difficoltà della gestione di un territorio di montagna e mettere alle corde chi, con  i tagli che sono stati fatti e si continuano a fare, uccide la nostra montagna.
E non svendere la propria terra  per compiacere agli amici di turno, abbassando la testa agli ordini del capo che chiede ordine e disciplina ……..
Anche se la nostra provincia conta ben poco (200000 voti valgono ben poco rispetto ai 4 milioni di elettori del Veneto), non può più tacere: i fiumi sono ecosistemi essenziali alla vita ed arterie della nostra storia ed in quanto tali, vanno difesi e governati in modo sostenibile e solidale attraverso processi trasparenti e partecipativi. Su questo e per questo come cittadini intendiamo agire e vigilare.

Comitato acqua bene comune

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