Friday, 14 December 2018 - 14:53

La priorità nel Paese non è il bavaglio alla stampa, ma combattere la povertà * di Francesco Masut

Lug 5th, 2011 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Il paese peggiore non sono i “precari”, come dice un ministro della repubblica.
L’Italia peggiore è quella della corruzione, degli appalti truccati, della criminalità organizzata, di chi si arricchisce attraverso privilegi, furberie, di chi non paga le tasse …
C’è qualcosa che indigna e inquieta in questa nostra Italia, dove la furbizia (cioè il modo di aggirare le leggi) è ormai virtù nazionale.
La “banda” della “P4” composta di faccendieri già condannati, magistrati, affaristi di varia risma, dirigenti pubblici, uomini politici, spaventa chi vive con onestà del proprio lavoro, paga le tasse fino all’ultimo centesimo e fatica ogni giorno tra bollette, figli, traffico, rifiuti.
Dalle intercettazioni emerge la fotografia di un Paese “malato”, che affonda nella palude di affari e scambi poco trasparenti, attraverso i quali vengono gestiti affari, nomine, sulla base di amicizie e favori. E che usa il “fango” dei ricatti come arma di pressione per obiettivi politici, che non hanno di mira il “bene comune”, quello cioè dei cittadini.
Siamo di fronte a un “sottobosco” di governo che utilizza criteri mafiosi per garantire l’occupazione sistematica del potere.
In questo contesto Calderoli proclama la sua contrarietà a ricevere nelle regioni del Nord i rifiuti di Napoli (in un momento come questo), con il sommo disprezzo del bene comune (mentre i contrasti più forti all’interno della Lega riguardano i posti di capigruppo parlamentare) e la proposta di maggiore rilievo è il trasferimento dei ministeri al nord, che è l’ultima preoccupazione della stragrande maggioranza degli italiani.
Nel frattempo la delibera che l’Autorità per le Comunicazioni (‘Agcom) si appresta ad approvare il prossimo 6 luglio, le permetterebbe di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di contenuti sospetti, potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.
Il fatto gravissimo per la democrazia e che L’Agcom non è una agenzia indipendente, in quanto  i suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei deputati e per metà dal Senato della Repubblica in proporzione al peso che i vari partiti politici hanno in Parlamento ed il presidente è proposto direttamente dal Presidente del Consiglio. Di fatto l’informazione informatica potrà essere pilotata dalle maggioranze di governo.
Anche Berlusconi, alla proclamazione di Alfano alla guida del PDL annuncia che la riforma della giustizia ed il bavaglio alle intercettazioni  sono le priorità del paese.
Se i giornali e la rete  misurano la febbre di un Paese che non sta bene, la malattia non si cura buttando il termometro nella spazzatura.
Come si può invocare ancora come unico rimedio il solito bavaglio per i magistrati, per i giornali e per la rete. Sembra che il “silenziatore” sia la soluzione a questo “cancro” corrosivo della democrazia. Reazione isterica e scomposta, che mostra solo la debolezza di una politica inchiodata e arroccata nel Palazzo, a difesa dei propri privilegi e tornaconti.
I cittadini hanno diritto a conoscere lo stato di salute del nostro sistema pubblico. Vogliono sapere come vengono spesi i soldi delle tasse, sempre più onerose. Perché è assurdo dare milioni di euro come rimborso a “partiti fantasma”, che non sono più in Parlamento. O pagare vitalizi e benefit anche dopo la cessazione dagli incarichi pubblici. Così come vedere gli aerei di Stato a disposizione di “amici, soubrette e menestrelli”, usati per i fine settimana o per assistere a una partita di calcio.
I politici che si indignano per i costi delle intercettazioni (che sono diminuiti del 26% nel primo semestre del 2010, rispetto allo stesso periodo del’anno precedente), sarebbero più credibili se cominciassero a tagliare i loro sprechi e privilegi.
La priorità nel Paese non è il bavaglio alla stampa, ma combattere la povertà.

Francesco Masut

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