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Pubblico o privato, il problema italiano è sempre lo stesso: una forte inclinazione alle consorterie

Giu 24th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Si chiude questa settimana che apre le porte alle ferie estive con una serie di notizie negative, sulle quali è difficile essere ottimisti. Le privatizzazioni in Italia sono rischiose, perché c’è sempre qualcuno che vuole trarre il massimo profitto, o peggio ancora fugge con la valigetta di euro. Probabilmente aveva ragione Montanelli, quando diceva che quand’anche l’Italia adottasse pari pari l’intero sistema giuridico tedesco, la situazione non cambierebbe. Perché il problema siamo noi italiani, inclini alle consorterie e all’intrallazzo, non le leggi. La cronaca locale ci dice che a perdere colpi nel Bellunese oggi sono per lo più le società pubbliche, quelle gestite dalla politica. Che utilizza le poltrone retribuite dei consigli di amministrazione come merce di scambio per mantenere gli equilibri, o come una sorta di bonus per il servizio prestato al politico trombato o sul viale del tramonto. Poi, se il beneficiato possiede anche delle competenze meglio, altrimenti fa lo stesso.
Iniziamo da Veneto Strade, società mista pubblica/privata controllata dalla Regione Veneto, con la partecipazione delle amministrazioni provinciali della Regione e 4 società autostradali. Ebbene, i tagli (3,4 milioni già fatti e  4,9 milioni  annunciati) si tradurranno in un calo della manutenzione ordinaria, nel ridimensionamento del piano neve con i conseguenti disagi e il rischio per i posti di lavoro.
Non va meglio alla Ecomont, la società pubblica controllata dal Comune di Longarone (socio di maggioranza) che gestisce i rifiuti di 15 comuni del centro Cadore, Longaronese e Zoldano. Dove la chiusura della discarica di Longarone ha provocato l’aumento dei costi di smaltimento con i conseguenti “ritocchi” alle bollette. Ma ciò non è sufficiente e salvo un intervento di rifinanziamento del Consorzio Bim la situazione economica della società è pregiudicata.
Ancora peggio Dolomiti turismo, società pubblica di marketing e promozione turistica, dove la Camera di Commercio ha deciso di uscire con il suo 28,57% lasciando l’onere alla Provincia (azionista di maggioranza 66,67% , insieme alla Comunità montana feltrina con il 4,76%) e si parla senza mezzi termini di chiusura entro settembre.
Anche il Bim Gsp non gode di ottima salute. La società pubblica formata da 67 Comuni della provincia di Belluno (esclusi Arsié e Lamon) che dal 2004 ha in gestione il servizio idrico integrato (acquedotto – fognatura e depurazione) e la distribuzione del gas metano (allacciamenti), infatti, con i suoi debiti di 50 milioni con le banche, si sta oggi interrogando se sia meglio tenere ancora i sindaci all’interno del consiglio di amministrazione, oppure se optare per i tecnici. Nell’attesa di trovare una soluzione, il rinnovo delle cariche slitterà probabilmente al prossimo autunno.
Concludiamo la carellata con il bando per la gestione della stagione teatrale bellunese. Anche qui c’è di mezzo la politica. E così Tib Teatro che per anni ha gestito con alta professionalità il settore, dovrà difendersi dal tentativo di scalata posto in essere da una coalizione che assomiglia a una società di servizi, pronta, nell’ipotesi remota di successo, a dover poi commissionare a terzi la gestione.
Roberto De Nart

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