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giovedì, 27 Febbraio, 2020
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Lettera agli alpini * di Dario Bond

Dario Bond

Ricordo con nostalgia e affetto il mio primo giorno di naja, quando, entrato alla Salsa d’Angelo, mi dissero che dovevo procedere alla “vestizione”. Salutai anche un mio vicino di casa dandogli del tu, mi guardò male: “Caporalmaggiore, grazie”, mi rispose. Lì per lì ci restai male ma anche quello era un piccolo insegnamento. L’ho capito dopo. E pensare che la notte prima ero a casa mia, nel mio letto caldo e morbido. Lo aveva fatto la mia cara mamma. Quella notte, invece, il letto me lo sono dovuto fare da solo. Il risultato ve lo lascio immaginare. In quel momento ho sentito che qualcosa si era rotto, che qualcosa dentro e fuori di me stava cambiando. E’ per questo che continuo ad affermare che la naja serve, che è una impareggiabile scuola di vita, un momento di congiunzione fra famiglia, scuola e mondo del lavoro, fra spensieratezza e maturità. Dentro una caserma i commilitoni sono la società, gli ordini sono le leggi e le regole sono la Costituzione. Una società nella società con i suoi ritmi e le sue abitudini, ma circondata da un grande rispetto e da uno spiccato spirito di solidarietà. Ecco perchè fare l’alpino servirebbe ancora tanto. Contemporaneamente, mi rendo conto che i tempi sono cambiati e che oggi un giovane spesso non può sacrificare un anno di vita. Il mondo del lavoro si è complicato e non solo quello. Sono fiero di aver vissuto quella esperienza a Belluno, a pochi passi dalle acque sacre del Piave, di cui la nostra terra è imbevuta. Gli alpini che verranno a trovarci per l’adunata la sentiranno scorrere, la sentiranno viva. ?Potranno anche alzare gli occhi e vedere ancora alcune chiazze di neve qua e là sulle nostre cime, teatri silenziosi, a loro volta, di grandi drammi e battaglie. Il Piave e le nostre montagne sono dei beni preziosi: non è solo una questione di paesaggio, ma anche di tradizioni e identità. La coincidenza poi dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un valore aggiunto. Gli alpini sono il collante ideale, la dimostrazione che la storia può essere maestra di vita sia individuale che collettiva. Auguro a tutte le penne nere un’adunata piena di gioia e orgoglio, quello stesso orgoglio che provo anch’io quando indosso il cappello d’alpino.

Dario Bond

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