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Domenica a Trichiana il libro Indian jeans di Marcello Girone Daloli

Mag 25th, 2011 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Nell’ambito del Premio Letterario Nazionale Trichiana Paese del Libro XXI Edizione, domenica 29 Maggio alle ore 20,45 Piazza T. Merlin , Trichiana ( BL) avrà luogo la presentazione di Indian jeans. Il libro/diario dell’esperienza nella fabbrica di jeans a Bangalore di Marcello Girone Daloli a cura dell’Associazione socio-culturale Le Fregole di Trichiana.
L’autore illustrerà un percorso “dal Marketing alla Solidarietà” attraverso case history e aneddoti poco conosciuti al grande pubblico tratti dalla sua esperienza lavorativa di marketing & management negli Stati Uniti con Pepsi Cola, televisiva in Italia e Spagna dei primi anni 90, passando per la fabbrica indiana, sino al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe www.help-zimbabwe.org , di cui è promotore, e a cui è devoluto l’intero ricavato dalla vendita del libro che presenterà con l’ausilio di proiezioni fotografiche.
In un’epoca in cui la questione della globalizzazione economica è divenuta cruciale, le testimonianze dirette sono un valido strumento per arricchirne la comprensione e trovare nuovi spunti di riflessione.
Marcello Girone Daloli: i miei cento giorni in fabbrica a Bangalore
Marcello Girone Daloli
Indian Jeans
I miei cento giorni in fabbrica a Bangalore
Edito da Cartesio srl, Dicembre 2010 – Pagine previste: 176 – €. 9,50
Bangalore, rinomata come la città più moderna e tecnologica dell’India, città-specchio dell’Occidente. Eppure nelle sue periferie nasconde realtà aberranti. Tra bidonville e strade impolverate sorgono fabbriche dove uomini e donne in sari cuciono jeans all’ultima moda per i mercati occidentali. Per una serie di circostanze, l’autore si trova a rivestire i panni
di responsabile del reparto di manutenzione delle macchine in una di queste fabbriche, dove scopre una situazione a dir poco drammatica. La mancanza di tutela sindacale, di giorni di ferie, di qualsiasi diritto per i proletarian e i soprusi da parte delle maestranze, esasperate dalla sovrapproduzione, offrono uno scenario immemore del rispetto della dignità umana. All’esterno della fabbrica la realtà non è da meno: <<Dentro le capanne lungo la strada che ci porta in fabbrica ho rivisto i fuochi accesi senza una cappa per la fuoriuscita del fumo come nei villaggi a quattromila metri
sull’Himalaya. La differenza è che qui, poco distante ci sono le lunghe canne fumarie delle fabbriche, c’è la città, la “civiltà”. Ma gli intoccabili vivono in un loro mondo rifiutato da questa “civiltà”.>>
Manager per cento giorni, l’autore si prodiga per sconfiggere il clima di prepotenza, mettendo in pratica la filosofia del gradimento dell’ambiente lavorativo in modo da assicurare una migliore produttività. Una battaglia persa che, mentre cammina tra le caotiche linee di produzione, lo porta a pensare: “Con i pensieri si è dove si vuole. Chissà quanti di questi operai volano altrove mentre i responsabili delle linee gli gridano in faccia improperi di varia natura?! E’ tutto così increscioso qui dentro!”. A fargli coraggio nello snervante contesto è la spiritualità della silente saggezza nel Ramana Maharshi Temple dove si reca di domenica per “ rinascere”. Dal racconto emerge il ritratto crudo e convincente di un’“altra” India che se, da un lato, convive anacronisticamente con le tradizioni e la religiosità, dall’altro paga un alto prezzo allo sviluppo economico che garantisce benessere a pochi ma lavoro-schiavitù a molti. L’autore si domanda come questa tragica realtà potrà mutare e scrive: <<Due fattori possono cambiare la situazione che vede i popoli del sud del mondo ridotti all’indigenza, alla miseria e alla fame: la mano sulla coscienza da parte dell’uomo occidentale che fino ad oggi li ha tenuti sotto il suo giogo e la loro volontà di cambiare la propria condizione. Un atto umanitario da parte dei ricchi e uno d’intraprendenza da parte dei poveri. Il primo senza il secondo non porta
lontano. Certo fintanto che l’Occidente tramite le sue multinazionali continua a sfruttarli mantenendoli volutamente nell’ignoranza, diventa difficilissimo per loro emanciparsi>>. Di fronte alla contrapposizione tra l’immensa disoccupazione e gli impianti tecnologicamente avanzati osserva: <<Un certo retaggio culturale mi porterebbe istintivamente a pensare che l’alta tecnologia, diminuendo la manodopera, induce un impoverimento del tessuto sociale, ma non è così! La tecnologia esprime traguardi importantissimi dell’intelligenza umana, permette di realizzare
macchinari che lavorano per noi. La questione è ancora una volta morale, ovvero di come la ricchezza che ne deriva viene distribuita tra la popolazione. La tecnologia dev’essere al servizio di tutti. Oggi siamo lontani da un’equità accettabile su scala mondiale, ma ci si deve lavorare a livello individuale>>.
Marcello Girone Daloli (1967) ha lavorato nel mondo del marketing pubblicitario tra Milano, Barcellona e New York (per tre anni con Pepsi-Cola) dove ha studiato marketing e management. Spinto dalla necessità della ricerca interiore ha dato una svolta alla sua vita e si è trasferito per diversi mesi sull’Himalaya. Tornato in Italia ha alternato periodi di studio con viaggi-pellegrinaggi in cui si è confrontato con diversi costumi e tradizioni: dal Cammino di Santiago de Compostela, alla Patagonia, dal monastero greco-ortodosso di Hosios Lukas alla fabbrica a Bangalore, dalle Ande allo
Zimbabwe, dalla Russia all’oceano Atlantico in cargo. Da quattro anni si divide tra la Val d’Aosta e Ferrara, dove ha famiglia. Ha dato vita al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe, volto a portare acqua al villaggio, alle scuole e all’ospedale di St. Albert, in Zimbabwe. Ha scritto diversi diari di viaggio in cui mette in luce i valori spirituali delle esperienze vissute, che racconta presso scuole e centri culturali.
Cartesio, casa editrice legata a Ulysses, ong italo-bulgara che si fonda sulla solidarietà tra i popoli, è convinta che in questa epoca di globalizzazione economica quel che si debba sempre più globalizzare sia la cultura e l’informazione sui reali problemi del mondo grazie a una sempre maggior vicinanza agli abitanti e alle culture del nostro pianeta.
L’editore ha quindi ritenuto importante rendere pubblica quest’esperienza inedita fatta da un italiano all’interno di una fabbrica di jeans in India.
Il ricavato dalla vendita di questo libro sarà interamente devoluto al Progetto Diga-Emergenza
Zimbabwe ed ai progetti di Ulysses in Bulgaria e Peru.
Per info: www.help-zimbabwe.org
www.ulyssesinternational.eu

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