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A Belluno le aziende più puntuali nei pagamenti dell’intera Regione: Il 54,26% delle aziende bellunesi ha saldato le fatture entro la scadenza. Belluno all’11mo posto nella classifica nazionale di puntualità

Mag 25th, 2011 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

Palazzo Doglioni-Dalmas sede Confindustria Belluno Dolomiti

Con il 54,26% di imprese che ha pagato alla scadenza i propri fornitori, la provincia di Belluno conquista il primato regionale di puntualità e l’11° posto assoluto nella classifica nazionale. È quanto emerge dallo studio pagamenti relativo al primo trimestre 2011 condotto da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che assicura ai suoi clienti la massima copertura nelle informazioni economiche e commerciali su aziende di tutto il mondo.
Sebbene quasi metà delle imprese di Belluno presenti ritardi nei pagamenti, la provincia rappresenta di gran lunga la realtà più virtuosa all’interno della regione. Al secondo posto si colloca infatti Treviso con il 49,52% di imprese imprese che hanno saldato puntalmente i loro fornitori, al terzo Verona con il 48,01%. Al quarto posto segue Vicenza con il 45,92%, al quinto Rovigo con il 45,64%, al sesto Venezia con il 45,06%, mentre chiude la classifica regionale Padova con il 42,78%.
A Belluno, a fronte di una maggioranza di aziende virtuose, il 43,17% delle aziende invece ha pagato i suoi fornitori con un ritardo fino a 30 giorni, l’1,91% tra 30 e 60 giorni, lo 0,42% con un ritardo tra 60 e 90 giorni, lo 0,18% con un ritardo tra 90 e 120 giorni, lo 0,06% oltre 120 giorni.
In provincia di Belluno, nel primo trimestre 2011 il 21,35% delle imprese ha fatto registrare un peggioramento nelle abitudini di pagamento, il 18,43% un milgioramento, il 60,23% nessuna variazione.

Il fiume Piave e il Ponte della Vittoria

In Veneto, il 46,66% delle imprese ha saldato alla scadenza le fatture ai fornitori, la quota più bassa del Nord Est, ma decisamente superiore alla media nazionale (41,87%). Nella classifica regionale della puntualità nei pagamenti, così il Veneto si colloca al sesto posto, preceduta da Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Marche, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. Rispetto ad un anno fa, la quota delle aziende puntuali è cresciuta di oltre 1 punto percentuale (nel primo trimestre 2010 si assestava al 45,3%). Quanto alle classi di ritardo, in regione il 50,37% delle imprese ha pagato i fornitori con un ritardo fino a 30 giorni, l’1,99% tra 30 e 60 giorni, lo 0,64% con un ritardo tra 60 e 90 giorni, lo 0,25% con un ritardo tra 90 e 120 giorni, lo 0,09% oltre 120 giorni. Rispetto ad un anno fa, il 23,63% delle imprese della regione ha peggiorato le sue abitudini di pagamento, il 20,18% le ha migliorate e il 56,19% non registra alcuna variazione.

“Nel 2010 l’Italia ha accusato una flessione nei pagamenti alla scadenza, raggiungendo il valore più basso di imprese puntuali dal 2007, mentre il primo trimestre 2011 ha fatto registrare un miglioramento, che lascia ben sperare per il 2011 – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS D&B –. Questo andamento conferma l’impressione che quello che esce dalla crisi sia un nuovo contesto economico, caratterizzato da una maggiore “fluidità”, intesa come maggiore dinamicità e velocità nei cambiamenti, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato”. “In questo scenario – continua Preti – è essenziale che le imprese adottino un’efficace politica di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consenta di
individuare i segnali che vengono dal mercato e dalla propria clientela. Soprattutto è fondamentale riuscire ad intercettare quei segnali ‘deboli’, cioè quei cambiamenti di comportamento che possono consentire di intercettare per tempo i mutamenti nel proprio contesto competitivo”.
“I comportamenti di pagamento sono proprio uno dei più importanti segnali dello stato di salute e dell’affidabilità delle proprie controparti – prosegue Preti -. Unite alle informazioni commerciali tradizionali e ai dati interni, consentono di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire tempestivamente con azioni di prevenzione e limitazione del rischio e, soprattutto, di fare previsioni dei propri flussi di cassa. Del resto, la competitività delle imprese si è spostata dal Conto Economico allo Stato Patrimoniale
e, in particolare, al Working Capital, che rappresenta la capacità dell’azienda di autofinanziare i propri investimenti e la propria crescita. In questo contesto, spostare il focus dalla gestione del singolo cliente alla gestione del portafoglio, anche in termini di impatto sulla finanza aziendale, potrà consentire alle imprese di miliorare i processi interni e di prendere decisioni, anche sul singolo cliente, più consapevoli e quindi più efficaci”.

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