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Accoglienza profughi. Reolon: “Una cinica questione di immagine e consenso”. Bottacin: : “Reolon attacca, ma evita la Provincia. Gli rode che Palazzo Piloni abbia gestito al meglio?”

Mag 20th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Sergio Reolon

“Appena l’emergenza profughi ha preso una brutta piega con le derive propagandistiche della Lega, Zaia ha lasciato cadere la patata bollente. Si è defilato, sostenendo che ‘in troppi si facevano belli a mio danno’ e che dunque la sua immagine ne risentiva. Mai come in questo caso è evidente che è questa la vera priorità del presidente e non quella di garantire una gestione autorevole e seria della Regione”.
Il giudizio è del consigliere regionale del PD, Sergio Reolon. L’esponente democratico entra nel merito della vicenda profughi anche in chiave bellunese: “mentre da una parte Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano, si trovava a gestire all’ultimo momento, per colpa della gestione caotica della Regione, l’arrivo di un centinaio di profughi nel suo Comune, dall’altra parte il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, commentava la sua vittoria dichiarando come ‘ha pagato anche opporsi ai profughi’.
“Quando associazioni, alpini, semplici cittadini si facevano in quattro per fornire ai profughi libici beni di prima necessità, ecco che alcuni sindaci cercavano di dissuadere quegli albergatori che, in contrasto con i loro interessi, offrivano la loro disponibilità ad ospitarli. E mentre l’alta montagna bellunese, nonostante tutte le sue problematiche logistiche, riusciva a organizzare una accoglienza popolare, la ‘razza piave’ festeggiava la sua vittoria elettorale giocata anche sulla pelle di persone in fuga da una guerra”.
“Quali sono – si chiede il consigliere regionale bellunese – i valori civili con i quali possiamo giudicare il comportamento del sindaco di Santo Stefano e quello del presidente della Provincia di Treviso? Secondo quella che sembra la cultura leghista dominante nel Veneto, Muraro è naturalmente il vincente, il furbo, e Alessandra Buzzo è l’ingenua, quella che ha lasciato che le passassero la patata bollente”.
“Non vi è ombra di dubbio che la gestione dei profughi sia una partita delicata e di non facile soluzione. Ma non è proprio il compito di un politico serio e responsabile quello di farsi carico di un problema così complesso, dimenticando le appartenenze politiche? Purtroppo, invece, ad emergere sempre di più, è la distanza siderale tra il comportamento dei cittadini e quello di certi amministratori: da una parte la spontanea solidarietà e dall’altra il freddo calcolo, l’aspetto puramente propagandistico e di consenso”.

Gianpaolo Bottacin

La replica di Bottacin

«Sul caso profughi, l’esponente del PD non riesce a trovare critiche al mio operato». «Sono incuriosito che, nella vicenda dell’emergenza profughi, l’esponente del Partito Democratico, Sergio Reolon attacchi sia il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sia il mio collega di Treviso Leonardo Muraro e non il sottoscritto. Forse gli è dura ammettere che ho operato al meglio». Così Gianpaolo Bottacin, presidente di palazzo Piloni in risposta alle dichiarazioni del consigliere di minoranza a Palazzo Ferro Fini.
Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia di Belluno, sulle recenti dichiarazioni del suo predecessore Reolon: «Dall?attacco rivolto a Zaia e a Muraro sul fronte dell’emergenza profughi, appare oramai chiaro che cosa il Partito Democratico non è riuscito a digerire, ossia che l’organizzazione di Palazzo Piloni abbia lavorato al meglio nel risolvere il problema».
«Ora, è noto, la partita non è più in mano all?ente provinciale, grazie ad un prefetto che ha voluto riprendere le redini di una gestione che fino a quel momento si era dimostrata efficace, pur nel caos di una simile emergenza sociale – ha proseguito Bottacin – . Adesso non saranno più gli amministratori locali a coordinare le necessarie operazioni, proprio quegli amministratori che meglio conoscono il territorio e le comunità che li hanno eletti: d’ora in avanti le decisioni verranno fatte calare sulla testa dei cittadini dall’alto, in uno spirito esattamente contrario a quello che io stesso ho sempre sostenuto. Avremmo preferito continuare ad operare in prima linea, ma ubi maior…».
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