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sabato, Maggio 30, 2020
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Farmaci. Reolon: “Situazione anomala, disagi e costi a carico degli utenti”

“A quanto pare, alcuni medicinali di particolare importanza, non sarebbero più disponibili nelle farmacie bellunesi. Una situazione di disagio che starebbe costringendo molti utenti a rivolgersi alle farmacie dell’ospedale, peraltro aperte al ritiro dei farmaci solo per un’ora e mezza al giorno. A cosa è dovuta questa grave anomalia?”. A sollevare la questione i consiglieri regionali del PD, Sergio Reolon e Claudio Sinigaglia, che, attraverso la presentazione di un’interrogazione, chiedono lumi all’assessore veneto alla sanità. Nel documento vengono citate alcune dichiarazioni di Roberto Grubissa, presidente di Federfarma Belluno, che sostiene come il problema sarebbe dovuto ad una specifica  scelta delle Ulss bellunesi, dietro cui si celerebbe il ‘piano di risparmi che la Regione ha formulato per le aziende sanitarie’. Sempre secondo Grubissa ‘da diversi mesi le Ulss hanno iniziato a rivedere gli acquisti di medicinali e si sono orientate a una riduzione dei costi, che può avvenire tramite un acquisto di grandi quantitativi di medicinali. Per questo viene incentivata la vendita nella farmacia ospedaliera’.
Dichiarazioni che, secondo i consiglieri democratici, rivelerebbero il fatto che “la riduzione della spesa farmaceutica avverrebbe dunque a scapito degli utenti, costretti a percorrere lunghe distanze, ancor più disagevoli in territorio montano, per approvvigionarsi di farmaci presso i dispensari ospedalieri”. E ancora i due esponenti democratici chiedono “perchè non è stato an ora attivato in provincia di Belluno il sistema di distribuzione dei farmaci già adottato in altre 5 province del Veneto, che consentirebbe agli utenti di reperire presso le farmacie del territorio medicinali acquistati direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale a un costo più basso in ragione del grande volume di acquisti?”. “Se da questa vicenda dovesse emergere un braccio di ferro tutto giocato sulla pelle della fascia più debole e indifesa della popolazione, si tratterebbe – concludono Reolon e Sinigaglia – di uno scenario inaccettabile e riprovevole che la Regione ha il dovere di impedire”.

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