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Le immagini della Patagonia Venerdi al Museo etnografico di Serravella

“Viaggio nella Patagonia cilena” venerdì 29 aprile nella sala conferenze del Museo Etnografico a Seravella di Cesiomaggiore. Saranno proiettate le suggestive immagini dell’avventuroso viaggio compiuto nella Patagonia cilena dal 12 gennaio al 3 febbraio da un gruppo di alpinisti bellunesi e veneziani.  L’idea di sposare la causa ambientalista “Patagonia senza dighe” ad una avventura poteva venire in mente solo a Francesco Santon, col suo passato di alpinista e capo spedizione e col suo continuo e  generoso  impegno a favore della montagna, come ambiente da tutelare e come scuola di vita. Nella Patagonia cilena stanno costruendo cinque dighe idroelettriche, due nel fiume Baker e tre nel fiume Pascua.Da lì un elettrodotto di circa 2300 km con torri di 80-100 metri porterà la corrente elettrica alle grandi industrie intorno a Santiago del Cile. Contro il mega progetto di “IdroAysen” che minaccia l’integrità ambientale di una regione straordinaria, che contiene una delle più grandi riserve di acqua dolce nel mondo, gran parte congelata nei Campo de Hielo Norte e Sur e che rappresenta un mosaico di spettacolari ecosistemi, tutelati in numerosi parchi nazionali, si è formato un movimento internazionale ambientalista, il cui slogan principale è “Patagonia sin represas”, senza dighe appunto. Così la parte centrale del viaggio si è sviluppata sul corso dei due fiumi, là dove dovrebbero sorgere le dighe e i relativi bacini. Accompagnati da due ambientalisti cileni che hanno fatto da guide e da due barcaioli, il gruppo composto da Sandro Barattin,  Benvenuta Celotta (CAI Pieve di Cadore), Mario Chemello, Elia Collet, Emilio Dalla Rosa , Renzo De Bastiani,  Jiri Novak, Silvia Pomarici (CAI Venezia), Maria Giovanna Ronconi (CAI Venezia), Agostino Sacchet, Francesco Santon (CAI Longarone ed Alpago), Alberto Simiele (CAI Belluno), Lodovico Tavernini, Carla Trevisan Pomarici (CAI Venezia), Gianpiero Trevisan, ha viaggiato prima in barca, poi a piedi per le rive del rio Bergues, un affluente che con le piogge e il disgelo si era gonfiato oltre il previsto, costringendoli a delle traversate in gommone. Carichi di zaini, tende e viveri si sono accampati sulle sponde del lago Bergues, dove il distacco di un pezzo del ghiacciaio ha provocato una pericolsa onda anomala, che solo per una fortunata combinazione non ha provocato vittime; da lì, risalendo verso il ghiacciaio Santa Lucia, sono arrivati quasi all’altipiano dello Hielo Continental.
Durante l’esplorazione sono stati raggiunti e dedicati una cima a “Diana”, moglie di Sandro Barattin prematuramente scomparsa, ed un ghiacciaio, con relativa laguna, alla “Città di Cesiomaggiore”.

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