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domenica, Maggio 31, 2020
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Federalismo fiscale: impatto e prospettive per la piccola impresa

L’incontro sul tema “Federalismo fiscale: impatto e prospettive per le piccole imprese”, organizzato da Donne Impresa e Unione Artigiani e Piccola Industria di Belluno venerdì 8 aprile a Belluno, ha permesso di fare luce sul futuro della piccola impresa di fronte al tanto atteso federalismo fiscale. Alla presenza dei due consiglieri regionali, Dario Bond e Sergio Reolon a  parlarne è stato il direttore delle Politiche fiscali di Confartigianato, il dott. Andrea Trevisani, armato di 170 slide ha riconosciuto i pregi, ma ha anche denunciato i non pochi effetti negativi sui  portafogli degli imprenditori e sui risultati di bilancio delle imprese.
Tra i pregi, Trevisani non ha mancato di riconoscere che si tratti di “un passaggio ineludibile per il nostro Paese”, di uno “strumento per responsabilizzare gli amministratori locali”, di “strumento di controllo per la popolazione sull’agire degli Enti locali”. Non sarà, però, quello che era nelle aspettative. Non sarà che tutti i tributi resteranno in loco. Non c’è la sussidiarietà orizzontale, vale a dire il rapporto diretto tra Regione “forte” e Regione “debole”, possibilità esclusa per evitare che potesse verificarsi un’interruzione dei trasferimenti.
Trevisani non ha nascosto nemmeno le difficoltà per l’attuazione del federalismo. “Principalmente – ha affermato – sono da attribuirsi a forti differenze territoriali, con un Paese Italia a due velocità. Con un Pil del Mezzogiorno che è il 60% di quello Nord e un Pil della Calabria pari al 40% di quello della Lombardia”.
“Di positivo c’è senz’altro – ha evidenziato Trevisani – il passaggio epocale da spesa storica dello Stato a spesa standard, visto che lo Stato italiano sta spendendo più di quanto incassi e negli ultimi tre anni ha perso circa 127 miliardi di euro a causa della diminuzione del Pil italiano”.
Quanto ai tributi a carattere locale (Irap, IMU, Addizionale regionale e comunale), sorprese sgradite arriveranno dall’IMU (l’imposta  municipale unica, che sostituisce l’Ici). Si passerà , infatti, da un’attuale media dell’Ici intorno al 6,4 per mille al 7,6 per mille di base, che però a seguito dell’autonomia concessa ai Comuni potrebbe salire fino al 10,6 per mille, comportando un maggior prelievo sulle imprese di 812 milioni di euro, pari a un +17% di imposte.
E, come ha evidenziato il Direttore delle Politiche fiscali di Confartigianato, ciò si tramuterà in costi maggiori per le imprese, visto che all’imposta restano assoggettati tutti gli immobili adibiti ad attività produttiva, nessuno escluso.
Altri costi a carico delle imprese potranno arrivare, poi, anche dalla tassa di scopo, quella prevista per la realizzazione di una specifica opera o intervento.
Insomma non è questa la riforma federale che è stata ipotizzata nelle campagne elettorali: è uno strumento che potrebbe addirittura impoverire molte piccole comunità e, soprattutto che lascia intravvedere un possibile appesantimento della fiscalità locale, qualora i trasferimenti dal governo centrale dovessero tendere a zero.

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