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lunedì, Maggio 25, 2020
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Castellavazzo: indagine archeologica in Piazza della Fontana, altra incompiuta ?

L’indagine archeologica di Piazza della Fontana , che si sta avviando a conclusione, sarà ancora una volta un’incompiuta ? A quanto se ne sa pare proprio di sì, infatti, dopo il sopralluogo dell’ispettrice della Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, che ha incontrato il sindaco, le indagini scientifiche, condotte dall’equipe di Davide Pacitti ingaggiata dal comune, paiono destinate a terminare. Non è questa la sede per cercare le responsabilità  di tale decisione, perché le intenzioni erano, senza dubbio, lodevoli e riguardavano l’effettuazione di un sondaggio preventivo in un’area prossima alle ricerche dello scorso anno, anche queste svolte solo parzialmente, dove nei primi anni ottanta nel corso di lavori di restauro del palazzo che si affaccia sulla piazza, furono scoperti grossi frammenti di anforacei d’epoca romana. Reperti recuperati e consegnati al Museo Civico di Belluno dall’allora parroco, appassionato di archeologia, morto recentemente a Cortina. Venendo a trattare quanto sinora portato alla luce dagli archeologi, va affermato che negli strati analizzati sinora che raggiungono uno spessore di poco inferiore ai due metri, sono state raccolte diverse monete romane datate dal I al IV sec. D.C., molti frammenti di ceramica e terracotta dello stesso periodo, ossa animali e alcuni metri di muro d’età romana, a orientamento nord-ovest, sud-est contro il quale si sviluppa la testa di un altro muro. Per ciò che  si è compreso sinora, dovevano contenere un terrazzamento che assecondava un pendio che andava a raccordarsi con l’area pubblica e cultuale e la chiesetta di S. Elena, strutture viste e scavate solo limitatamente lo scorso anno senza raggiungere, lo strato sterile o eventuali strutture murarie dell’età del ferro sulle quali i romani possono avere poggiato le loro vestigia. Ora i lavori edilizi e cementificazione inerente al rifacimento del centro storico riprenderanno lasciando senza risposta molti interrogativi riguardanti l’aspetto e i profili che contrassegnavano quest’ambito oltre due millenni da noi insieme con tutti i resti di strutture appartenenti a edifici come quello absidato sottostante la chiesetta di S.Elena e aree, tutt’altro che secondarie, come quelle a uso collettivo con meridiana che facevano di quest’ abitato il capoluogo di un più ampio distretto territoriale detto pagus denominato Laebactium dal nome della tribù locale di probabile origine celtica.

Eugenio Padovan

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