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Lampedusa e xenofobia

Apr 5th, 2011 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Il dramma di Lampedusa

Sono settimane che in Italia si guarda a quel che accade in Libia e alla guerra che stiamo conducendo attraverso un’unica lente: nient’altro è per noi visibile se non quello che potremmo patire noi, se i fuggitivi arabi e africani continueranno a imbarcarsi verso le nostre coste. Non si discute che di Lampedusa assediata. Per la verità non si parla di rifugiati ma di invasori, come se la vera guerra fosse contro di noi. Si inveisce contro l’Europa e non si muove un dito per la solidarietà.
Se non c’è una politica europea sull’emigrazione, è perché gli Stati vogliono mantenere per sé competenze che non sanno esercitare. È contro il proprio panico che dovrebbero inveire, non contro Bruxelles: contro l’ideologia del fare da sé, del “ghe pensi mi”, che angustia l’Italia da quasi cent’anni. Quanto all’immigrazione, il trattato di Lisbona prevede che l’Unione decida all’unanimità tra governi, senza la decisione del Parlamento europeo, con l’eccezione di alcune materie marginali, in cui il trattato stesso prevede la procedura legislativa ordinaria.Il trauma è la nostra paura: il mondo è un altrove che ci minaccia.  Il restringersi della visuale e del futuro ci rende ciechi: il mediterraneo resta altrove, solo la nostra quiete di nazione arroccata e aggredita ci interessa. Non ci interessa quel che fa Gheddafi  e vagamente parliamo di massacri, in parte avvenuti in parte potenziali. Non ci interessano neanche gli insorti, le loro intenzioni. Il mondo è in mutazione ma noi siamo lì, chiusi in un recinto fatto di ignoranza volontaria: come se esistesse, oltre alla guerra preventiva, un non-voler sapere preventivo. Credevamo di aver spostato le nostre frontiere lungo le coste libiche, felici che a gestire l’immigrazione fosse il colonnello coi suoi Lager, invece nulla da fare. Il muro libico crolla, disperati si accalcano a Lampedusa, Bossi offre come soluzione lo slogan “föra di ball” e Berlusconi va nell’isola come re taumaturgo, promettendo campi da golf su pietraie e casinò. La paura è comprensibile ma va affrontata, secondo Martini, con quattro virtù: resistenza, calma, serietà, dignità. È proprio quello che manca in Italia. Ma il governo sembra più propenso a mantenere fermo questo dramma, piuttosto che a dare risposta al povero, a sfruttare l’immagine del povero per i propri calcoli piuttosto che ad aiutarlo veramente. Il vocabolario sacrificale che l’accompagna: esodo biblico, inferno, apocalisse, tsumani è vantaggioso al capo politico, che pare più forte. Berlusconi parla di tsunami umano, ed ecco paesi e persone degradati ad acqua che irrompe. Ma proviamo a dare una corretta dimensione al problema. Ad oggi sono circa 7000 le persone a Lampedusa, soprattutto tunisini di età media di 16-17 anni (molti di 11-13 anni). Vivono da un mese in condizioni disumane, dormono su sacchi di plastica con pochissimi servizi igienici. L’Italia ha sottoscritto la convenzione ONU che tutela l’infanzia e l’adolescenza, ma a Lampedusa nessun esponente del governo sembra volersi occupare. Se facciamo due conti, 7000 rifugiati su 60 milioni di persone, sono circa 115 persone delle quali un milione di cittadini dovrebbe farsi carico.  Per un grande paese come il nostro, non mi pare nemmeno un fatto emergenziale: nel 1991 arrivarono 11000 albanesi a Bari in un solo esodo! Anche la Chiesa, che possiede molti alloggi, trasformati in alberghi, che godono di sconti fiscali perché destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali”, finalmente, ha aperto le porte, secondo lo spirito dell’evangelo, a 2500 fuggiaschi, stipati a Lampedusa in condizioni non vivibili.
Adesso, mettendo fine alle chiacchiere ed al populismo, tocca al governo ed allo stato con le sue innumerevoli risorse (stabili e caserme vuote di sua proprietà) dare corso alla solidarietà, almeno che non sia più propenso alla ricerca di nuovi carcerieri per gli immigrati che respingeremo. In questo contesto è bene ricordare che gli aiuti pubblici alla cooperazione internazionale, in Italia, sono crollati. Ristabiliti dal governo Prodi, da due anni scendono sempre più. Gli stanziamenti per il 2011 per la cooperazione allo sviluppo internazionale raggiungeranno il livello più basso di sempre, con una riduzione del 61% rispetto al minimo del ’97. Si dirà che in Europa tutti tagliano. È falso: Londra, Stoccolma e Parigi aumentano gli aiuti malgrado la crisi.
Francesco Masut

Indignazione e falsi timori
 Sento il bisogno di esternare la mia indignazione di cittadina italiana ed in  articolare di formazione cristiana. Vivendo in Veneto, mi chiedo che cosa stia succedendo alla mia gente, ma ancor più la mia curiosità sbigottita è rivolta a quegli esponenti politici che si sono battuti con grande fervore per rivendicare il diritto ad esporre il crocifisso nei luoghi pubblici. Infatti oggi, osservando atteggiamenti sempre più xenofobi ed ottusamente egoici, pretendo di sapere se per costoro, quel simbolo religioso sia meramente una “griffe” (da usare subdolamente per catturare un certo tipo di elettorato). O si rendono conto che invece dovrebbe rappresentare la condivisione degli inseganmenti di Gesù Cristo? Di cui sembrano dimenticare proprio quelli riguardanti la solidarietà nei confronti dei bisognosi, che ne sono il cardine portante. Personalmente sono consapevole che “l’emergenza-migranti” non sia di semplice gestione (peraltro ampiamente prevista…) e in un paese già travolto dalla crisi potrebbe scatenare guerre tra poveri, ma proprio per questo ritengo vada affrontata con serietà e coscienza. Ma quando sento parlare di “respingere ad ogni costo”, di scuse meschine per dimostrare che “nel nostro giardino non si può”, per tranquillizzare i benpensanti impauriti da questi miseri-sporchi-senzalavoro (come saremmo noi se fuggissimo da guerre e disperazione, e come sono stati molti dei nostri avi), mi chiedo dove siano i valori cristiani. Di sicuro non tra le parole degli amministratori leghisti che forse usano la croce per sentirsi anti-musulmani, ma non parlano mai nè di accoglienza nè di umanità, chiudono anzi la porta in faccia ai FRATELLI affamati di semplici condizioni di vita dignitosa, cercano consensi nella rabbia e fomentano il razzismo: ma questo comportamento contraddittorio è una bestemmia! E lo stesso accade nei confronti delle regioni del sud. Ma la Chiesa non si ribella? Per un uso tanto improprio della fede cristiana potrebbe proporre la scomunica! Qui si trattano esseri umani come scorie radioattive da allontanare o come NEMICI da combattere con eserciti creati ad hoc ( anche qui il genio-Gidoni vorrà discriminare gli eventuali volontari del sud?!!). Se potessi parlare al pontefice avrei molto da chiedere…ma non potendo, mi rivolgo ai miei vicini, ai miei simili, esseri umani, anche agli atei, e dico loro che questa politica dovrebbe spaventarci più di 1000 sbarchi!

Cristina Muratore Idv

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2 comments
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  1. Avete ragione entrambi.

    Bisognerebbe che il Nord del mondo regolamentasse i mercati e le speculazioni. Accecato dalla finanza virtuale, non si rende conto, con questi sporchi giochetti, di mettere alla fame 3/4 di popolazione mondiale.

    Ed è perciò un miracolo che a scappare da luoghi dove è anche solo difficile avere il mangiare siano solo in poche decine di migliaia.

    Qualcuno ha parlato di “invasione”. Questo è solo l’inizio. Ma spesso chi chiede di “fermare lo tsunami” è proprio colui che continua ad arricchirsi provocando la miseria degli altri e ad alzare barricate sempre più alte poi per tenerli lontani.

  2. Più che alro è che in Italia questi non hanno nessun futuro e comunque non si può accogliere tutti, frà l altro profughi che arrivano con telefonino e soldi in tasca saranno anche da aiutare ma per il sottoscritto sono e restanco clandestini e vanno rimpatriati tutto il resto è demagogia, In italia avrebbero una vita ben peggiore che nei loro paesi. Andando avanti di sto passo saremo noi italiani che con i gpmmoni attraverseremo le coste per cercare lavoro e una vita migliore in Albania Tunisia Romania ecc ecc mandarli a casa loro gli si evita una vita ben peggiore dovrebbero ringraziarci