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Economia bellunese: quasi tutti gli indicatori hanno il segno positivo. In crescita produzione industriale e vendite. Guidano la ripresa i settori metalmeccanico e occhialeria. Preoccupazione per il comparto del legno e per l’edilizia

Feb 28th, 2011 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno

Ancora una fotografia con molti chiaro-scuri per l’economia bellunese a cavallo fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. Mentre ancora lo scorso anno si aveva qualche timore a parlare di ripresa, i dati che confrontano il IV trimestre del 2010 con lo stesso periodo del 2009 fotografano una situazione generale in via di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero, se pur non mancano aree e situazioni ancora negative. Quasi tutti gli indicatori risultano in crescita. In particolare, sono migliori i dati sulle vendite (+ 7,3% in Italia e + 6,4% verso i paesi UE) e quelli relativi alla produzione industriale della provincia (+ 5,8%). L’analisi per classe dimensionale delle aziende mette in luce le performance di quelle che hanno tra i 20 e i 49 dipendenti, ma il dato è positivo anche quelle di dimensioni molto piccole, cioè che hanno fra 1 e 19 addetti. Il miglioramento, che fino al terzo trimestre del 2010 chiamavamo “a macchie di leopardo” per indicare che non coinvolgeva ancora tutte le piccole imprese, sta invece progressivamente investendo tutta la filiera. Come già osservato in precedenza i settori più grandi del manifatturiero bellunese, metalmeccanico e occhialeria, guidano questa nuova tendenza. Positivi anche i risultati dei settori tessile/abbigliamento e materie plastiche/gomma. Vi sono ancora dati in negativo però. A differenza degli altri trimestri dello scorso anno, è l’occupazione a far registrare una sostanziale stabilità con un leggerissimo calo del -0,5% nel quarto trimestre del 2010 in confronto allo stesso periodo del 2009. Veneto Lavoro ha recentemente pubblicato i dati relativi ad assunzioni e cessazioni per quanto riguarda il lavoro dipendente. La provincia di Belluno registra per il 2010 un saldo negativo di 600 posti di lavoro. Il dato si è ridotto di circa un terzo rispetto al 2009 quando il saldo negativo era di 1.900 unità. Il dato 2010 si riduce della metà anche rispetto al 2008, quando il saldo negativo fu di 1.200. Se guardiamo il dato relativo alla richiesta di cassa integrazione (dati Inps), per quanto riguarda la provincia di Belluno, il settore manifatturiero ha visto nel 2010 una diminuzione del 31,4% rispetto al 2009. Il confronto con il Veneto è eloquente: nella nostra regione la richiesta è cresciuta del 52,8% e in Italia del 24,5%. Sullo “stato di salute” delle imprese registriamo una diminuzione di quante dichiarano di essere in ritardo con gli incassi (dal 51,9% del terzo trimestre 2010 passano al 45,1% del quarto trimestre del 2010), un miglioramento anche nella liquidità (il 20,4% delle imprese bellunesi dice di avere una liquidità tesa nel IV trimestre del 2010 mentre nel II trimestre del 2010 era del 28,6%), mentre si avverte una maggiore incertezza, se pur di poco, nella produzione assicurata (solo il 20,4% dice di avere una produzione assicurata per tre mesi, quindi in linea con i valori dei periodi precedenti). Per quanto riguarda le previsioni del I° trimestre 2011, il sondaggio registra un cauto ottimismo, sia per quanto riguarda la produzione sia per le vendite. Sempre con i distinguo rilevati sopra, quindi con ancora qualche pessimismo degli operatori del settore legno. Anche dal punto di vista occupazionale per qualche settore industriale le previsioni sono ancora negative. Maggiore fiducia per quanto riguardo agli investimenti: molti settori industriali dichiarano ancora una propensione a continuare a investire. Il commento di Gian Domenico Cappellaro, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti: “Registriamo con soddisfazione il fatto che la tendenza al miglioramento venga sempre più confermata man mano che i dati precisano l’andamento dell’anno appena passato. I cosiddetti “settori forti” del manifatturiero pare abbiano decisamente imboccato un percorso di crescita più robusto e nettamente percepibile. Resta purtroppo ancora preoccupante la situazione di alcuni settori, come il legno e l’edilizia (pur se quest’ultima resta al di fuori del comparto manifatturiero e non viene rilevata dalla nostra indagine). Anche dal punto di vista dell’occupazione ci sono settori che fanno ben sperare in una ripresa, mentre altri sono ancora in territorio negativo. Per i primi mesi del 2011 non possiamo che confermare ciò che dicono tutti gli enti di rilevazione e le imprese che la Fondazione Nord Est ha sentito, cioè confermare che la ripresa stia lentamente proseguendo. Bisogna fare alcune considerazioni legate però alla quasi impossibilità di fare delle previsioni che tengano conto di tutti i fattori che pesano sull’economia. La crisi in Libia, per fare l’esempio più recente, sta provocando un aumento dei prezzi del petrolio che finirà per influire proprio sulle previsioni che abbiamo appena fatto. Un’economia in cui la voce export è così importante come la nostra, deve sempre tener conto dei fenomeni mondiali. Inoltre, se è vero che la propensione alla spesa sta crescendo (certamente più nei mercati esteri che in Italia), bisogna attendere ancora molto tempo prima che torni ai livelli pre-crisi. Sempre se tornerà a quei livelli. E se ci tornerà con le stesse priorità di spesa. La crisi è stata molto profonda e ha cambiato i nostri comportamenti e lo vedremo sempre di più in futuro.”

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