Friday, 14 December 2018 - 05:54

Liberal: Pier Paolo Cito, fotoreporter per caso, una vita in prima linea. E la polvere dell’Afghanistan negli scatti del capitano Mauro Da Corte

Feb 27th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

«Studiavo geologia, amavo fotografare gli uccelli, la natura, non volevo certamente fare il fotoreporter di guerra. Tutto è iniziato nel 1992 sul molo di Brindisi». Lo ha raccontato sabato sera nella sala gremita di pubblico al Centro Giovanni 23mo per i Grandi incontri di (l’associazione presieduta da Rosalba Schenal) con moderatore Maurizio Cerruti, , professione reporter. Le sue foto, attraverso l’agenzia Associated Press, sono state pubblicate nelle principali testate giornalistiche del mondo. Finalista nel 2007 al Premio Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento assegnato dalla Columbia University a giornalisti e fotoreporter. Cito, relatore della serata insieme al capitano del 7mo alpini , originario del Cadore, nel suo incipit della serata ha spiegato come la sua vita sia cambiata da quell’estate del 1992 quando sono sbarcati migliaia di profughi albanesi in fuga dal Kosovo e dall’Albania. «Nel 1992 abitavo a Brindisi, quando un amico mi chiama per dirmi di andare subito al porto per fotografare lo sbarco dei profughi albanesi. Il giorno dopo arrivarono i reporter professionisti e le loro foto finiscono su tutti i giornali. In quel momento ho deciso che avrei fatto quel lavoro». Inizia così la carriera di Cito, reporter in prima fila, a fianco dei soldati. Kosovo, Striscia di gaza, Etiopia, Eritrea, Afghanistan, oltre che fotografo accreditato per 10 anni del papa Giovanni Paolo II. Nel corso della serata sono state proiettate le immagini dall’Afghanistan del capitano . Panoramiche e dettagli montati in una avvincente sequenza con il commento dell’ufficiale «quello che vedete non è sabbia, è polvere»! Seguono le immagini di Cito. «Il mio lavoro – ha detto – è quello di fotografare la vita dei soldati». E per farlo in Afghanistan, ha corso gli stessi rischi dei soldati americani, fotografando istante per istante, anche i momenti più drammatici del conflitto a fuoco con i feriti.

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