Tuesday, 23 January 2018 - 18:03

Le riflessioni di un cattolico * di Mario Svaluto Moreolo

Feb 5th, 2011 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Mario Svaluto Moreolo

Sul piano generale non posso che condividere quanto esposto dell’ Onorevole Giulia Bongiorno che è ineccepibile sotto ogni profilo.
Faccio anche riferimento alla lettera apparsa sul Gazzettino di Gabriele Ganz e la severa e piccata replica dell’ Onorevole Maurizio Paniz, parlamentare.
Con pacatezza e sobrietà vorrei riflettere sull’ atteggiamento assunto dal cosiddetto “mondo cattolico” sulla questione che investe in maniera devastante la personalità ed il ruolo del Premier Silvio Berlusconi. Lo sintetizzo per punti.
•dopo tanta attesa è intervenuto il Cardinale Bagnasco con una dichiarazione  che esprime  il pensiero e la preoccupazione della Conferenza Episcopale Italiana. Lo dico con grande rispetto, ma a me pare che la riflessione  sia caratterizzata più  da equilibrismo che da equilibrio. Infatti, a parte il dovuto e severo richiamo alla moralità dei comportamenti pubblici e privati, mi domando cosa ha di riprovevole e di moralmente censurabile l’ attività di indagine obbligatoria  della Magistratura ?
•immagino un filo rosso che  collega Milano, Roma e Belluno.  Il Presidente  Formigoni difende il Premier e non dice una parola sui suoi comportamenti privati che hanno una così grave ricaduta sulla credibilità delle istituzioni. Era convinto che Ruby fosse veramente nipote di Mubarak. E poi, in ogni caso, non giudicare se non vuoi essere giudicato (Vangelo).
Il Parlamentare Lupi con esagitata e sospetta irruenza difende a tutto campo il Premier  e ne loda la capacità e l’ indispensabilità politica ed istituzionale  affermando che a casa propria ognuno fa quello che vuole. Classica enunciazione e difesa del principio della “doppia morale” severamente condannata da sempre dal Vangelo e dalla Chiesa (Corpo Mistico e Comunione dei Santi), per non dire dall’ Etica laica.
Il Sindaco Prade sulla questione osserva un silenzio “assordante”.  Credo che la comunità locale abbia il diritto di conoscere il suo pensiero in merito ed anche esigere una presa di distanza da quelle squallide vicende. E, sia ben chiaro, senza negare appartenenza o stracciare tessere.
L’ onorevole Paniz va ben oltre le posizioni appena elencate e diventa in assoluto il paladino del premier e della sua vergognosa condizione. Si fa protagonista, quale membro della Giunta per le Autorizzazioni a procedere, di una proposta incredibile  tesa a negare la competenza del Tribunale di Milano: il Premier era nelle sue funzioni istituzionali quando telefonò alla Questura di Milano. E sì, la ragazza era la Nipote del Presidente dell’ Egitto Mubarak ! E’ proprio vero: Ruby maior minor cessat !
•totale è il silenzio della Gerarchia locale. E’ la “tecnica” da sempre usata: sopire, non rispondere , il silenzio, il silenzio !  Non è che, con il totale abbandono all’ intervento di Dio, si rischia di cadere nell’eresia “quietista” ?Telebelluno addirittura non dà nemmeno le notizie,  figuriamoci legittime e doverose considerazioni o giudizi ! L’ Amico del Popolo è tradizionalmente assente e silente sulle questioni morali che investono la politica o le istituzioni. Questa “libera” informazione è proprio sicura di esprimere e rappresentare il modo di essere e la cultura della nostra gente ? Né la Gerarchia né questa “libera” informazione potranno dire un domani: noi non c’eravamo !  E, fatte le debite proporzioni, non è che un domani dovranno chiedere scusa per questa ignavia ?
•perché mi esprimo in maniera così esplicita e dura ? Principalmente per due motivi :—la situazione complessiva è delicata e pericolosa e c’è il rischio concreto della disarticolazione del sistema democratico: i cattolici democratici sono stati i protagonisti della costruzione e mantenimento della nostra democrazia dal dopo guerra in poi. Oggi dove sono ?
—come ho già dichiarato in altre occasioni io ho molte, moltissime interlocuzioni con la gente comune e con soggetti impegnati in politica, nelle istituzioni e nelle più varie associazioni.
Bene.
Ad ogni piè sospinto mi vengono sbattute in faccia (in sintesi) le seguenti considerazioni/accuse:
1 – tu che ti professi cattolico osservante, non ti vergogni di questa “chiesa” che è sempre dalla parte del potere e del denaro ed alle prese con i preti pedofili !
2 – non valgono più gli insegnamenti del Vangelo ? Come la mettiamo con le parole del Cristo in terra ?  ………..fuori i mercanti dal Tempio………..e meglio mettersi una pietra al collo e…………..piuttosto che………….guai a voi……..farisei……….sepolcri imbiancati……….razza di vipere……….scegliete fra Dio e mammona……….
Io ho un bel dire: non semplificate, non strumentalizzate, abbiate più rispetto, tutti siamo immersi nella condizione umana con tutte le sue contraddizioni, il dono della fede ci porta a guardare oltre e così via.
Non sono di primo pelo per cui sono abbastanza abituato alla polemica, all’ invettiva; però quello che mi sorprende e mi fa pensare è un di più di rifiuto, di disprezzo e di acredine (forse di odio ?) che viene espresso da tante, troppe persone con cui, magari, ho condiviso stagioni di impegno nelle organizzazioni cattoliche, nella politica, nelle istituzioni, nello sport.
•E guardando, con un po’ di disincanto, alla nostra comunità provinciale mi viene alla memoria un episodio di qualche anno fa………Ricordo l’ applauditissima conclusione dell’ intervento dell’ On. Flaminio Piccoli Segretario della D.C. al Vigesimo Terzo: voi cittadini di Belluno per uscire dall’ isolamento e dalla marginalità dovete muovervi con il passo lento, cadenzato, ma sicuro dell’ alpino che va in montagna ! Mi pare che, complessivamente, questa nostra comunità stia arrancando ancora nelle retrovie , però sempre con passo lento e sicuro !
In ogni caso io guardo con fiducia ed ottimismo al futuro aiutato dalla forza della volontà e della ragione.
Mario Svaluto Moreolo

Noi donne calpestate, non possiamo tacere di Giulia Bongiorno*
Caro direttore,
quando è in corso un’indagine che riguarda un personaggio pubblico, l’immancabile amplificazione mediatica che ne consegue è insidiosissima. Di solito, gli elementi divulgati sono soltanto quelli raccolti dai pubblici ministeri. Si finisce così per attribuire il crisma di verità a tesi parziali. E l’idea che se ne fa l’opinione pubblica può risultarne alterata. Da avvocato, sento quindi l’obbligo di sottolineare che l’indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali. Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d’accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà mai cancellare. In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è “in attesa di giudizio”: il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier. Nelle aule di Milano si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni  –  né una sentenza  –  per conoscere la sua opinione sulle donne. Un’opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un’enorme rilevanza politica.  Un’opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati. Un’opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, nonché attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse. Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l’avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all’onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età, accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico. Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque  –  appunto per questo  –  dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza. No, non è così. Non c’è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio. E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perché conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto. A ciascuna di loro  –  nel momento in cui le donne vengono scelte e “premiate” in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità, l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare  –  è stata riversata addosso l’inutilità del suo sacrificio. Brucia, questa ferita. Brucia anche perché non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d’invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo. Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità tra uomini turba ma non sorprende. Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna, c’è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne. Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto   –  in primis, battaglie contro magistrati “comunisti”  –  , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili. Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm “politicizzati” siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità di tutte noi? E allora non copriamo con l’alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato. Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore  –  senza distinzione di età, credo politico, provenienza geografica  –  per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi. Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.

*L’autrice dell’articolo è presidente commissione Giustizia della Camera

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One comment
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  1. Per il signore Svaluto
    O letto una traduzione francese del suo articolo.Ma la tra duzione era troppo cattiva per capire tutto e il mio italiano e divenuto cattivissimo. Sono contenta di vedere che tutto va bene per lei. Uno buongiorno a tutta la famiglia da La Rochelle in Francia.
    Valérie Paris

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