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lunedì, Maggio 25, 2020
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Presentato a Belluno il Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico

Palazzo Piloni sede della Provincia
L’alluvione che ha devastato il Veneto ha evidenziato anche le fragilità del territorio bellunese, i cui maggiori rischi non riguardano soltanto la sicurezza idraulica (e dunque il pericolo di gravi ed estesi allagamenti) ma sono elevati pure sotto i profili geologico e idraulico forestale. E’ quanto ribadito questa mattina in Provincia di Belluno nel corso della presentazione della prima bozza di programma di interventi di riduzione del rischio sul territorio regionale, elaborata dai tecnici del Commissariato per il superamento dell’emergenza alluvione. All’incontro, presieduto dal commissario vicario Mariano Carraro, ha preso parte anche l’assessore provinciale alla difesa del suolo Bruno Zanolla, presente anche il collega all’ambiente Ivano Faoro. Tra gli interventi essenziali nel bellunese, è stato ricordato, figurano la pulizia degli alvei dei corsi d’acqua, in caso soprattutto di forti precipitazioni soggetti ad un consistente trasporto di materiale solido (sabbia, sassi e massi) che possono comprometterne la portata. Altrettanto importanti sono le opere strutturali di ampio respiro, come i grandi invasi, per i quali pure sono indispensabili manutenzione e pulizia che ne garantiscano l’efficienza, senza escludere interventi di tipo innovativo. In definitiva, la prima bozza di piano di mitigazione del rischio, sulla quale gli enti locali sono ora chiamati a presentare osservazioni e suggerimenti, indica per Belluno interventi che comporterebbero investimenti pari a oltre 133 milioni. Di questi, 18 milioni 143 mila euro si riferiscono a opere finalizzate alla sicurezza geologica, mentre altri 2 milioni 180 mila euro riguardano gli interventi idraulico – forestali. Per la sicurezza idraulica, invece, la previsione di spesa è di circa 113 milioni. Le aree maggiormente colpite dalle frane causate dall’alluvione sono l’Alpago e il Feltrino.

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