Wednesday, 26 September 2018 - 14:54

Da Mursia: Una donna e il ricordo del lager Ondina Peteani. La Lotta Partigiana, La deportazione ad Auschwitz, L’impegno Sociale In libreria

Gen 14th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

In occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria delle persecuzioni nazifasciste, Mursia presenta Ondina Peteani, la lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l’impegno sociale: una vita per la libertà (pagg. 274, euro 17; prefazioni di don Andrea Gallo e Liliana Segre), biografia  della  prima staffetta partigiana d’Italia, deportata ad Auschwitz n. 81672 .
Nella ricostruzione della storica Anna di Gianantonio basata su una serie di testimonianze dirette e di registrazioni sonore raccolte insieme a Gianni Peteani, figlio di Ondina, la vita della protagonista, nata a Trieste il 26 aprile del 1926 (giovanissima  operaia  e attivista del PCI sin dal 1942, a soli 17 anni) attraversa gli anni del fascismo, si inabissata in modo incancellabile nella detenzione nei campi di concentramento (Auschwitz, Ravensbrük, Eber Walde e poi di nuovo  Ravensbrük) e continua nel dopoguerra segnata intimamente dall’eredità dei lager – la sterilità, l’anoressia, la depressioni e alcune calcificazioni polmonari –  con il  suo lavoro di ostetrica, con l’impegno politico, con l’intensa attività culturale.
«È bello vivere liberi»: sono state le sue ultime parole, l’epitaffio di una vita passata dalla parte dei giusti e il suo racconto non fa sconti, non c’è retorica nelle sue parole, ma solo la cruda, tragica realtà della ferocia umana: «…Apprendemmo, in quei rapidi colloqui, l’abc della sopravvivenza: imparare subito il proprio numero in lingua tedesca e polacca; obbedire rapidamente agli ordini per non essere violentemente pestate; non bere assolutamente l’acqua del campo perché non era potabile; infine ci dissero dell’esistenza dei forni crematori, del loro funzionamento, di cui era proibito parlare, dovevamo fingere di non sapere niente».
Una testimonianza fondamentale per  comprendere i segni indelebili che il lager ha lasciato sulle sue vittime ma anche il racconto di una donna speciale, emblema di una generazione di donne che la guerra, paradossalmente, ha reso libere, ma che per quella libertà hanno pagato un prezzo elevatissimo.
Gianni Peteani ha deciso di dedicare dedicato questo libro al Presidente della Repubblica che «con commozione e ammirazione ha letto la storia di mia madre».

I NOMI DEI DEPORTATI, L’UNIVERSO CONCETRAZIONARIO, LE TESTIMONIANZE: L’IMPEGNO DI MURSIA PER LA MEMORIA
Con  la biografia di  Ondina Peteani Mursia prosegue il lavoro editoriale cominciato sin dagli anni Sessanta che vede la casa editrice milanese impegnata nella pubblicazione di memorie di sopravvissuti nei lager. I titoli finora pubblicati sono oltre 120  tra i quali i celeberrimi Tu passerai per il camino di Vincenzo Papalettera, Uomini ad Auschiwtz di Herman Langbein e Le cavie dei Lager di Luciano Sterpellone.
Centrale in questo impegno Il libro dei deportati, monumentale opera in 4 volumi  sulla deportazione politica, risultato della ricerca promossa dall’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati)  e realizzata dal Dipartimento di Storia dell’Università di Torino  sotto la direzione di Brunello  Mantelli e Nicola Tranfaglia.
Il primo volume dell’opera, I deportati politici 1943-1945  (3 tomi, pp. 2554, euro 120), è il censimento che per la prima volta raccoglie decine di migliaia di schede con date e luoghi di nascita, di arresto, di detenzione, di liberazione o di morte dei deportati politici: dai primi italiani destinati a Dachau o Mauthausen (quando l’Italia monarchico-fascista era ancora un fedele alleato della Germania di Hitler) ai militanti antifascisti arrestati tra l’ottobre del 1943 e il marzo del 1944; dai partigiani e fiancheggiatori della Resistenza ai rastrellati, capitati per caso in mezzo ad azioni di controguerriglia; dai responsabili di infrazioni alle norme in vigore sotto la RSI, o nelle zone direttamente controllate dal Terzo Reich, ai detenuti per reati comuni messi a disposizione dell’occupante dal governo di Salò. Per tutti un’unica sorte: finire nel sistema concentrazionario nazista per morire o per uscirne feriti per sempre.
Il secondo volume, Deportati, deportatori, tempi, luoghi (pp. 872, euro 45), costituisce il necessario contesto delle biografie del primo fornendo una dettagliata descrizione del concreto funzionamento della macchina della deportazione, con particolare attenzione al suo obbligato adattamento alle caratteristiche dei territori italiani sui quali operava: Asti, Cuneo, Novara, Pavia, Vicenza, Belluno, Trieste e il confine orientale, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Firenze e la Toscana, tutte zone che pagarono un tributo umano elevatissimo alla deportazione.
Il terzo volume dell’opera, La galassia concentrazionaria SS 1933-1945 (pagg. 576; euro 38,00), ripercorre la storia dei principali campi di concentramento nazisti, nota al lettore italiano non specialista grazie alla memorialistica per il periodo settembre 1943/maggio 1945. Ma i Konzentrationslager nazisti erano preesistenti, costituiti immediatamente dopo la chiamata al potere di Hitler o fondati successivamente, ciascuno con una sua funzione spesso legata al luogo dove era sorto, ma tutti soggetti a uno sviluppo strettamente connesso con l’evoluzione complessiva del Terzo Reich e con il progressivo estendersi del numero dei soggetti «non conformi» ai modelli umani di regime e perciò destinati al lager (dagli oppositori politici ai devianti sociali e poi, dal ’38, agli ebrei).  Le vicende di ogni lager vengono analizzate da specialisti tedeschi, austriaci, polacchi, francesi e italiani che qui descrivono un quadro sfaccettato in cui coesistono dimensione distruttiva e impiego dei deportati come manodopera coatta.
Uscirà nel 2011 il quarto e ultimo volume che raccoglie i saggi critici sulla ricerca.

Il libro dei deportati prosegue il lavoro di raccolta dati e di analisi sull’universo concetrazionario che la casa editrice ha iniziato con Il libro della memoria (pagg.1004, euro 49,30) realizzato da Liliana Picciotto, storica presso la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Ci sono voluti vent’anni di ricerche per ricostruire l’elenco degli oltre ottomila ebrei che tra il 1943 e il 1945 vennero deportati dall’Italia e dalle Isole Egee verso i campi di sterminio nazisti: circa settemila morirono per gli stenti, per la fame, le percosse o nelle camere a gas. Altri riuscirono a tornare nelle loro case, ma rimasero feriti per sempre nel corpo e nell’anima. Questo libro è un monumento alla loro memoria, è un’opera unica che raccoglie i nomi delle vittime del nazismo e del fascismo e la storia di ognuna di loro dal momento dell’arresto in Italia a quello della deportazione. La tragedia della Shoah è scritta nella data di nascita, di arresto, di deportazione di morte o di liberazione.

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