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Sergio Reolon: “Quello che diventa oggi emergenza è il risultato di una lunga assenza”

Nov 4th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Restituire la natura alla natura. Avviare un sistema di manutenzione costante dei corsi d’acqua. Pretendere un Piano Veneto di Tutela delle Acque serio: basato su misurazioni contemporanee, e non antiche di cinquant’anni. Questo ha chiesto Sergio Reolon, consigliere Pd in Regione, in un intervento dedicato alla situazione di emergenza vissuta dal Veneto in questi giorni. “Il primo passo per la salvaguardia della pianura è avere cura della montagna – ha affermato il consigliere – Rigoni Stern diceva che quando l’ultimo montanaro avrà abbandonato la montagna, le ortiche invaderanno piazza San Marco. Ma da quello che è successo in questi giorni è chiaro che, quando l’ultimo montanaro avrà abbandonato la montagna, sarà l’acqua a sommergere la pianura. Bisogna accendere la luce su quanto sta succedendo. Fuori da questa aula ci ridono dietro quando ci sentono dire che sta iniziando un cambiamento climatico. Il cambiamento è già in gran parte avvenuto. La polemica sulle responsabilità, ora, non serve al nostro territorio. Ma sarebbe colpevole l’assenza di una ricerca delle cause che hanno portato a questa situazione. Non dico che gli eventi di questi giorni non siano emergenza. Però sappiamo anche che ricorrono con una frequenza cinquantennale: bene, dall’alluvione del ’66 sono passati 44 anni. E allora caddero 270 mm d’acqua in 6 ore, al lago del Mis.  Non 500 mm in 48 ore”. Quello che diventa oggi emergenza è il risultato di una lunga assenza. “Per anni l’Università di Padova ha chiesto sostegno per studiare la situazione su modelli matematici. Gli unici ad averli finanziati sono stati il comune di Longarone e la Provincia di Belluno. La Regione è stata sorda. E quando è stato infine fatto un piano di prevenzione per il Piave, era il 1997 e il costo previsto era di 350 miliardi di lire. Quanti soldi sono stati messi? Zero. Gli studiosi e i tecnici lo dicono da anni: se dovesse ripetersi l’alluvione del ’66, i danni oggi sarebbero 10 volte superiori. Perché abbiamo costruito: di più e oltre. Sappiamo, oggi, che il nuovo tratto della statale 251 di Alemagna, tra Castellavazzo e Perarolo, è stata fatta dentro l’alveo, e a una quota più bassa della vecchia. Sappiamo, oggi, che il Pai Veneto prevede che per l’asta bassa del Piave passino 3500mc/s, quando durante l’alluvione del ’66 ne passarono 5500 di mc al secondo. Eppure siamo pronti a stupirci, siamo pronti a dire, in caso di disastro, che era impossibile prevedere?”. Per Sergio Reolon è necessario un mutamento radicale della cultura del territorio: un mutamento di tutta la classe dirigente. “Non è vero che il fiume ha rotto gli argini: siamo noi che abbiamo costruito sul terreno del fiume. Abbiamo artificializzato i nostri corsi d’acqua, li abbiamo intubati: ma solo recuperare la loro naturalità ci permetterà di uscire dalla sindrome dell’emergenza. Niente pianti da coccodrillo. Ora mettiamo subito risorse in bilancio: ma sapendo che non saranno sufficienti se non a dare un segnale a chi ha subito danni e nel rispetto di chi ha portato aiuto. Ma bisogna cambiare le teste. Avviare una manutenzione costante dei corsi d’acqua significa dare lavoro. E creare occasioni di politica economica diversa”.

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