Monday, 20 May 2019 - 17:48

Il dilemma dell’autostrada Venezia-Monaco

Ott 25th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Il Comitato Interregionale Carnia-Cadore del movimento Dolomiti rilancia la questione (opponendosi) del prolungamento dell’autostrada (il vecchio progetto denominato Venezia-Monaco) oggi sostenuto dall’assessore regionale . Che sulla stampa aveva risposto al lettore Oscar , anch’egli convinto che l’A27 debba fermarsi a Ponte nelle Alpi dov’è ora. Pubblichiamo i tre interventi in ordine cronologico, certi che – per rispondere a Peraltrestrade – il turismo del bellunese non si salvaguardi interrompendo le comunicazioni, ma creando valide offerte. Certo, il trasporto su rotaia è importante, ma conviene dire no all’autostrada e rimettersi in fila per la ferrovia?
  
Autostrada A27. Annibale alle porte * intervento di Oscar De Gaspari
L’autostrada di Monaco è sempre nel pensiero dell’assessore regionale Renato Chisso. Che, preoccupato per non saper come remunerare i capitali privati che potrebbero essere investiti nella A27 per il tratto Ponte Nelle Alpi – Rivalgo (Ospitale di Cadore), studia una tariffa forfettaria per i camion che provengono dall’Europa dell’est. Apparentemente l’assessore Chisso ha ragione. La nostra economia nazionale trasporta su rotaia solo l’8% delle merci, contro il 25% di Francia e il 30% della Germania. Di più, la rete ferroviaria si è ridotta di ben 2000 chilometri dal 1950 ad oggi. I nostri politici veneti privilegiano il trasporto su gomma sapendo che il 35% delle merci europee transiterà attraverso il Veneto. Ma – e qui l’assessore dovrebbe riflettere – mentre Francia e Germania si stanno attrezzando sempre di più con il trasporto su rotaia, veloce e sicuro, l’Italia e il Veneto si troveranno a dover fronteggiare costi di trasporto su gomma notevolmente più elevati rendendo i propri prodotti sempre meno competitivi. Salvo poi dare la colpa al costo del lavoro, la bassa produttività, i sindacati invasivi. E non posso non sorridere amaramente di fronte alla più demenziale delle ipotesi formulate a salvaguardia dell’ambiente che potrebbe essere violentato dalla nuova autostrada: gran parte del tracciato correrà in galleria. Ammesso e non concesso che un lungo tunnel autostradale non offenda la natura e sappia offrire sicurezza al transito veicolare (cosa succederebbe se si dovesse verificare un analogo incidente come quello accaduto sul Fadalto il 17/8/2000 con un’autocisterna – bomba letteralmente esplosa?), mi chiedo quale potrebbe o dovrebbe essere la qualità dell’aria in galleria in caso di improvvisa o programmata sosta. Ancora oggi, a Termine di Cadore nel tunnel lungo 2253 metri l’aria è sempre irrespirabile. I dati statistici dell’inquinamento non sono disponibili. Analoga situazione al tunnel di Col Caralte lungo 1383 metri e in tante altre gallerie cadorine. Al riguardo evidenzio un dato storico-statistico. Domenica 21 luglio 2002 il giornale radio dava notizia alle venti di sera nella rubrica viabilità strade, che tutte le gallerie di accesso al Cadore erano chiuse per troppo inquinamento al loro interno. Sono passati otto anni da allora ma non credo che la tecnologia ambientale abbia studiato ed applicato innovative soluzioni per la pulizia dell’aria, mentre nel frattempo è notevolmente aumentato il traffico veicolare privato e industrial-commerciale. Allora la A27 deve finire dove è ora. Perché oggi non ci sono i presupposti per un suo completamento fino a Monaco mancando di una qualsiasi progettualità economica. Esattamente nove anni fa, il 13/8/2001 l’attuale ministro per le politiche agricole ebbe a dichiarare che “ricordare ai trevigiani che la A27 è importante è come rammentare al Papa l’importanza della religione cattolica”. Un’impegnativa dichiarazione che meriterebbe un aggiornato commento, dal momento che da ogni parte si levano voci e motivazioni, ovviamente verbali, a sostegno del progetto. Il prolungamento della A27 esprime al contrario devastazione ambientale, inquinamento e cementificazione. Un nuovo Annibale è alle porte e non ci sarà mai uno Scipione né alcuna Zama che potranno salvarci. Ma un Pier Capponi che suona le campane a raccolta del popolo potrebbe sempre spuntare.  Oscar De Gaspari

Il difficile mestiere di trovare soluzioni che accontentino tutti *intervento dell’assessore Chisso

Nella sua “Etica”, Spinoza citava spesso la frase “Ogni eretico ha la sua Bibbia”, per ricordare che tutte le eresie, le apostasie, gli scismi trovano, in chi li causa e li crea, una giustificazione nelle Sacre Scritture. Lo stesso, dico io, avviene in campo infrastrutturale, dove molti hanno un’altra soluzione e trovano come motivarla. A discutere di quale sia la migliore, si finisce come l’asino di Buridano (anch’esso citato da Spinoza), il quale non seppe scegliere tra il sacco di avena e quello di farro e morì di fame. Il bellunese, a forza di grandi discussioni sulle risposte alle sue esigenze strutturali, rischia la morte economica, anche dal punto di vista turistico. Io invece lavoro per risolvere i problemi e dare risposte, e opero nel dialogo ma anche facendo. Rispondo a Oscar De Gaspari con due constatazioni: lui ha ragione a dire che da noi il traffico soprattutto di merci privilegia la strada, e lo fa perché non ci sono ferrovie e (aggiungo io) non c’è una società ferroviaria di trasporto funzionale. Io voglio portare a casa l’Alta Capacità Ferroviaria, intanto. Che significa una seconda coppia di binari in direzione Est – Ovest. Ma, guarda un po’, quest’opera che certamente De Gaspari condivide trova l’opposizione dei De Gaspari di pianura, che blaterano di ferrovia litoranea neanche la volessimo fare passare sulla battigia. Sono tuttavia certo che se avessimo ipotizzato altre soluzioni, avrebbero detto che è troppo alta, oppure troppo mediana, perché il “no” viene trasformato in rendita di posizione politica. Io dico che dobbiamo lavorare assieme per il tracciato migliore, ma non aspetto il consenso unanime, sennò faremmo tutti a tempo a morire di vecchiaia (e certamente vivremo io e lei ancora molto a lungo). Lo stesso sulla Venezia Monaco: ogni bellunese sa che uno sbocco a Nord serve all’economia della provincia. Se la Venezia – Monaco l’avessimo fatta 40 anni fa, quando era “facile”, nessuno si porrebbe il problema di levarla di mezzo e anzi sarebbe motivo di orgoglio regionale e nazionale, oltre che arteria fondamentale. Oggi serve ancora, anzi di più, ma i soldi pubblici per farla non ci sono, mentre ci sono volontà e tecnologie per farla benissimo dal punto di vista ambientale. E poi bisogna elaborare una progettualità per reperire le risorse finanziare necessarie. Detto questo, oggi lavoro per portare più in là la A 27, assieme agli enti locali interessati. Ma in ogni caso nessuno a mai parlato per questa arteria di Eurovignette, sistema per colpire i veicoli più inquinanti sui grandi assi autostradali, come quello Est – Ovest per intenderci. 
Renato Chisso Assessore Regione Veneto
L’autostrada non aiuta l’economia turistica ma la compromette. * intervento di Peraltrestrade
“Il bellunese a forza di grandi discussioni sulle risposte alle sue esigenze strutturali, rischia la morte economica , anche dal punto di vista turistico.” Non vi è alcun dubbio che con l’eventuale avvio dei lavori lungo la valle del Piave – da Ponte nelle Alpi al Cadore  – la SS51 diventerà un enorme cantiere per almeno sei sette anni, con la movimentazione solo per lo spostamento degli inerti di risulta dagli scavi di 270.000 camion pellicano oltre ai quali va aggiunto tutto quanto serve poi per costruire un’autostrada. C’è chi può pensare che con questa prospettiva ci siano turisti disposti a mettersi in viaggio per il Cadore ? La risposta l’hanno già data gli albergatori tramite la loro associazione con un netto rifiuto di tale progetto! Se nell’immediato l’autostrada non aiuta l’economia turistica ma la compromette, nel lungo periodo, una volta costruita l’arteria che “deve sfondare a nord ” il turismo cadorino sarà fortemente depresso perché l’appetibilità delle infrastrutture alberghiere e dell’ambiente austriaco, raggiungibile con altri 20 minuti di viaggio, sarà decisiva per non fermarsi in Italia dove manca una politica e una cultura turistica diffusa e dove l’ambiente non è un capitale rispettato e offerto come valore.“Da noi il traffico soprattutto di merci privilegia la strada e lo fa perché non ci sono ferrovie e non c’è una società ferroviaria di trasporto funzionale.”
Siamo d’accordo che l’attuale impianto ferroviario è inadeguato,  ed è quello che segnaliamo alla politica regionale e nazionale da anni. Spetta agli amministratori pubblici fare i piani per la mobilità  su rotaia e non solo su gomma! A quando un piano trasporti  che preveda per le merci, per i pendolari e per i turisti  un’offerta ferroviaria all’altezza della situazione come già fatto in altri paesi alpini quali ad esempio la Svizzera ma non  solo essa?  Se ci sono investitori privati interessati a finanziare l’autostrada perché non ci dovrebbero essere anche per una moderna ed efficace ferrovia?
“Sulla Venezia Monaco, ogni bellunese sa che uno sbocco a nord serve all’economia della provincia se la Venezia –Monaco l’avessimo fatta 40 anni fa, quando  era  facile…”.
Il fatto che si discuta di autostrada dalla fine degli anni cinquanta anni e non si sia ancora fatta esclude che tutti i bellunesi  siano convinti della bontà dell’opera. Lo sono alcuni non tutti e questo per un politico non è particolare trascurabile. Forse l’Assessore era ancora troppo giovane allora per ricordare che negli anni sessanta la quasi totalità delle Amministrazioni locali erano  favorevoli e hanno sottoscritto le quote associative della S.p.A. proponente (la Provincia di Belluno il 9 ottobre 1961) ma poi nel corso degli anni e alla luce di migliori conoscenze molte di queste realtà  territoriali hanno cambiato idea e con esse molti dei residenti e degli affezionati villeggianti. Ci sarà pure un perché.  A nostro avviso  perché si è riusciti a dare ascolto non solo ai politici e  agli  uomini d’affari ma anche a studiosi ed intellettuali che forti delle verifiche e dei confronti fatti con altre simili realtà hanno portato sul piano delle conoscenze quanto utile per arrivare a conclusioni opposte.  “Il fare” senza pensare è operazione bruta e quando  va bene solo grezza perché il pensare non può solo limitarsi al contiguo, al qui ed ora, ma deve essere  costruito in prospettiva al futuro nostro e a quello delle generazioni a venire .
PERALTRESTRADE  DOLOMITI – Comitato Interregionale Carnia-Cadore
www.peraltrestrade.it

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One comment
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  1. Questa lotta contro il prolungamento dell’A27 attraverso il Cadore non è una lotta volta a interrompere le comunicazioni, ma a farle funzionare meglio. Porre tutta la concentrazione sull’opera a finanza di progetto ha infatti già fatto perdere i finanziamenti per bypassare gli imbuti di traffico (come a Longarone). A quest’ora potremmo essere a posto senza avere assessori regionali proclamare la necessità di una costruzione la cui realizzazione e il business – è il segreto di pulcinella – fa capo a 3 società tutte di un importante politico veneto.