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Rosy Bindi all’inaugurazione della tre giorni del Pd in Nevegal: «Il cantiere del dopo-Berlusconi è già iniziato»

Set 3rd, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

«Come lo spiega il leghista ai propri elettori che a Roma stanno votando un’amnistia che lascerà impuniti i reati (per sottrarre ancora una volta Berlusconi dai suoi processi ndr)?» Lo ha detto questo pomeriggio l’onorevole , presidente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico, nella sala convegni gremita di pubblico del Centro Le Torri in , in occasione dell’inaugurazione della Prima festa democratica nazionale delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’Umanità. Ad introdurre l’incontro, c’era Irma Visalli, segretario Unione Pd di , che ha sottolineato come «la rete unita dei nostri territori abbia lavorato per un obiettivo comune, secondo lo slogan “fare insieme”» ottenendo così il prestigioso riconoscimento dell’Unesco. Vi sono stati poi, nell’ordine, gli interventi del sindaco di Antonio Prade, Lidia Maoret segretario provinciale del Pd, Rosanna Filippin segretario regionale Pd che, partendo dall’orgoglio della gente di montagna, ha esortato ad «uscire dalle secche, dalla fogna in cui ci si trova (come ha detto Bersani)». Dopo di lei l’onorevole Gianclaudio Bressa, bellunese di nascita, ma dal 2001 eletto in Trentino Alto Adige dove ha sconfitto Frattini, qui in Nevegal a rappresentare la Provincia di Bolzano. Quindi il sindaco di Erto Luciano Pezzin in rappresentanza della Provincia di Pordenone, che riferendosi alle possibili elezioni anticipate, citando Mauro Corona ha detto: «soldi e paura mai avuti», e Michele Nicoletti segretario provinciale del Pd di Trento.

Rosy Bindi

Rosy Bindi

Rosy Bindi ha iniziato in punta di piedi il suo intervento, aumentando progressivamente la forza delle sue parole. «Da queste giornate – ha detto – devono arrivare delle proposte per una politica organica della montagna. Vi sono responsabilità di lunga data in un’Italia costituita per il 54% da montagne dove vive solo  l’11% della popolazione. E questa popolazione va aiutata. Non si è mai visto un governo centralista come questo – ha rincarato la Bindi – che ha umiliato le istituzioni, le province, i comuni e le comunità montane: non si può annullare il Fondo per la montagna»! Sulla crisi economica è stata ancora più chiara: «Non credo vi sia un governo di uno stato occidentale che di fronte all’aumento del 200% della cassa integrazione e con una disoccupazione giovanile che in Sardegna e Calabria tocca il 70%, che aggiunge altri 140mila disoccupati di fatto nella scuola pubblica! E se il ministro Gelmini può permettersi di fare ciò cher ha fatto, è anche il risultato di una campagna denigratoria durata mesi del ministro Brunetta secondo il quale i dipendenti pubblici sono tutti fannulloni. Qualcuno dice che siamo nella stessa situazione del 1991, ma allora Ciampi riuscì a fermare la bancarotta. Oggi quel tavolo delle trattative non c’è più perché non vi sono più interlocutori sociali uniti. La crisi ha travolto anche loro». Un crescendo finale dove in sostanza Rosy Bindi accusa il governo Berlusconi di aver manipolato la realtà attraverso i media. «Ci hanno fatto credere che siamo in crisi perché c’è la scuola pubblica, perché c’è la sanità pubblica e la Gelmini va dicendo che la legge sulla maternità è un lusso, così come la legge sulla sicurezza sul posto di lavoro. Prima di Gheddafi, c’era un’Italia che aveva una certa autorevolezza internazionale… Siamo il Paese con la più grande disugualianza Nord-sud! Ma siamo anche un Paese che è stato in grado di costruire un lungo periodo di pace e benessere. Ebbene – ha concluso Rosy Bindi – dovremo bonificare il Paese dal berlusconismo e ricostruirlo. Il cantiere del dopo-Berlusconi è già iniziato e noi dobbiamo essere i progettisti e i carpentieri di quest’opera».

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