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sabato, 29 Febbraio, 2020
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E’ in atto una manovra da 18 milioni di euro per affibbiare ai bellunesi lo scomodissimo palazzaccio di via Tiziano Vecellio per alcuni servizi della Usl. Il Consiglio comunale è allo scuro di tutto. A chi giova?

Il Protocollo d’Intesa a firma del sindaco di e del direttore generale della Usl n.1 di del 5 novembre 2004 stabiliva che la Usl si impegnava a “riorganizzare e concentrare nell’area ospedaliera il complesso di attività e funzioni ora svolte all’esterno, negli edifici di via , via S. Andrea e piazzale Marconi”. Tuttavia, dal mese di marzo 2010, la Usl ha dato il via a una serie di azioni unilaterali che disattendono l’impegno sottoscritto nel Protocollo del 2004. Il primo segnale forte inizia con la Conferenza dei capigruppo del 2 marzo, dove cominciano a definirsi i contorni della manovra che coinvolge l’ex convento di via San Gervasio, la villa Dal Fabbro, nonché l’attivazione di una nuova struttura per i malati di Alzheimer da 80 posti letto. Il tutto avvallato dalla giunta Prade, che con 5 assessori presenti e 4 assenti, di fatto dà il proprio benestare all’operazione. A giugno la Usl effettua una rilevazione dei dati di accesso sulle strutture di via (132 dipendenti) e di via Sant’Andrea (44 dipendenti), ossia in quei fabbricati che verrebbero sacrificati in permuta con il palazzaccio di via Tiziano Vecellio. Va ricordato che non a caso abbiamo soprannominato palazzaccio l’edificio oggetto del desiderio della direzione Usl, infatti l’immobile venne scartato anni fa da un’importante associazione di categoria, perché le perizie tecniche effettuate dimostravano la mediocre qualità della costruzione. C’è di più. Ora due dipendenti del Comune di Belluno stanno predisponendo i progetti per questa permuta. E il  20 agosto 2010 la Sovrintendenza ha effettuato un sopralluogo al convento di via San Gervasio, sempre in relazione alla permuta come se fosse già cosa fatta. E’ evidente, insomma, che 5 membri della giunta Prade e la direzione Usl hanno scavalcato il Consiglio comunale di Belluno escludendolo da qualsivoglia forma di coinvolgimento. Del resto un’operazione simile era già stata fatta con la piscina di Belluno (900mila euro di lavori effettuati  senza regolare gara d’appalto, utilizzando l’escamotage della “somma urgenza”). Questa volontà di escludere dalle decisioni dei rappresentanti eletti dai cittadini è dimostrata dal fatto che al Consiglio comunale di Belluno non è stato trasmesso nessun piano per questa grande operazione del valore di 18 milioni di euro. I consiglieri comunali non sono nemmeno a conoscenza di tutti i particolari di questa colossale operazione che condizionerà bilanci futuri e abitudini di chi dovrà rivolgersi ai servizi Usl. Non si conoscono i particolari e i costi (e da chi saranno finanziati) della ristrutturazione dell’ex convento di San Gervasio, della ristrutturazione di Villa Dal Fabbro, della destinazione del canile in via Cappellari e dei fabbricati di Cusighe. Buio totale e una gran fretta di concludere sembra essere il metodo di lavoro adottato. Il Consiglio comunale è allo scuro anche di chi si accollerà le rette dei nuovi 80 posti letto del “nuovo centro Alzheimer”, sulle quali, ad oggi, non c’è alcun formale impegno della Regione e non esiste alcuna pronuncia della Conferenza dei Sindaci. Non si conosce nemmeno se la gestione del padiglione Alzheimer sarà assegnato alla Sersa, che già si occupa della Casa di riposo, oppure se  verrà affidata all’esterno. Non si conosce se  di fronte alla necessità futura rappresentata dalla Usl, di costruire un nuovo ospedale da 400 posti letto, saranno effettuati i lavori di sopraelevazione per i reparti di Ginecologia e Pediatria. Non si conosce  la destinazione del fabbricato oggi sede del reparto Materno-infantile. Troppe cose, insomma, non si conoscono su un’operazione da 18 milioni di euro i cui benefici per i cittadini sono alquanto dubbi.

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