Sunday, 9 December 2018 - 22:35

Il caso delle coltivazioni Ogm del pordenonese finisce sul New York Times. Zaia: “in Europa vige il principio di precauzione”

Ago 26th, 2010 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Riflettore

E’ finita sulle pagine del la vicenda della semina non autorizzata di mais nel pordenonese. In un servizio pubblicato l’altro giorno, la giornalista Elisabeth Rosenthal ripercorre con linearità l’intera vicenda e le differenti posizioni di Stati Uniti e Unione Europea sulla questione, richiamando tra l’altro la posizione del ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan “che ha definito i manifestanti “vandali” benché non abbia detto se intende o meno autorizzare i raccolti geneticamente modificati”, e quella del presidente del Veneto Luca Zaia, per il quale “c’è la necessità di mostrare alle multinazionali che non possono introdurre coltivazioni Frankenstein nel nostro Paese senza autorizzazione”. La Rosenthal ricorda tra l’altro che “c’è disaccordo su come le piante geneticamente modificate possano influire sugli ecosistemi” e che il tema “è particolarmente delicato in Italia, i cui agricoltori hanno investito molto sulle coltivazioni biologiche e su quelle tradizionali, che contano ad esempio centinaia di varietà di pomodoro. Le coltivazioni contaminate con materiale geneticamente modificato potrebbero perdere le loro caratteristiche originarie. E gli agricoltori sono preoccupati che le piante con i geni su misura possano soppiantare quelle delle varietà tradizionali”. “Il WTO – spiega Elisabeth Rosenthal –sostiene che i divieti assoluti per le coltivazioni costituiscono un ingiusto ostacolo al libero mercato perché non ci sono basi scientifiche a supporto di tale netta esclusione”, ma “alcuni agricoltori come Fidenato e produttori di semi come Monsanto protestarono perché l’Europa non aveva ancora aperto le sue porte”, mentre alcune aree dell’Europa sono state dichiarate “zone – Free”. “Ringrazio la Rosenthal per il suo lucido articolo – ha commentato il presidente del Veneto Luca Zaia – e le ricordo che in Europa sta cambiando la normativa comunitaria e vige il principio di precauzione (in Germania è stato constatato che semi di mais hanno provocato tumori al fegato su cavie da laboratorio), mentre per l’Italia è certo quantomeno il rischio che venga svilita e deprezzata la produzione agroalimentare, il cui valore è riconosciuto ovunque nel mondo e purtroppo anche malamente imitato”.

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