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Ciambetti: “il Veneto è una nazione e ha diritto al suo statuto come la Catalunya”

Ago 13th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Roberto Ciambetti

Roberto Ciambetti

“La Catalunya non è un caso unico in Europa e al pari dei catalani anche noi possiamo dire ‘Som una Nació’, siamo una Nazione”. Roberto Ciambetti, assessore regionale al bilancio della Giunta Zaia, replica così alle dichiarazioni della scrittrice Alicia Giménes-Bartlet, la quale, interpellata sulla proposta di Statuto del Veneto, ha affermato che la situazione catalana non è paragonabile a quella veneta. “Nessuno mette in dubbio l’esistenza di una nazione catalana – spiega Ciambetti – così come nessuno si sogna di dire che non esiste una nazione scozzese. Dal 1707 formalmente, perché dal punto di vista dinastico bisognerebbe retrodatare l’annessione ai primi anni del Seicento, la Scozia fa parte della Gran Bretagna; negli stessi  anni, tra il 1707 e il 1716, i quattro Decreti di Nueva Planta creavano lo stato centralista  borbonico spagnolo, imponendo con l’ultimo di questi decreti condizioni vessatorie per la Catalunya, ad iniziare dall’imposizione del Castigliano e l’abolizione delle Istituzioni catalane. Era il 1716, lo stesso anno in cui la Repubblica di Venezia riusciva a tener testa alla flotta turca e a difendere vittoriosamente Corfù. Forse Alice Gimémes-Bartlet non sa, come la maggioranza degli italiani, che ancora nel 1866 il comandante della flotta austroungarica nella battaglia di Lissa, von Tegethoff, diede gli ordini in lingua veneta, la lingua della marina imperiale, e si rivolse a Vincenzo Vianello da Pellestrina detto ‘Gratton’, timoniere dell’ammiraglia ‘Ferdinand Max’ e a Tomaso Penso da Chioggia, con la celeberrima frase ‘… daghe dosso, Nino, che la ciapemo!’, speronando e affondando così l’ammiraglia ‘Re d’Italia’. La ‘Renaixença’ catalana si sviluppa proprio quando il Veneto viene annesso al Regno Sabaudo, quando inizia per il nostro popolo una vicenda che presenta aspetti drammatici, ad iniziare dalla diaspora, con milioni di veneti costretti ad emigrare e la nostra terra devastata da due guerre mondiali, e, non da ultimo, con il tremendo profugato di Istro Veneti e Dalmati, costretti, nel silenzio complice dello stato italiano, ad abbandonare le loro case”. “Non è detto – prosegue l’assessore – che Alicia Giménes-Bartlet, al pari della maggioranza degli italiani, conosca la storia veneta, una storia che non è insegnata nemmeno nelle nostre scuole, perché bisognerebbe dire la verità e cioè che lo stato italiano, nato attorno ai sogni egemonici e tutt’altro che democratici dei Savoia, non ha alle spalle una storia così lunga e densa come quella di Venezia”. “La Repubblica di Venezia – conclude Ciambetti –, invece, questa storia ce l’ha, così come ha una splendida bandiera e una bellissima lingua. Una storia, che si respira nelle nostre città d’arte, nel lavoro della nostra gente, nello spirito di accoglienza e solidarietà. Anche noi Veneti possiamo dire ‘Semo ‘na Nasion’ al pari dei catalani, e assieme ai catalani ripetere nelle lingue regionali d’Europa ‘Som una Nació, nosaltres decidim’, per una Europa dei popoli e delle nazioni”

 

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3 comments
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  1. Allora per incominciare a essere indipendenti e coerenti, sti leghisti dovrebbero rifiutare le merci a basso costo usate come materie prime dalle imprese “affiliate” al partito, non vestirsi più con felpe Roba di Kappa con su scritto “Milano” (Salvini), ovviamente made in China o Thailandia, non scaricare più spazzatura in Campania o nel Terzo Mondo, avversare il nucleare francese/russo che sta per essere importato dal governo di cui fanno parte e non utilizzare l’elettricità comprata dall’estero, rifiutarsi tassativamente di far rientrare aprofittando dello scudo fiscale capitali dall’estero (dalla Svizzera, che come documentato conserva gran parte delle riserve auree dei “lumbard”), tagliare tutti i ponti con le mafie meridionali stanziate nel nord, ritirare tutte le truppe di invasione italiane in mezzo mondo, mandare via tutti i discount/supermercati/centri commerciali, rimuovere le autostrade e le ferrovie, parlare solo nel continuum dialettale celtico stretto e scrivere in runico, infine abdicare da tutti gli incarichi governativi e parlamentari a Roma.

    Ecco, fatto questo, saranno un minimo credibili.

  2. Senza contare che affermare che esiste una “nazione Veneta” con una lingua, un inno, è l’idea della monocultura che dovrebbe distruggere tutte le diversità. Non sapevo che la lega fosse un movimento che vuole uniformare e appiattire le differenze, ma allora sono Sì-Global!

  3. Fabrizio, osservare l’esistenza di una lingua non significa appiattire le differenze. Dire che il catalano è lingua della Catalunya significa appiattire le differenze? Dire che il sardo è la lingua della Sardegna significa forse appiattire le differenze?
    E avere un inno, lo sai benissimo anche Lei, non significa appiattire le differenze. Sono in molti, nel mondo, ad avere un proprio Inno: per esempio Italia, Francia, Stati Uniti, Catalunya, Sicilia, Val d’Aosta e Marche.
    Infine, essere indipendenti non significa chiudersi ai commerci. La Germania che è uno Stato indipendente commercia con la Cina. E anche con Milano.
    Inoltre, Lei sa benissimo che non spetterebbe certo a un ipotetico Veneto indipendente decidere il ritiro delle truppe italiane: sarebbe un ingerenza negli affari interni dei nostri vicini.
    Cordiali saluti.