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Presentati a Palazzo Balbi i dati regionali del mercato del lavoro II trimestre 2010. Saldo ancora negativo, -41mila posti di lavoro

Lug 28th, 2010 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2010 nel Veneto la situazione dell’occupazione dipendente presenta, in estrema sintesi, un anche se inferiore rispetto all’anno precedente (41 mila posti di in meno, l’anno precedente erano stati – 53 mila), il cambiamento della composizione della contrazione occupazionale, un leggero miglioramento nella dinamica delle assunzioni (con più contratti a termine), un risollevamento della domanda del manifatturiero con un miglioramento della domanda di assunzione rivolta ai maschi adulti, la continuazione dell’espansione del intermittente e di quello parasubordinato (co.co.co. etc). Questi dati sono stati presentati stamani a Palazzo Balbi, sede del governo veneto, nel corso di una conferenza stampa indetta dall’Assessore alle politiche del Elena Donazzan (impossibilitata a essere presente per il contemporaneo svolgimento dei lavori in Consiglio regionale) e alla quale sono intervenuti il direttore di Veneto , l’ente strumentale della Regione che ha curato il rapporto, Sergio Rosato e Bruno Anastasia responsabile dell’Osservatorio regionale sul . Il rapporto  indica,  nel periodo 1° luglio 2009 – 30 giugno 2010,  una caduta occupazionale pari a circa  41.000 unità. Nell’anno precedente era stata di circa 53.000 unità (quindi nel biennio la perdita è stata di oltre 90.000 occupati). Nel primo anno circa il 70% della contrazione occupazionale aveva riguardato la componente maschile; nel secondo anno  tale caratterizzazione è ancora prevalente ma inferiore (sotto del 60%); nel primo anno circa il 30% della contrazione aveva riguardato la componente straniera; nel secondo anno scesa attorno al 10% (all’incirca in linea con il peso medio degli stranieri sul totale dell’occupazione dipendente); i territori di Treviso e Vicenza erano risultati nettamente i più colpiti nel primo anno (as­sieme avevano fatto registrare circa la metà dell’intera contrazione occupazionale regio­nale); nel secondo anno l’impatto della crisi è territorialmente più equilibrato (vale a dire più generalizzato, meno intensamente localizzato); nel primo anno le imprese avevano gestito le contrazioni occupazionali soprattutto “rinun­ciando” al rinnovo o all’instaurazione di contratti di flessibili; nel secondo anno l’impatto maggiore è relativo ai contratti a tempo indeterminato; nel primo anno l’industria manifatturiera e delle costruzioni era stata al centro della dinamica nega­tiva dell’occupazione; nel secondo anno anche qualche settore del terziario risulta coinvolto (commercio) e lo stesso segmento composto da Pubblica Amministrazione-Sanità- Istruzione non evidenza alcuna dinamica anticiclica. Nel secondo trimestre 2010 sono state realizzate in Veneto circa 160.000 assunzioni, con una dinamica più positiva rispetto al secondo semestre 2009 (155.000). Tale recupero è attribuibile ai contratti a termine (tempo determinato, apprendistato, somministrazione), mentre per quanto ri­guar­da il tempo indeterminato si è registrata un’ulteriore modesta flessione (le assunzioni sono scese da 24.600 a 24.100 mentre le trasformazioni sono passate da 12.400 a 12.200). Il rapporto segnala ancora una ripresa del settore manifatturiero e, in misura minore, nel comparto delle costruzioni. Sostanzialmente stabile la domanda nel settori dei servizi, mentre  migliora la domanda rivolta ai maschi adulti (da 78.000 assunzioni nel 2009 si è passati a circa 85.999 nel 2010), sia stranieri che italiani. A livello di classi di età, la domanda – rispetto al 2009 – appare aumentata con riferimento alle classi centrali di età (30-50 anni). Continua la performance dei contratti di intermittente (così si definisce una tipologia di che si riferisce in particolare ai giovani under 30 e può al limite essere anche di un solo giorno l’anno, o di qualche week end). Nel secondo trimestre 2010 ne sono stati stipulati oltre 17.000: erano stati meno di 12.000 nel secondo trimestre 2009, quindi oltre 5.000 in più. Altrettanto si può dire per il parasubordinato. Nel secondo trimestre 2010 la domanda di nell’area del parasubordinato è rimasta sui mede­simi livelli del 2009: poco più di 14.000 attivazioni, di cui oltre 12.000 nei servizi (di tutti i tipi: sia commercio-turismo che servizi alle imprese e alle famiglie e pure istruzione-sanità). Per quanto riguarda invece le crisi aziendali, la dinamica intervenuta nel secondo trimestre 2010, confrontata con quanto registrato nel trimestre precedente, segnala un aumento anche nel 2010 rispetto al 2009, ma  il numero di lavoratori potenzialmente coinvolti risulta ridotto (perché sono interessate imprese più piccole); le ore autorizzate di cig sono anch’esse aumentate: 30 milioni contro 18. Sono cresciute con particolare rilievo quelle della cig straordina­ria per l’industria (21 milioni contro 2 nel 2009) mentre quelle di cig ordinaria nell’industria si sono dimezzate (da 12 a 6 milioni); si può stimare che le aziende industriali con trattamenti di cig in corso siano oltre 500; i licenziamenti con conseguente inserimento in lista di mobilità risultano stabili – rispetto al secondo trimestre 2009 – attorno alle 8.000 unità. Il modesto calo dei licenziamenti individuali è stato compensato da una tendenza opposta dei licenziamenti collettivi. Nel secondo trimestre 2010 le dichiarazioni di disponibilità al rilasciate ai Centri per l’impiego del Ve­neto sono state circa 24.000 (nel secondo trimestre 2009 erano state 28.000) – e anche rispetto al primo trimestre 2010 (erano state 30.000) con dinamiche simili per italiani o stranieri, per maschi o femmine. Rispetto al corrispondente trimestre del 2008, i flussi d’ ingresso in condizione di disoccupazione continuano ad essere assai elevati (24.000 contro 17.000). L’attenuazione dei flussi di ingresso – dopo le punte massime registrate in­torno alla metà dell’anno scorso – riflette una situazione del mercato del in cui si è ampliata la quota di disoccupa­zione di lunga durata (se­gnale della difficoltà a transitare verso l’occupazione). Le domande di sussidio di disoccupazione ordinaria, diminuite in Italia già nel primo trimestre 2010 ri­spetto all’analogo dato del 2009, nel secondo trimestre sono diminuite anche in Veneto (26.000 nel 2010 contro 33.000 nel 2009) oltre che, di nuovo, in Italia (265.000 contro 322.000). Secondo il rapporto di Veneto si tratta di un segnale non univoco: infatti tale contrazione dipende in parte dalle maggiori difficoltà, per i lavora­tori con contratto a tempo determinato, a maturare i requisiti richiesti, a causa delle minori opportu­nità di im­piego (e di ottenere proroghe). Infine, per quanto riguarda lo stock dei percettori d’ indennità di disoccupazione ordinaria non agri­cola e di indennità di mobilità, i dati comparati delle regioni italiane – a diverse date – evidenziano che: il numero di percettori di indennità di disoccupazione in Veneto (attorno alle 42.000 unità) è inferiore a quello di Campania, Lombardia e Sicilia; per numero di percettori di indennità di mobilità il Veneto segue la Lombardia e il Piemonte. Mentre il numero di percettori d’ indennità di mobilità è funzione della rilevanza dell’industria ma­nifatturiera, quello dei percettori di indennità di disoccupazione è funzione della diffusione di occu­pazione ricorrente a tempo determinato (stagionale).  Il rapporto è consultabile sul sito di Veneto :www.venetolavoro.it.

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