Saturday, 7 December 2019 - 06:17
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Niente più distretti? Perplessità dell’Unione artigiani sulle dichiarazioni dell’assessore regionale Coppola. Curto: “Si cambi pure, ma si salvaguardino almeno le azioni che promuovono l’aggregazione”

Lug 22nd, 2010 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore
Luigi Curto

Luigi Curto

Sette anni fa, la Regione approvò la legge n.8, che diede il via alla fase di sostegno dei distretti produttivi, ossia di quei sistemi economici locali che risultano caratterizzati da un’elevata concentrazione di imprese tra loro integrate e da un insieme di attori istituzionali che hanno competenze e si impegnano a sostenere questo modello produttivo. Nel Veneto ce ne sono 45, di cui tre bellunesi: il Distretto turistico Delle e della Montagna Veneta, quello delle Energie rinnovabili e, infine, quello dell’occhialeria, l’unico che abbia effettivamente prodotto una progettualità e fatto arrivare risorse alle imprese. Aziende bellunesi partecipano, poi, al Distretto padovano del condizionamento e della refrigerazione industriale, mentre un gruppo di piccole imprese della provincia è entrato nel Metadistretto Veneto dei Beni Culturali, che è un’evoluzione territorialmente più ampia e più recente del distretto. “L’idea di fondo da cui partì l’allora assessore alle attività produttive Finozzi – dice Luigi Curto, Presidente dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – era che fosse necessario applicare strategie di rete per far crescere la competitività delle piccole imprese venete. E’ sicuramente vero che la legge n.8, soprattutto in questi ultimi anni, non si è dimostrata particolarmente efficace, ma il motivo, come dimostra il caso del nostro Distretto dell’occhialeria, non è solo l’inadeguatezza dello strumento, quanto il fatto che a cambiare è stato il quadro economico. Una cosa però è mettere in discussione gli strumenti operativi, un’altra è affermare che la legge regionale sui distretti non è più un obiettivo interessante per la politica economica regionale”,
La preoccupazione dell’UAPI è, infatti, che si butti via un modello senza sostituirlo con un altro e che, soprattutto, si perda di vista un obiettivo ben presente nella politica di sviluppo fin qui perseguita dalla Regione, vale a dire le aggregazioni di filiera. “Oggi, rispetto a sette anni fa – conclude Curto- una cosa almeno è rimasta la stessa: lo sviluppo del Veneto continua ad essere ancora in mano alle piccole e medie imprese, per le quali le strategie di rete restano essenziali. In particolare, è fondamentale proseguire sul cammino delle aggregazioni di filiera, che creano opportunità sia per la qualità, sia per il reddito. Come UAPI abbiamo seguito questa logica sia nel comparto del legno, che in quello della bioedilizia e il mercato sta premiando le aziende. Spero, dunque, che la Regione non azzeri di colpo una politica di sviluppo che è stata copiata in molte altre parti del Paese e rispetti, dunque, l’impegno a finanziare, anche quest’anno, il bando sulle aggregazioni di settore e di filiera.”

Share
Tags: ,

Comments are closed.