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Ottant’anni fa, il 21 aprile del 1930, l’inaugurazione del Sanatorio a San Gervasio

 «Belluno non la si riconosce più […] s’è tutta rinnovata. Una stupenda e grandiosa stazione, diversi palazzi nuovi, i due Istituti Sperti, due nuovi asili, i giardini in Piazza Campitello. L’Ospitale poi ha fatto passi da gigante. Siamo lontani dai tempi in cui tre medici bastavano et ultra ai 50-60 ammalati, la maggior parte cronici, accolti nelle mura del vecchio Seminario eretta dal munifico Vescovo Bembo. La Casa di ricovero s’è portata a Cavarzano e ha lasciato la sua sede al Riparto Ospitaliero Maternità e agli Ambulatori». E’ la descrizione fatta dal periodico locale L’Amico del Popolo sabato 26  aprile del 1930, in un articolo di cronaca che riporta l’inaugurazione del Padiglione sanatoriale di San Gervasio intitolato a  (Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d’Egitto, 28 dicembre 1947, re d’Italia dal 1900 al 1946. Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II) che avvenne il 21 aprile del 1930. Un reparto specializzato nelle malattie polmonari rappresentava “l’orgoglio di una amministrazione oculata”, come si sottolinea nell’articolo. Non dimentichiamo che in una statistica dei decessi del Comune di Belluno riferita al mese di novembre 1918, i morti per bronco-polmonite erano 42, per influenza 23, per la “febbre spagnola” 75, per esaurimento fisico 5 e 10 a seguito di ferite per scoppio di bombe, per un totale di 294 decessi. Una situazione sanitaria, insomma, che oggi sarebbe definita di assoluta emergenza, per la quale intervenne anche la Croce Rossa che, nel 1919, ebbe l’incarico di allestire un lazzaretto presso un edificio scolastico rurale di Cavarzano-Cusighe. Nel febbraio del 1919 a Belluno – come riporta Ferruccio Vendramini nella sua Belluno nel Novecento – erano in servizio quattro medici condotti, Francesco Agosti, Marzio Conti, Carlo Pagani e Antonio Valduga, che avevano a disposizione sette cavalli custoditi nelle stalle della caserma Fantuzzi. L’apertura del nuovo padiglione, dunque, rappresentò  in quegli anni un punto di eccellenza della sanità bellunese, “nessuna meraviglia quindi – scrive ancora L’Amico del Popolo  – che gli ammalati vengano ad esso da province vicine e lontane attratti dalla fama dei suoi illustri sanitari”.  A pronunciare il breve discorso di inaugurazione, quel lunedì 21 aprile di 80 anni fa, è il commendatore Bartolomeo De Col Tana, presidente dell’amministrazione dell’Ospedale, il quale parla dell’abbandono del vecchio Monastero di San Gervasio e riporta anche il curioso aneddoto della relazione tra le monache e l’allora principe ereditario che nel 1881 visitò Belluno e al quale viene intitolato il sanatorio. «Il padiglione oggi inaugurato – spiega De Col Tana nel suo discorso d’inaugurazione – è il primo di una serie di padiglioni destinato a costituite il nuovo Ospitale Civile. E’ difatti allo studio il progetto per la costruzione di una grande lavanderia con annessa la stazione di disinfezione: quanto prima si vuole costruire il Padiglione pediatrico: la spesa prevista è di 300 mila lire». Sempre nel suo discorso, De Col Tana avanza anche una proposta e dice: «il progetto (della Pediatria ndr) diverrà realtà, se ad esso sarà devoluta la somma raccolta già tra i cittadini, per erigere un monumento ai caduti: quale monumento più bello di un Istituto destinato a raccogliere i bimbi doloranti? Tutta la città sarebbe più che lieta di una simile soluzione». Le parole del commendator De Col Tana, scrive il cronista, sono coronate da segni di viva approvazione e di consenso.
Roberto De Nart

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