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Venerdì sciopero generale. Bressan: «la manovra del governo è stata criticata perfino da Formigoni. 300mila ore in più di cassa integrazione nei primi 5 mesi del 2010»

Giu 21st, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

La Cgil ha proclamato lo sciopero generale per venerdì 25 giugno contro la manovra del governo.  La manifestazione provinciale si terrà in piazza Duomo venerdì a partire dalle ore 9,30 e interesserà il settore pubblico per l’intera giornata e il settore privato rispettivamente per 8 ore i settori metalmeccanici, commercio e  edili; e per 4 ore l’occhialeria e gli altri settori. In piazza Duomo confluiranno i lavoratori del Feltrino, dell’Alpago e dell’Agordino per assistere al comizio che terminerà alle ore 11 per consentire il rientro nei posti di lavoro.  Il segretario provinciale della Cgil Renato Bressan, ha illustrato  i motivi dello sciopero. «Oggi si colpiscono i dipendenti pubblici, domani toccherà al settore privato! Con il voto di fiducia, diventato oramai prassi di questo governo, verranno tagliati tra il 2011 e il 2012 oltre 25 miliardi di cui il 60% alle istituzioni locali, Regioni, Province e Comuni. Come Cgil, ci limitiamo a ricordare le osservazioni di Roberto Formigoni (Pdl presidente Regione Lombardia), il quale ha detto che questa manovra cancella il federalismo fiscale. Così Regioni province e Comuni non saranno più in grado di erogare servizi sociali, come l’assistenza domiciliare. I pubblici dipendenti, per effetto del blocco delle contrattazioni di 4 anni, pagheranno mediamente con una decurtazione dello stipendio di 1200-1500 euro l’anno. Le donne, inoltre, per una interpretazione distorta del governo delle indicazioni della commissione europea (che stabiliva che tutti i trattamenti devono essere equiparati), dovranno andare in pensione a 65 anni. Ma, come diceva don Milani, non c’è cosa più ingiusta di fare parti uguali tra disuguali! Il pensionamento a 60 anni per le donne infatti, teneva conto della disparità uomo-donna per carichi familiari, stipendi, e l’assenza di servizi di cui dovevano farsi carico». Bressan ha richiamato l’attenzione sul comportamento dei parlamentari bellunesi della maggioranza di governo. Che a Belluno, al convegno tenuto al Centro Giovanni 23mo sugli effetti del decreto che dal I aprile ha cancellato le tariffe postali agevolate, hanno manifestato la loro solidarietà e il loro interessamento, salvo poi a Roma votare a favore e convertire il legge il decreto che ha messo in ginocchio le associazioni e cancellato l’informazione locale! Per quanto riguarda l’utilizzo della cassa integrazione in provincia, nei primi 5 mesi del 2010 sono state autorizzate 3.799.21 ore contro i 3.502.623 dello stesso periodo 2009. «Sono circa 300mila ore in più – ha sottolineato Bressan – ma c’è chi dice che la crisi è superata». Per il comparto scuola il segretario Flc Cgil Walter Guastella ha quantificato in 800-3000 euro l’anno la perdita di salario annua a causa del blocco dei contratti con conseguenze anche ai fini pensionistici e sul Tfr. Oltre ai 90-100 mila licenziamenti nel triennio 2009-2011 del personale precario, a seguito dei provvedimenti Tremonti-Gelmini. «In provincia di Belluno i tagli determineranno la perdita di 57 cattedre negli istituti superiori, con l’affollamento delle classi». Danilo Collodel segretario della Funzione Pubblica Cgil ha sottolineato come la scure si abbatta sugli aumenti lordi di 80-100 euro l’anno dei contratti pubblici, mentre si lascino intatte le “fabbriche di poltrone” che, ad esempio, hanno prodotto nuove province con consistenti costi. Stefano Bona della Fiom Cgil ha parlato di una crisi innegabile «le banche sono state salvate con i soldi pubblici, e ora il conto lo pagano le fasce più deboli». Cristian De Pellegrin, delegato del settore commercio, ha evidenziato la regressione in atto nell’ambito dei diritti sindacali conquistati. «Le grandi aziende come Pam, Billa, Panorama, hanno dato disdetta unilaterale ai contratti integrativi. E il commercio, è tra i settori più fragili perché non ha ammortizzatori sociali».

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