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Manovra di governo: la Cgil pronta allo sciopero generale come i sindacati di Germania e Spagna

Marina Bergamin
Marina Bergamin

“La CGIL di Vicenza in sintonia con la CGIL nazionale sta valutando le iniziative da intraprendere contro la manovra di 24,9 miliardi decisa dal governo. – è quanto dichiara Marina Bergamin, segretario generale della Cgil di Vicenza –  Una manovra iniqua, che aumenta le disuguaglianze, colpisce i più deboli e non aiuta la crescita del Paese. Si arriverà a dichiarare uno sciopero generale, così come unitariamente si stanno mobilitando i sindacati di Spagna e Germania contro le misure prese da quei governi. Non sarà uno sciopero “politico”come vogliono far credere ai cittadini, ma mobilitazione ai fini di cambiare le decisioni governative per il bene del paese. Dopo due anni nei quali il governo ha sempre negato la gravità della crisi arriva un decreto di 24,9 miliardi. Due anni fa andavano prese delle misure per risanare i conti pubblici e rilanciare lo sviluppo perché già prima del fallimento della Lehman Brothers (2007) l’Italia era in piena crisi (basta leggere i dati forniti da Bankitalia). Negli anni 2008-09 per contrastare la crisi il governo italiano ha impegnato lo 0,8 per cento del Prodotto Interno Lordo (all’interno nessuna misura anticiclica in particolare sulla parte fiscale), mentre la Francia ha investito l’1,6 (il doppio) e la Germania addirittura il 3.8 per cento. Ora i tagli e nessuna riforma. Ora chi paga? Più di un terzo della manovra la pagano le Regioni ed i Comuni. E’ un taglio di 8,5 miliardi. Cosa significa? Meno servizi pubblici, più servizi privati che i cittadini si pagheranno. Altro che decentramento e non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Previdenza: di fatto sono eliminate tutte le finestre. Si va in pensione un anno dopo se si è lavoratore dipendente e 18 mesi dopo se si è lavoratore autonomo. E’ un allungamento dell’età pensionabile personalizzato. Questa misura vale 2,6 miliardi di Euro. I dipendenti pubblici compresa la scuola pagheranno 1,8 miliardi di Euro per il blocco dei contratti per tre anni, il congelamento degli scatti di anzianità con poi gravissimi effetti sulla occupazione per la decisione di sostituire con un occupato ogni cinque uscite. Perdita di 400.000 posti di lavoro come evidenziato anche dal Sole 24 ore. Non c’è nessuna misura fiscale per abbassare il costo per le imprese e nessuna per favorire i lavoratori ed i pensionati. Non c’è traccia di una strategia di politica industriale per salvaguardare i posti di lavoro – conclude Marina Bergamin – e mancano le risorse per garantire a tutti i lavoratori gli ammortizzatori sociali per le situazioni di crisi”.

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