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martedì, Maggio 26, 2020
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Quelle verità occultate, di cui chiedeva il presidente Ciampi

La festa della Repubblica, disertata dalla Lega, ci invita a non rimuovere le parole del procuratore generale antimafia Grasso. Egli afferma che, dopo l’omicidio Lima nel marzo ’92, la mafia aveva azzerato i rapporti con i referenti politici tradizionali, e comprensibilmente, ne cercava di altri. Aggiunge che le stragi del ‘93, secondo le ricostruzioni di allora, avevano da un lato la forma di un ricatto allo Stato per ottenere dei vantaggi e dall’altro volevano causare disordine per dare la possibilità a un aggregato economico imprenditoriale e politico di proporsi come soluzione, per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica che veniva dalle macerie di Tangentopoli. Individua nella strategia della tensione di quel ’93, che si può ricostruire anche attraverso una serie di fatti come l’autobomba in via dei Sabini, il black out a palazzo Chigi, le bombe nei treni a Firenze e a Roma, le rivendicazioni della Falange armata, le stragi, una regia che non poteva essere soltanto della mafia, ma anche di settori deviati dello Stato. Gli fanno eco le parole di Veltroni e dell’ex presidente della repubblica Ciampi, che raccontando il black out a palazzo Chigi, appoggia le tesi del procuratore generale antimafia e chiede verità. Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia, chi c’è dietro le stragi del ’92 e ’93 in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica e chiede verità sui pericoli corsi dalla democrazia nelle stragi inaugurate dall’eccidio di Falcone e Borsellino. “Non c’è democrazia senza verità”, afferma. Purtroppo la “verità” è la grande assente dalla nostra storia repubblicana: Ustica, Piazza Fontana, Stazione di Bologna, l’omicidio Moro, quello di Falcone e Borsellino e le rispettive scorte, documenti spariti (l’agenda rossa di Borsellino) non hanno ancora colpevoli. In questo contesto va segnalato che Forza Italia nasce formalmente alla fine del 1993, sotto la regia di Dell’Utri. Quello che urge da noi non sono solo sacrifici, ma un’autentica disintossicazione, unita a non meno urgenti operazioni di verità sulla democrazia minacciata. Si tratta di uscire dallo show, dall’illusione che tutto vada bene, dal non voler sapere la verità sullo Stato e su se stessi e di entrare nella realtà, di vederla. Ma alla richiesta di verità cosa fa il governo? Riduce gli strumenti investigavi alla magistratura per combattere la criminalità e favorire la sicurezza e limita fortemente la possibilità di informare i cittadini sia attraverso la carta stampata che internet. L’ultimo emendamento tentato dal Governo, avrebbe imedito di intercettare sempre e comunque gli agenti dei Servizi segreti (conseguentemente anche quelli “deviati”) ed  è di qualche giorno fa la richiesta dei vertici della RAI, di dimezzare le puntate ad un prossimo programma di Saviano. Il tutto, sempre in risposta alla richiesta di verità di Ciampi. Al di la dei proclami trionfalistici, questo è un governo che ha passato più tempo a proteggere premier e politici dai processi, a perseguire propri interessi, piuttosto che a far politica per gli italiani.
Francesco Masut
Circolo PD di Cavarzano

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