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Venerdì presentazione a Belluno del libro: “Piave, cronache di un fiume sacro”

Mag 26th, 2010 | By | Category: Appuntamenti, Pausa Caffè

venerdì 28 maggio alle ore 18 nella Sala degli Affreschi di Palazzo Piloni via Sant’Andrea, 5 (Belluno), si terrà la presentazione del libro , di Alessandro Marzo Magno. A cura della Fondazione Teatri delle Dolomiti e la Casa editrice il Saggiatore. Presenta Dino Bridda.

PIAVE Cronache di un fiume sacro (ed. il Saggiatore) è un volume che la Fondazione Teatri delle Dolomiti è particolarmente lieta di presentare, anche con il patrocinio della Provincia di Belluno, sia per il ruolo che la Fondazione intende svolgere per il nostro territorio, quale ente promotore di cultura in senso esteso, sia per l’oggetto stesso del libro, in quanto parlare del Piave, significa parlare delle nostre radici più autentiche, della memoria del nostro passato che si traduce in riflessone sul presente, in linfa per la nostra complessa quotidianità.
La presentazione vedrà Marzo Magno dialogare con un profondo conoscitore della nostra storia locale, Dino Bridda, in un’atmosfera disinvolta che ci permetterà di percorrere un affascinante viaggio letterario fra il passato e il presente di uno dei protagonisti, il fiume Piave, della geografia umana della nostra provincia.
È il fiume dei paradossi, sostiene l’autore: non esiste quasi più, in compenso ha due sorgenti e due foci. Il fatto che sia sacro alla patria, non ha impedito che sia anche il fiume più sfruttato d’Europa: il 90 per cento delle sue acque viene prelevato per produrre energia elettrica e per irrigare i campi. Così in tutto il suo medio corso è ridotto un torrentello che del fiume impetuoso capace di fermare un esercito non ha neanche il ricordo; il Piave torna a riempirsi d’acqua solo verso le foci, più o meno all’altezza di Zenson e Noventa. Foci che sono due, come si diceva: la Piave Vecchia (il Piave, come quasi tutti i fiumi veneti, era femminile ed è stato mascolinizzato dopo la prima guerra mondiale, soprattutto dalla celeberrima canzone La leggenda del Piave), ovvero la foce originale, tra Jesolo e il Cavallino (oggi vi scorre il Sile), e la foce attuale, a Cortellazzo, che fu tagliata dai veneziani nel XVII secolo per impedire che il fiume interrasse la laguna. Anche le sorgenti sono due, o meglio: una è quella ufficiale, ovvero quella che dal Monte Peralba genera il corso d’acqua che passa per Sappada; l’altra che sgorga sempre dal Peralba, a poche centinaia di metri dalla prima, ma oltre lo spartiacque, dà origine al corso d’acqua che transita per la Val Visdende e che dagli abitanti del Comelico è ritenuto il “vero” Piave. Il libro ripercorre i 220 chilometri del corso del fiume, dalle due sorgenti alle due foci, andando alla scoperta di luoghi e personaggi che si incontrano lungo il suo alveo. Ai capitoli di viaggio veri e propri (dove trovano curiosità e aneddoti, come per esempio la faesite, nata a Faè; il primo sex shop d’Italia, a Busche; la balia di Luchino Visconti, a Cesiomaggiore; il sindaco-pescatore di Zenson di Piave; gli ultimi pescatori con la bilancia, presso la foce), se ne alternano altri più monografici che esaminano alcune delle maggiori questioni originate dal fiume o dal suo utilizzo. L’energia elettrica e, ovviamente, il Vajont; il secolare trasporto di tronchi (330 mila ogni anno) lungo il suo corso che hanno permesso la crescita di Venezia; la Prima guerra mondiale, certamente (ma non si tratta di un libro di guerra) e i monumenti che della guerra ci testimoniano ancor oggi; il vino (lungo il fiume si producono prosecco e raboso, la doc Piave è una delle più estese d’Italia).
Si tratta di un libro godibile e leggero nel tono, ma non nel contenuto, che vuol mettere in luce tutti gli aspetti di un fiume celeberrimo, del fiume che tutti gli italiani conoscono, ma che nella storia è stato importante non solo per aver fatto da baluardo contro gli austriaci tra il 1917 e il 1918 (cosa già accaduta, tra l’altro, nel 1809, quando gli austriaci passati – ma guarda un po’ – da Caporetto, si scontrano sul Piave con i francesi di Napoleone), ma soprattutto per esser stato una specie di autostrada che per secoli ha collegato il Cadore con Venezia.
Ingresso libero.
INFO Fondazione Teatri delle Dolomiti 0437-933303

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