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Dario Bond d’accodo con l’Uncem. Escludere un rappresentante Uncem dal Comitato danneggia i piccoli comuni di montagna

L’esclusione di rappresentante Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani, costituito nel 1952, cui aderiscono 350 comunità montane e 4.195 comuni montani) dal Comitato per attuazione federalismo fiscale è atto grave che svantaggia piccoli comuni montani. E’ il commento dell’Uncem condiviso dal consigliere regionale Dario Bond che ha detto: “Ha ragione l’Uncem a lamentare l’assenza di almeno un rappresentante di un comune di montagna nel Comitato  delle autonomie territoriali per l’attuazione del federalismo fiscale. I comuni di montagna, in Italia, sono il 52% del territorio con una popolazione di poco più del 20% del totale; dunque come si può pensare che la maggior parte del territorio nazionale non sia rappresentato in questo Comitato previsto dalla legge delega sul Federalismo fiscale? Nelle questioni amministrative spesso quello che in pianura deve essere tagliato, perché uno spreco, in montagna deve essere tutelato altrimenti si costringono intere popolazioni a spostarsi o a vivere con tanti disagi. Su questo l’Uncem dice il vero quando ricorda che un’azienda zootecnica di montagna ha un reddito più basso anche del 30% rispetto ad un’azienda simile in pianura. E’ vero che tenere efficiente la rete stradale nelle aree di montagna costa almeno 6 volte di più che in pianura. E’ vero che la sanità di montagna costa il 25-30% in più rispetto alla media pro-capite di una Regione virtuosa. E’ vero che il costo dell’assistenza domiciliare è il 35% più alto ed è vero che oscilla tra il 20 e il 30% in più il costo chilometrico che deve sostenere un’azienda di trasporto pubblico extraurbano di montagna rispetto a una di pianura. Insomma se si vuole arrivare in fondo a questo percorso di riforma, e ai costi standard, non possiamo non tener conto delle disparità e delle penalità di cui i cittadini della montagna soffrono. Il Federalismo fiscale è una riforma nella quale crediamo, così come non intendiamo assolutamente dare spazio ad assistenzialismi parassitari. Però per un principio di equità non possiamo non tenere conto delle diverse opportunità di partenza e prima tra queste delle diverse configurazioni dei territori”.

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