Wednesday, 13 December 2017 - 11:26

Anche i giornalisti veneti in piazza, coontro le norme bavaglio del decreto sulle intercettazioni

Apr 24th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Anche i giornalisti veneti parteciperanno alla manifestazione indetta dalla Fnsi a Roma, mercoledì 28 aprile dalle 10 alle 14 davanti al Senato (piazza Navona Corsia Agonale), per protestare contro le norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni. Lo ha deciso il Sindacato del Veneto aderendo alla mobilitazione che la Giunta esecutiva della Fnsi ha organizzato “non appena appresa notizia degli emendamenti al disegno di legge già approvato dalla Camera che inaspriscono sanzioni civili e penali a carico dei giornalisti, al fine di impedire qualsiasi notizia su inchieste giudiziarie”.
“La Federazione Nazionale della Stampa ha deciso di convocare in seduta straordinaria il Consiglio nazionale e di invitare i Comitati di redazione alla mobilitazione immediata. Fa inoltre appello alla società civile – continua il sindacato – e a tutti i soggetti che hanno già manifestato in più circostanze per il diritto dei cittadini all’informazione a far sentire la loro voce e a sostenere le iniziative contro ogni proposta liberticida”.
All’iniziativa di protesta aderisce anche l’Ordine dei giornalisti del Veneto: “Si tratta di norme che limitano pesantemente il diritto di cronaca e la libertà dei cittadini di essere informati – dichiara il presidente dell’Odg Veneto, Gianluca Amadori – La tutela della privacy non c’entra: questa legge ha l’obiettivo di impedire che la pubblica opinione possa conoscere fatti importanti che riguardano pubblici amministratori”.
“Gli emendamenti presentati dal governo al ddl sulle intercettazioni rappresentano una vera e propria norma restrittiva di un diritto costituzionale e ledono il diritto dei cittadini all’informazione”, sostiene il presidente dell’Ordine nazionale Lorenzo Del Boca, ritenendo sufficiente l’autoregolamentazione dei giornalisti mentre il ddl rischia di far fare troppi passi indietro ai giornalisti e alla libertà di stampa che rappresentano.
“Le limitazioni che il disegno di legge pone alla pubblicazione di atti, documenti e semplici informazioni rappresentano gravi limitazioni alla libertà di informare e alla stessa autonomia dell’Ordine – prosegue Del Boca – Essenzialità, discernimento, rispetto delle leggi nel nome della libertà di stampa e dei diritti della persona sono invece i requisiti che tutti i giornalisti devono dimostrare. Occorre buonsenso e rispetto delle norme deontologiche. Non è necessario scrivere tutto perché non è necessario che tutto si sappia. Ma il senso di responsabilità della categoria non aumenta certamente con l’imposizione di una legge che vieta l’accesso alle fonti di informazione e che si configura nei fatti come una disdicevole censura preventiva”.

INTERCETTAZIONI, LE NOVITA’ (Ansa). Si torna ai “gravi indizi di reato”, ad una maggior tutela per i parlamentari e all’innalzamento fino a sei anni di carcere per le “talpe” delle Procure e per chi le “usa”. Queste, alcune delle novità del ddl intercettazioni alla luce dei nuovi emendamenti presentati dal governo e dal relatore Roberto Centaro (Pdl). GRAVI INDIZI DI REATO – Cambia il testo licenziato dalla Camera: si potrà intercettare in presenza di “gravi indizi di reato” (come prevede la legge attuale) e non degli “evidenti indizi di colpevolezza”. Ma lo si potrà fare solo su utenze intestate all’indagato o a terzi che però, secondo le indagini, potrebbero essere a conoscenza dei reati su cui si indaga. Le intercettazioni dovranno essere “assolutamente indispensabili” per la prosecuzione delle indagini. Per i reati di mafia e terrorismo bas teranno, invece, i “sufficienti indizi di reato”.La richiesta dovrà essere autorizzata dal Tribunale in composizione collegiale. Nella sua valutazione il Tribunale non potrà basarsi su quanto detto da coimputati in procedimenti connessi, nè su testimonianze indirette rese da chi non sa indicare la fonte o si rifiuta, nè da informatori non interrogati. VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO – Resta il divieto per il magistrato di rilasciare “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento affidatogli. E sarà sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ ufficio. Resta anche lo stop alla pubblicazione di nomi e foto dei Pm. DIVIETO PUBBLICAZIONE – Chi pubblica atti del procedimento di cui sia vietata la pubblicazione rischia l’arresto fino a due mesi o l’ammenda dai 2 a 10mila euro. In caso di intercettazioni la condanna aumenta: carcere fino a due mesi e l’ammenda da 4 a 20mila euro. In più ci sarà la sospensione temporanea della professione. Identiche pene per chi diffonde registrazioni e riprese. In caso di atti secretati la condanna arriva a 6 anni. Cosa che renderà intercettabile anche questo reato. CARCERE PER I GIORNALISTI – Resta il carcere per i cronisti. Oltre all’arresto fino a due mesi più ammenda per la pubblicazione arbitraria, i cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni senza avvertire l’interessato e fino a 6 anni se si rendono “complici” delle “talpe”. REATI INTERCETTABILI – L’elenco dei reati intercettabili è sempre lo stesso: quelli con pene oltre 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione di materiale p ornografico anche relativo a minori. RIPRESE VISIVE – Il ddl si applicherà anche alle riprese visive “a contenuto captativo di conversazioni e a contenuto non captativo di conversazioni che si svolgono in luoghi privati”. Fanno eccezione le riprese in luoghi pubblici che possono essere eseguite di iniziativa dalla polizia giudiziaria. LIMITI DI TEMPO – Potranno essere più lunghe: prima il limite era di 60 (30 più 15 più 15). Ora potrebbe diventare di 75 (30 più 15, più 15, più 15). Per reati di terrorismo, mafia o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20. PIÙ TUTELA PER I PARLAMENTARI – Se si intercetta un’utenza con la quale parla anche un parlamentare, il contenuto di queste conversazioni sarà inserito in un fascicolo a parte, conservato nell’archivio riservato. E per poterle usare, si dovr à chiedere l’autorizzazione alla Giunta della Camera di competenza. NORMA TRANSITORIA – Il ddl non si applicherà ai procedimenti per i quali è già stata chiesta l’autorizzazione a intercettare. Per loro varranno solo i divieti di pubblicare. Per affidare la competenza ai Tribunali in seduta collegiale si dovranno attendere sei mesi dall’entrata in vigore della legge (“per motivi organizzativi”).

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One comment
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  1. appoggio la vostra manifestazione contro le nuove norme bavaglio!

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