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martedì, Maggio 26, 2020
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La sanità bellunese del futuro secondo Prade

Il sindaco di Belluno Antonio Prade non ha gradito la stroncatura dell’alleato della Lega, il presidente della Provincia Bottacin che qualche giorno fa ha dichiarato: «Chiudere gli ospedali di Pieve di Cadore o di Agordo, come tutti quelli periferici è completamente fuori discussione»! E dunque è intervenuto con una serie di dichiarazioni di ambiziosi e responsabili intenti di lungo termine e ampio respiro, che si possono tirare da una parte o dall’altra come un elastico. A seconda della circostanza. Eccole: “Il metodo è sempre lo stesso – dice Prade – invece di pulirla, si nasconde accuratamente la polvere sotto il tappeto. Invece di parlare dei problemi, li si evita. Meglio, li si nasconde. Questo è successo in questi giorni a proposito della sanità provinciale, quando mi sono permesso, pubblicamente su di un giornale, di riflettere su tre temi, assolutamente importanti per la nostra provincia: un nuovo moderno ospedale, come dovranno sopravvivere gli ospedali “periferici” e la questione di una ULSS unica per tutto il bellunese. Come Presidente della Conferenza dei Sindaci della ULSS 1 credo di avere sul punto diritto e dovere di intervenire, forse meglio di altri. Sia chiaro, temi cruciali per il nostro territorio che, io credo, vanno affrontati tenendo ben presenti soltanto due principi fondamentali: che dobbiamo salvaguardare e ampliare  i diritti della nostra gente e che dobbiamo cominciare adesso a costruire le strutture sanitarie dei prossimi decenni. Il resto – tutto il resto – sono sovrastrutture, certo importantissime ma che non possono essere confuse con l’obiettivo centrale. Io, almeno, mi provo di non fare questo errore. Detto in altre parole: siamo certi che la attuale organizzazione sanitaria della nostra provincia andrà bene anche nel 2030? Due ULSS sono per l’eternità o varranno soltanto nella misura in cui serviranno per una organizzazione sanitaria ancora più efficiente? Possiamo discuterne? Io penso di si. Altrimenti il nostro immobilismo, complice l’andamento demografico, la rivoluzione delle tecniche di cura nonché il cambio del rapporto fra la domanda di cura e quella di prevenzione, porterà ad un generale declassamento della nostre strutture sanitarie. Io ne vedo già le avvisaglie. Ripeto, vogliamo discuterne? Detto questo, nessuno potrà iscrivere il Sindaco di Belluno fra coloro che non hanno a cuore gli ospedali e la sanità dei paesi di montagna. O, peggio, fra coloro che la montagna non la conoscono. A tale proposito invito pubblicamente Antonia Ciotti non ad incatenarsi per protesta ma ad un pubblico dibattito per ragionare di proposte. Poi vorrei ricordare che nella mia veste di Presidente della Conferenza dei Sindaci della ULSS 1, qualche settimana, nel silenzio dei molti che oggi scrivono, ho assunto una precisa e pubblica posizione a favore dell’Ospedale di Cortina d’Ampezzo. Altro che storie, altro che chiudere gli ospedali! Qui occorre rimboccarsi le maniche e produrre idee per il nostro futuro. Ecco una buona occasione per avere l’autonomia quella vera, quella del pensiero”.

Antonio Prade

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